articolo assemblee studentesche

Le assemblee studentesche sono nate, con i decreti delegati del 1974, come momenti alternativi alla didattica tradizionale, in cui gli studenti dovrebbero fare esperienza di  valori di fondamentale importanza, come la democrazia, la partecipazione, il senso di cittadinanza, la capacità dialettica. Nel nostro liceo, le assemblee vengono percepite, invece, da molti come un momento di svago, di ozio  e di ricreazione. Questo accade perché gli studenti non sono informati sul senso delle assemblee scolastiche, e ai ragazzi, soprattutto ai “primini”, non vengono spiegate le finalità di queste giornate, oltre  ad esser proposte spesso attività che non sono conformi a quello che dovrebbe essere l’obiettivo di un’assemblea.

A volte nelle assemblee si verificano episodi di aggressività e violenza fisica o verbale, come è accaduto purtroppo anche nella nostre assemblee d’istituto. Non solo i candidati o i rappresentanti, ma tutti noi, in queste circostanze, non sempre diamo prova di saperci autogestire.

Possiamo, però, migliorare, possiamo cambiare le modalità con cui ci organizziamo e ci comportiamo in questi momenti. La  scuola è una piccola società democratica che bisogna imparare a gestire, partecipando attivamente a tutte le attività proposte.

Urlare l’uno contro l’altro, offendersi a vicenda e non arrivare a concludere nulla sono caratteristiche ben note dei nostri politici. La domanda che ci dobbiamo porre è: “Vogliamo essere come loro?”. La questione non è affatto banale; riguarda il nostro futuro come cittadini all’interno di uno stato democratico. Nelle scuole, gli studenti sperimentano cosa sia l’esercizio della democrazia, votando i propri rappresentanti d’istituto, oppure facendo proposte per le assemblee studentesche. In generale, attivandosi per rendere il proprio liceo un luogo accogliente per ogni studente, considerando il fatto che – per il momento – spendiamo a scuola buona parte delle nostre giornate.

Vorrei che la nostra scuola diventi un luogo in cui la democrazia sia vissuta nel modo corretto, che il dibattito non sia uno scontro, e che le assemblee d’istituto possano essere uno spazio di dialogo e confronto.

Innanzitutto, credo che sia fondamentale promuovere il Manifesto della comunicazione non ostile (www.paroleostili.it). Questo è un documento elaborato per iniziativa di professionisti della comunicazione, professori, politici, come risposta ai  problemi della comunicazione virtuale, che ha portato a fenomeni come il cyberbullismo e il catfish, ma alcuni punti fondamentali coincidono con caratteristiche della comunicazione verbale. Ad esempio, il secondo principio del manifesto è: “Si è ciò che si comunica”. Bisogna scegliere attentamente le parole che vengono utilizzate, poiché queste ci  rappresentano davanti agli altri.  Come afferma poi il terzo principio – “Le parole danno forma al pensiero”- è meglio riflettere attentamente su ciò che si vuole dire prima di esprimersi. Inoltre, cosa che di questi tempi non è scontata, si ribadisce un aspetto fondamentale: “prima di parlare bisogna ascoltare”. Altri punti del manifesto sono “le parole hanno conseguenze”, “le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare” e “gli insulti non sono argomenti”.

Saper come comunicare nel modo più corretto è la base perchè ci sia un confronto proficuo. Il punto è che, in generale, non si conoscono le regole per  strutturare al meglio un dibattito.

Per questo sarebbe bello che i professori, fin dal primo anno di liceo, si impegnino a spiegare in modo tecnico come si struttura un confronto democratico, fino a organizzare dibattiti veri e propri in cui gli studenti esercitino la propria capacità dialettica e retorica. Il dibattito è ormai una pratica didattica consolidata in alcuni Paesi, soprattutto in America e Regno Unito, ma potrebbe diventarlo anche  in tantissimi altri. Una volta che si imparano con una giuda più esperta le regole del confronto, queste possono essere trasferite anche in momenti autogestiti dagli studenti.

Inoltre ci possono essere altri modi per incrementare la partecipazione dei ragazzi ad attività utili sia nel presente che nel futuro. Ad esempio, ci si sta rendendo conto dell’importanza dell’educazione alla cittadinanza, soprattutto, ma non solo, in relazione all’esame di maturità. L’educazione civica serve ai giovani per divenire cittadini, insegna l’importanza del loro ruolo e il funzionamento dello Stato. Sarebbe perciò interessante proporre nelle assemblee quiz di educazione civica, ad esempio su documenti importantissimi come la Costituzione, la Carta dei Diritti Umani, etc… Queste idee sono spunti che potrebbero essere migliorati e arricchiti anche dalle proposte di altri studenti.

Non si può non essere cittadini; cose che oggi sono ormai date per scontate (come il voto) sono state frutto di lotte, ed è giusto valorizzarle anche insegnandole. È perciò un nostro dovere, oltre che un diritto, essere cittadini consapevoli. La scuola serve soprattutto a questo.

Arianna Venco  ( 3 UE)