Il rapporto tra l’artista e il mercato industriale è un tema affrontato più volte nel corso della storia e ancor più nell’età contemporanea. Con lo sviluppo della modernità  muta completamente il ruolo dell’artista all’interno della società: se nei secoli precedenti  l’artista rifiutava il commercio e il capitalismo, oggi l’artista si adegua sempre di più alle leggi di mercato. E’ inevitabile il cambiamento del mondo e dell’arte per mezzo del sistema capitalistico, e coloro che si cimentano nell’analisi di questo fenomeno possono assumere due posizioni: la prima vede  il capitalismo come assassino dell’arte, ridotta ormai a una semplice attività di consumo; la seconda invece crede nel ruolo fortificante che il capitalismo esercita sull’arte, democratizzando il suo senso estetico.

L’arte vede la sua più grande rivoluzione parallelamente all’avvento della società consumistica negli anni ’60, in un ‘epoca in cui l’uomo assiste a un mutamento radicale per quanto riguarda il proprio benessere e la propria vita quotidiana. Servizi quali la televisione, la radio, il cinema, la fotografia e il telefono fornirono alla società nuovi sistemi di comunicazione e nuove abitudini dettate da un nuovo benessere diffuso dal sistema capitalistico-tecnologico. Anche la pubblicità ha sempre svolto  un ruolo fondamentale nella trasformazione sociale, in quanto strumento di comunicazione di massa, capace di  influenzare  il gusto della gente con spot pubblicitari, immagini e slogan.

 In questo contesto sociale-culturale gli artisti hanno reagito promuovendo un’arte ispirata alla società contemporanea, un’arte che con un atteggiamento quasi ironico, trasformasse lo spot pubblicitario in un’opera artistica, rappresentando in maniera simbolica la tristezza di una società consumistica in cui l’uomo è solo un potenziale consumatore.

E’ il caso della Pop-Art, un movimento artistico nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, espressione della società e dell’immaginario collettivo,  è un’arte rivolta alla massa e non al singolo individuo. Gli artisti si ispirano ad oggetti della realtà quotidiana, per esempio televisione, frigorifero, poster, lavatrice, automobile, lattine o riviste di giornale e li raffigurano nelle opere allontanandoli dal loro ambiente naturale e isolandoli.

Le opere di questo movimento non sono altro che prodotti commerciali, simboli del moderno consumismo.

 La  Pop-Art” “arte popolare” ,  si allontana da ogni forma di critica e si sofferma solo sul mostrare la realtà, il cui sfondo è rappresentato dalle grandi metropoli urbane considerate come uno spettacolo visivo  in cui trionfano   le logiche  dello spreco e del consumo che portano al mutamento della struttura sociale nei paesi industrializzati dove si sviluppa una cultura di massa e infatti le opere non sono altro che prodotti commerciali.

 Gli artisti di questo movimento si rivolgono all’universo delle grandi metropoli moderne e si muovono all’interno della scena urbana, considerata un vero campionario di vitalismo .

 Possiamo definire questa corrente artistica come arte realistica, dove l’artista cerca di riprodurre un realismo moderno tenendo conto delle trasformazioni dell’ambiente.

Questa  “arte di massa”, promuove prodotti riproducibili in serie e di facile interpretazione per le masse. Gli artisti  della pop art si interrogarono sul problema della riproducibilità dell’arte nell’epoca industriale, sul come e se mantenere il carattere esclusivo dell’opera d’arte, o se invece conciliare la realtà consumistica con il proprio linguaggio. Dalle diverse risposte date a questi interrogativi nacque la diversità di stili e di tecniche tipica della pop art.

 Da un lato la creazione artistica divenne meccanica, dall’altro vennero recuperate le lezioni delle principali avanguardie del Novecento: dalle provocazioni del dadaismo che per primo mescolò arte e realtà, ai collage di foto o immagini pubblicitarie di sapore ancora cubista, fino agli happening o gesti teatrali, in cui l’artista crea l’opera d’arte direttamente davanti agli spettatori, lasciando spazio all’improvvisazione.

Il tema principale dell’arte Pop è l’angoscia esistenziale della società dei consumi, in cui l’uomo rappresenta il consumatore. L’interesse dell’artista è rivolto alle immagini e alle raffigurazioni della vita quotidiana dell’uomo e al mondo artificiale in cui vive costituito da infiniti prodotti industriali d’uso comune e dai mezzi di comunicazione di massa (tv, radio…). Nelle opere viene mostrato un mondo colorato, pieno di allegria che in realtà nasconde l’ansia e l’angoscia che si eclissa dietro i colori pieni e vivaci. Il soggetto di rappresentazione diventa l’ambiente urbano, quindi troviamo immagini della televisione, del cinema e della pubblicità che vengono rappresentate attraverso la pittura e la scultura.  Con la “Pop-Art” l’arte non pone più la propria attenzione sull’espressione interiore, ma aspira a fondersi con la pubblicità e i mass media, evolvendosi in mezzo di comunicazione di massa. In questo modo cambia la relazione fra

arte e spettatore: se prima lo spettatore considerava l’opera d’arte un’esperienza introspettiva e contemplativa, unica nella sua autenticità ed irripetibilità, con l’era della riproducibilità tecnica si perde l’originalità “hic et nunc” dell’opera d’arte, dal momento in cui è prodotta in serie e diffusa in un contesto sociale di consumo quotidiano. Nonostante questo movimento nasca con l’intento politico di denunciare il nuovo sistema capitalistico-consumista, la  Pop-Art diventa parte integrante di tale sistema creando opere riproducibili in quantità e allo stesso tempo di grande impatto psicologico nell’approccio dell’uomo all’immagine artistica.

In realtà , già alcuni anni prima , il problema dell’unicità dell’opera d’arte , era stato posto da W. Benjamin nel suo saggio  del 1936 : L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica , un saggio di critica culturale nel quale Benjamin  sostiene  che l’aura di un lavoro artistico venga svalutata dalla sua riproduzione meccanica. Il soggetto e i temi dell’opera  influenzarono profondamente  campi come la storia dell’arte e la teoria dell’architettura, gli studi culturali e quelli sul ruolo dei massmedia.

Negli anni del regime nazista in Germania, Benjamin intese produrre una teoria dell’arte che fosse utilizzabile “per la formulazione di esigenze rivoluzionarie nella politica culturale”. Nell’epoca della riproduzione meccanica, tali esigenze, nonché l’assenza del valore tradizionale e rituale dell’arte, avrebbero fatto sì che la produzione artistica fosse intrinsecamente basata sulla prassi della politica , infatti i  totalitarismi utilizzarono l’esperienza artistica come strumento di controllo delle masse attraverso un’“estetizzazione della politica”.

L’esperienza estetica viene strumentalizzata come forma di comunicazione non razionale ma carismatica per coinvolgere e massificare la folla.

Benjamin al contrario , vuole  proporre una serie di concetti estetici nuovi, inutilizzabili dai totalitarismi, e funzionali invece alla liberazione ed all’emancipazione ‘rivoluzionaria’.

 La riproduzione ripete l’opera d’arte sottraendole l’autenticità, che ne costituiva nel passato la caratteristica fondamentale, l’essenza stessa dal punto di vista della fruizione, che si trasforma in consumo.

 Da evento irripetibile l’opera si trasforma in prodotto , attraverso la moltiplicazione delle riproduzioni. Questo fenomeno è strettamente collegato con l’avvento della società di massa, la cui forma artistica caratteristica è il cinema. Allo spettatore si sostituisce il pubblico, alla fruizione il consumo che ‘attualizza’ il riprodotto.

L’arte dunque  perde in questo modo ,la sua caratteristica tradizionale, l’aura. Benjamin spiega il concetto di aura risalendo alle origini dell’opera d’arte, che prima di essere oggetto estetico (valore espositivo) appare come oggetto di culto e di devozione (valore cultuale). Non solo opere di culture primitive e antiche, ma anche oggetti come una pala d’altare rispondono a questa destinazione originale. L’aura dell’arte espositiva conserva in qualche modo quella cultuale della manifestazione divina.

E’ attraverso tali processi che si siamo  arrivati  a desiderare un’opera d’arte facile ed immediata , che quasi inconsciamente viene considera interessante (proprio come uno spot pubblicitario). Questa nuova concezione di arte di massa si estende fino ai giorni nostri, nell’era in cui tutto è considerato artistico: dal nuovo design dell’Iphone X all’estetica della nuova Tesla Model Y.

Il mondo artistico abbraccia così il mondo industriale e viceversa, oggi più che mai il mondo è invaso da prodotti industriali che attraverso l’immagine estetica provocano il gusto dell’acquirente.

Dunque è evidente che ,  l’incremento  del sistema capitalistico-consumista e le nuove tendenze artistiche ispirate ad esso ,abbiano coinvolto l’arte nella logica di mercato e di consumo globale, indirizzando la società di massa verso un approccio immediato ed approssimativo al prodotto.

Tuttavia il sistema capitalistico-tecnologico ha garantito una serie di vantaggi all’interno della società.

Secondo la logica capitalistica ,attraverso la quale  l’industria produce un bene/servizio e i consumatori lo acquistano, viene garantita una stabilità economica e sociale, in quanto ogni individuo è alla ricerca del proprio benessere (che sia di profitto o di consumo).

 Tutt’oggi la maggior parte della popolazione, ha la possibilità di usufruire dei beni e dei servizi offerti da tale sistema (seppure esisteranno sempre delle persone più ricche e delle persone più povere). Per esempio anche le classi sociali meno abbienti  hanno la possibilità di andare a Teatro o nei Musei, ambienti che in passato erano destinati esclusivamente alle classi privilegiate. Anche l’avvento della digitalizzazione è stato un fattore che ha permesso la diffusione dell’arte all’interno della società: computer, telefoni, lettore CD, DVD, mp3 hanno concesso all’uomo di accedere con estrema facilità al mondo artistico. Oggi nel 2020 basta un click per vedere la Gioconda di Leonardo, o per scaricare “I Fiori del Male” di Baudelaire, o ancora per ascoltare la Quinta sinfonia di Beethoven.

 E’ meraviglioso vero? Un mondo in cui l’arte diventa fruibile a tutti coloro che dispongono di un semplice dispositivo digitale.

Tutto ciò sicuramente ha condotto alla perdita dell”aura”artistica , ma offre l’indiscusso vantaggio di avere un’arte “Democratica” .Eppure molti giovani ignorano l’arte e la cultura del passato, i Teatri e i Musei vengono sempre meno visitati dalle nuove generazioni.   Perchè?

Come già discusso in precedenza, con l’avvento della società consumistica e le nuove tendenze artistiche ispirate ad essa, cambia completamente l’atteggiamento del pubblico e dell’artista verso l’arte. La società attraverso i nuovi servizi (televisione, cinema, fotografia, telefoni, …) ha sviluppato una nuova cultura dell’immagine, un nuovo approccio estetico all’immagine. Questo fattore di sviluppo sociale-psicologico ha  costituito , per molti artisti, un valido espediente per la costruzione di una propria carriera artistica.

 Per capire meglio prendiamo in esame l’artista musicale che deve fare uscire il proprio album. Egli prima di pubblicare il prodotto, si preoccupa di creare un’ immagine di sè, il più possibile coerente con i gusti delle masse. Quindi pone la sua attenzione sulla creazione di una copertina accattivante, o di un video musicale che produca  più visualizzazioni/ascolti possibili sulle piattaforme digitali.

In questo modo l’artista vuole piacere al pubblico, cerca di guadagnare consensi dalle masse per ricavare un profitto, adotta  una strategia di mercato: dare alla gente ciò che vuole, crearsi un’immagine di successo tra le masse per conquistare più fama possibile.

 Così facendo si perde il senso primo dell’arte: espressione di una realtà lontana da quella che ci circonda, esperienza interiore, sensazione, emozione, ricordo. Gli artisti sono sempre più coinvolti nel mercato, che non si preoccupano tanto della qualità del prodotto, quanto della sua riproducibilità in quantità. Di conseguenza l’artista diventa un fenomeno sociale, conosciuto, apprezzato e desiderato dalle masse. La società, in particolare i più giovani, è stata condizionata e psicologicamente manipolata dalla cultura moderna che la maggior parte si dimentica dei secoli precedenti di storia, arte e cultura. I giovani sono sempre più interessati a ciò che accade nel presente, che non si interessano a ciò che è accaduto nel passato.

Questo è grave poichè è grazie all’arte del passato che si sviluppa un’arte del futuro. Col passare degli anni, decenni, secoli, l’arte rischia di non evolversi più, decretando la morte dell’arte stessa.

La tecnologia e la digitalizzazione hanno inciso particolarmente sull’approccio dei giovani alla cultura: con i nuovi dispositivi digitali si ha la possibilità di fruire del prodotto artistico in ogni momento e in ogni luogo.

 Può sembrare una cosa positiva, siccome con questo sistema chiunque sia a disposizione di un dispositivo digitale può ascoltare/vedere/leggere l’opera dove e quando vuole. Ma in questo modo l’uomo si abitua all’idea di poter fruire dell’arte in maniera così semplice immediata, che quasi smette di valorizzarla nella sua essenza artistica. L’arte perde così il suo potere comunicativo dato dalla sua autenticità, poiché la digitalizzazione l’ha resa riproducibile e accessibile in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo.

Di Mauro Francesco

Classe V M- liceo Musicale

Anno 2019-20