In questi ultimi mesi si sente sempre più spesso parlare del reddito di cittadinanza, una questione che, per via delle sue controverse problematiche, sta facendo dividere l’Italia intera. Infatti, sebbene sia stato introdotto dal Movimento Cinque Stelle con l’obiettivo di mitigare il problema della disoccupazione, la situazione sta sfuggendo di mano a causa di alcune problematiche insorte.

Ma che cos’è il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza è un sussidio erogato (nella misura di 780 euro) a determinate fasce della popolazione, in parallelo alla ricerca di lavoro da parte dei Navigator e/o della partecipazione a corsi di formazione nel comune di residenza. Esso è pensato come sostegno economico rivolto alle persone con reddito più basso della soglia di povertà o in pensione, se essa è al di sotto della soglia minima.

Il reddito è concesso anche agli stranieri se sono residenti in Italia da almeno due anni, se hanno lavorato per almeno mille ore in Italia e se sono titolari di un reddito pari o superiore a 6 mila euro annui, recepito nei due anni prima della fruizione di quest’ultimo. Però, chi ne usufruisce deve dimostrare di essere intenzionato a trovarsi un lavoro e rendersi indipendente il prima possibile, motivo per il quale l’erogazione del reddito è subordinata all’iscrizione a centri per l’impiego, alla frequenza di corsi professionali e allo svolgimento di attività utili per la collettività.

Le problematiche insorte dopo l’introduzione di questo sostegno in Italia sono molteplici: in primo luogo, la selezione dei soggetti aventi diritto, viene determinata da un programma informatico che, gestito dai cosiddetti “navigator”, elabora i dati inseriti per individuare coloro che soddisfano le condizioni. Il problema, però, è che non sempre viene preso in considerazione il casellario giudiziale di una persona, motivo per il quale sono moltissimi i mafiosi aventi diritto al reddito. Infatti, intestando le loro proprietà ad altri soggetti, molto spesso risultano sotto la soglia di povertà, quindi ricevono il sostegno economico.

In secondo luogo, il reddito di cittadinanza ha l’effetto contrario di ciò per cui è stato introdotto: invece che spronare i soggetti destinatari a trovare un lavoro, impigrisce gli individui, poiché molti preferiscono rifiutare un’offerta di lavoro per accettare il sostegno economico, dato che esso spesso è superiore allo stipendio che riceverebbero o, anche se inferiore, comunque conveniente, in quanto in molti casi sono esonerati dal lavoro (nei casi in cui i centri per l’impiego non siano in grado di offrire loro delle attività da svolgere).

Il reddito di cittadinanza, quindi, anche se è stato introdotto con intenzioni più che positive e con lo spirito proprio di un paese civile, cioè di supportare le fasce sociali deboli, non sta funzionando in modo ottimale come negli altri paesi europei che, forse hanno il debito pubblico più basso, il tasso di occupazione molto più alto, un senso civico più spiccato ed una maggiore possibilità di trovare un impiego che interrompa rapidamente l’erogazione del reddito di cittadinanza.

Questo è il motivo delle insistenti polemiche che, in questo periodo, provengono da più parti politiche e da più cittadini che mirano a mettere in evidenza le criticità e lo scarso beneficio sociale che questa misura sta sortendo

Personalmente credo che una possibile alternativa all’eliminazione in toto del reddito di cittadinanza, possa essere quella di attuare delle modifiche alle procedure di attribuzione dello stesso, come per esempio maggiori controlli sui precedenti penali del richiedente, oppure come obbligo imposto di a accettare la prima e non la terza proposta di lavoro che i CPI offrono, oppure con un restringimento  rigoroso dei criteri parametrali con cui si escludano i cittadini che realmente non meritano di beneficiare di tali misura di sostegno sociale che, ricordiamolo, grava sulla pelle di tutti noi contribuenti!

Valentina Amato

 Classe 3 – Liceo Musicale