Alle 17:56, di un caldo sabato pomeriggio di Maggio, un’esplosione polverizza un tratto dell’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, nei pressi dell’uscita per Capaci: quintali di tritolo distruggono cento metri di asfalto e fanno letteralmente volare le auto blindate. In tale occasione muore Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta antimafia. È il 23 maggio 1992.
Dopo 57 giorni, la stessa sorte toccherà anche al magistrato Paolo Borsellino, impegnato con G.Falcone nella lotta alle cosche, in via Mariano D’Amelio, a Palermo, un’altra tremenda esplosione. Di quei tristi giorni del 1992, il mondo intero attonito accolse gli eventi delittuosi con un dolore profondo che si è mutato ben presto in rabbia, consapevolezza ed impegno da mantenere sempre vivo.  Vite intensamente intrecciate nella vita e nella morte, esempi gloriosi di amicizia vera ed incondizionata; aleggiava tra loro il bene vero figlio del rispetto, di consapevolezza, di riconoscenza reciproca. È proprio alla luce di tale consapevolezza che abbiamo la necessità, oggi più di ieri, di ricordare ed avere sempre vivo l’esempio di questi uomini che non hanno rifiutato la possibilità di perdere la propria vita con la finalità ben precisa di costruire un mondo migliore e libero da qualsiasi becero interesse economico/personale. Oggi, più che mai, le loro voci, insieme a quelle di tanti uomini massacrati, sono come dei fari luminosi e limpidi che sembrano sussurrarci “Ricerca sempre la Verità perché è l’unico bene che non ti verrà sottratto e ti renderà davvero Libero”. L’ unica parola pronunciabile è Grazie per gli esempi che ancora oggi risultano vivi ed operanti nelle coscienze obnubilate degli uomini.

Strage di Capaci del 23 Maggio 1992
Classe 5M