Il tema della libertà è fortemente trattato nella Costituzione della Repubblica italiana, in particolare nella parte “Diritti e doveri dei cittadini”. L’Articolo 13 in primo luogo cita: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge […]”.

In questi mesi tutti siamo stati costretti a forti limitazioni delle nostre libertà personali, ovviamente a causa di una situazione di emergenza sanitaria, che sarebbe risultata ancora più dannosa senza delle contromisure.

È innegabile che moltissimi, soprattutto tra i più giovani, siano rimasti sconvolti nello scoprirsi, quasi da un giorno all’altro confinati nelle loro case, se non per pochissime eccezioni.

 Sebbene in Cina le misure di contenimento fossero già in atto da mesi, penso che pochi di noi immaginassero che tali avvenimenti potessero verificarsi in uno Stato come l’Italia, geograficamente e culturalmente distante da dove l’epidemia ha avuto inizio.

Ciò che è accaduto ha dimostrato la nostra ingenuità rispetto all’argomento. La fiducia nelle scienze e nella tecnologia avanzata dei nostri giorni ci aveva convinto di essere come invincibili, anche grazie al contenimento di altri virus come il SARS-CoV, cominciato a novembre del 2002 proprio in Cina. Come sempre nella storia, è stato dimostrato quanto l’essere umano sia impotente e piccolo in confronto a ciò che lo circonda.

Ed ecco così che da un giorno all’altro il nostro paese, con i suoi principi democratici così distanti dalla Repubblica socialistica mono-partitica cinese, si è ritrovato in una posizione molto simile a quella di questi ultimi (probabilmente con meno organizzazione e fondi, e la capacità, sì, di costruire un ospedale in poco tempo, ma anche di farlo demolire, senza grandi risultati, poco dopo).

Oltre all’Articolo 13, anche altri Articoli, come ad esempio il 16, il 18, o il 19, indicanti rispettivamente il diritto del cittadino di circolare in qualsiasi parte del territorio nazionale, il diritto di associarsi liberamente senza autorizzazione e il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in forma individuale o associata, esprimono alcune  delle limitazioni che abbiamo subito a causa dell’emergenza sanitaria.

Sebbene questo fosse ovviamente giustificato dalla necessità di contenere l’epidemia, che stava già mettendo in difficoltà le terapie intensive delle regioni più colpite, è interessante vedere come la libertà, tanto decantata da molti, possa essere effimera nel momento in cui il governo annuncia lo Stato di emergenza.

Penso possiamo trarre dei buoni insegnamenti dall’esperienza appena vissuta, comprendendo come le nostre libertà personali siano secondarie rispetto alla necessità comune, e quanto siano, allo stesso tempo, preziose.

Negli Stati Uniti, ci sono state svariate proteste nei mesi scorsi, sostenute a volte anche dal Presidente Donald Trump, contrarie al lockdown a cui molti Stati sono accorsi, dopo un vertiginoso aumento dei casi. I manifestanti, in alcuni casi anche violenti, hanno spesso dichiarato di preferire la malattia al blocco economico. Tra gli slogan più celebri di queste manifestazioni, vi è: “My body, my choice”, frase molto usata solitamente per le campagne riguardanti il diritto all’aborto, e usata in questo caso, per difendere il proprio “diritto” di non indossare la mascherina.

 È abbastanza evidente, in realtà, come la scelta in questione, non riguardi solo il proprio corpo, ma quello di tutte le persone che potrebbero essere contagiate con la propria decisione di non indossare  una mascherina e di non rispettare il distanziamento sociale.

Penso che questi comportamenti in particolare siano dati da una situazione pregressa in America, ma anche da una comunicazione non molto efficiente, da parte delle autorità e dagli esperti competenti in materia.

In misure diverse, anche in Italia credo che una migliore comunicazione avrebbe aiutato a gestire con meno confusione, paura e impulsività la quarantena. Sicuramente essendo una situazione difficile, inaspettata e poco conosciuta non è gestibile in modo facile da nessuno, ma una maggiore chiarezza e coerenza, anche da parte dei media, avrebbe sicuramente aiutato ad essere più consapevoli rispetto alle ragioni per cui queste forti limitazioni sono state imposte.

La libertà dell’individuo è un argomento che nei secoli ha portato a moltissime riflessioni filosofiche, come anche  politiche e sociali. Un esempio che mi sorge spontaneo è come le nostre tecnologie abbiamo largamente superato quelle immaginate da George Orwell nel suo romanzo distopico 1984: il suo teleschermo pare antiquato messo a confronto con la potenza del mondo digitalizzato, di cui conosciamo solo la parte superficiale. Viviamo in un mondo in cui il controllo di massa e la limitazione di libertà e privacy sono facilmente attuabili rispetto al secolo scorso, (basti pensare ai sistemi di tracciamento epidemiologico del Sud Corea, per esempio, dove vi è il controllo tramite gps, ma anche di carte di credito, o di videocamere in luoghi pubblici).

Siamo abituati a considerarci liberi e a percorrere vite intense, piene di viaggi brevi o lunghi. Con l’interruzione delle nostre abitudini e libertà, diventiamo più diffidenti, irrazionali e spaventati, finendo anche per valutare teorie senza fondamenta scientifiche, o a fare scorta compulsiva di generi alimentari. Lo stress causato dalla situazione viene amplificato da quello della poca chiarezza su ciò che sta succedendo e dunque si manifesta ancor di più in comportamenti irrazionali.

Credo che uno dei più grandi insegnamenti che questi mesi mi hanno trasmesso, sia come la libertà non sia solo la possibilità di poter agire nel mondo esterno, ma anche come sia la capacità di osservare il mondo esterno senza farsi soggiogare dalla propria paura e di riflettere il più lucidamente possibile su ciò che avviene.

Chiara Barcella VM

Classe V M -Liceo Musicale

Anno 2019-20