Sollecitati e stimolati dalla discutibile notizia di qualche giorno fa che ha visto come protagonista  la campionessa di nuoto europea, mondiale e paralimpica, Cecilia Camellini. Cecilia in un’ intervista ha dichiarato il clima di generale “presa in giro” che spesso  accompagna i suoi successi  e dice: “ Sono nata cieca. A volte sono triste, ma poi penso ai ragazzi meno fortunati di me, quelli che mi prendono in giro. A loro è andata peggio, sono nati senza cuore”. Abbiamo colto un’ opportunità unica e rara cioè quella di chiedere ad un alunno Francesco Tissera, frequentante  la seconda classe della sezione musicale del nostro istituto, il quale si trova nella stessa condizione della succitata campionessa, di raccontarci la sua esperienza e parlarci un pò di sé.

“ Mi chiamo Francesco, ho quindici anni, e sono cieco.

Come tutti, nacqui dal seno di mia madre, fui preso tra le calde braccia di un padre, e come molti, nacqui con gli occhi che apparentemente facevano il loro dovere.

Dopo tre mesi dalla mia nascita, i miei genitori, iniziarono a notare che non sorridevo più quando le luci di casa erano accese, o che non guardavo più negli occhi mia madre e non facevo faccine buffe quando mi allattava. Un duro colpo per i miei.

Allora mi portarono  nell’ ospedale nel quale ero nato, a Messina. Mi tennero per un po’ di tempo in osservazione ed ebbi la possibilità di effettuare tutti gli accertamenti e controllare per bene  i miei occhi e nulla di strano si evinse  allora e la cosa davvero buffa che neanche oggi gli oculisti trovano nulla di strano nella conformazione dei  miei occhi.

Un  giorno una dottoressa giunse nella stanza dove mi trovavo in compagnia dei miei genitori ed espresse palesemente il problema: “ il tuo problema purtroppo non risulta legato ad un deficit della vista ma, devi sapere una cosa,  l’ area del cervello che ci permette di vedere, risulta essere stata fortemente  compromessa”.

I miei increduli e sconvolti da tale rivelazione, iniziarono ad operare un pellegrinaggio infinito presso tutte le aziende ospedaliere che avrebbero potuto garantire  risultati positivi e si lasciarono guidare dalla voglia di potermi garantire una vita come tutti i ragazzi, mi portarono da un ospedale all’altro, in Italia e in Sri Lanka, il paese di origine dei miei genitori.

Mi  ricorderò per il resto della mia vita, l’ incontro con un dottore particolare nello Sri Lanka che, in modo deciso, conciso ma fermo,  pronunciò le parole che forse io non avrei mai voluto sentire;  con voce calma e piena di confidenza disse che non ci sarebbe mai stata una  cura per ciò da cui risultavo affetto. Ci disse inoltre che non avrebbe avuto alcun senso, proprio per questo motivo, elemosinare da ospedale ad ospedale, cercando una cura e li redarguì severamente dicendo proprio: “perché tenete questo bambino per mano e non lo fate andare a scuola? andatevene da qui, in un paese migliore, e fatelo studiare, solo così lo renderete felice”. Lo disse in cingalese, ma queste furono pressappoco le parole che percepii.

Allora dallo Sri Lanka ci trasferimmo in Italia qui ho avuto la possibilità di  frequentare  tutti gli ordini di scuola  ed in questo momento,  frequento il secondo anno delle superiori, senza nessun problema, o meglio, con tutti i problemi di un normalissimo giovincello, solo il mio “ orientamento” lascia un po’ a desiderare.

Sicuramente adesso starete pensando, dopo aver letto questo interessantissimo scampolo di autobiografia: “Perché diamine stai scrivendo tutto questo?” beh, uno, perché vorrei che tutti possano sentire questa verità inconfutabile, noi non siamo persone diverse dagli altri, abbiamo gli stessi sogni, la stessa voglia di vivere, la stessa determinazione nel perseguire i risultati sperati.

Beh, io il mondo lo posso percepire con i quattro sensi a me rimasti, udito, olfatto, gusto e tatto. Oggi come oggi posso dire di aver imparato a convivere con questa mia evidente difficoltà ironizzando anche sulla mia condizione,

Alcuni in questa scuola e anche alle medie, sanno molto bene che a volte, beh, quasi sempre, faccio battutine sulla mia condizione di non vedente. Per esempio, una volta, il nostro prof di teoria analisi e composizione ci ha fornito uno spartito, e io gli dissi che gli avrei dato uno sguardo immediatamente oppure, quando urto contro qualcuno, a volte gli/le dico: “hops, non ti ho visto”.

Dovete sapere però che non è stato sempre così. Per un periodo della mia vita, ho pensato che non avere la vista fosse terribile, perché non vedevo il mondo intorno, non vedevo i miei, non vedevo chi mi è caro, e non potevo veramente guardare negli occhi una persona quando mi parlava. Tutto ciò è cambiato improvvisamente quando un giorno mi sono fermato a pensare seriamente questo: “Anche se sono stato privato del bene della vista, posso comunque camminare, parlare, toccare, sentire. Per questo motivo, mi dovevo considerare fortunato. Non solo, una vocina dentro la mia testa mi suggerì tale idea che nel mondo purtroppo non ci sono  solo cose belle  da ammirare ma anche cose brutte e che non è necessario vedere. Da quel giorno posso dire di aver fatto pace con me stesso, con la mia condizione seppur difficile e da allora non passa momento o situazione che io non ironizzi e sorrida.

Una domanda che sovente mi viene posta è la seguente: “ Ma Francesco, vedi tutto nero o percepisci delle labili ombre?” la mia risposta francamente, è: “Non ne ho la più pallida idea”. Cioè, non avendo una vaga idea di cosa e come siano fatti i colori, non lo so. L’unica cosa che posso dire, è che non vedo niente! Per me i colori sono cose: per esempio se qualcuno mi dice che qualcosa è bianco, io l’associo alla neve, perché qualcuno mi ha detto che la neve è bianca.

Un’altra cosa che in molti mi hanno chiesto è se ho la capacità di sognare. Beh, per sognare sogno, ma anche nei sogni non vedo un accidente.

Quando sogno, lo faccio con i quattro sensi, come nella vita reale. L’unico problema per il me sognante, è che se faccio incubi dove mi pugnalano o cose del genere, e fidatevi ne ho fatti a bizzeffe di quelli, sento che mi pugnalano davvero, sento, per esempio, il dolore, e sento che i miei vestiti sono caldi e bagnati di sangue, ma non vedo il sangue, non vedo se è rosso, non vedo il pugnale. L’unica cosa che avviene e lo svegliarmi e l’imprecare sotto voce.

Una “Qualità” assoluta che posseggo solo io e nessun altro, garantito, è  un udito sopraffine ed insostituibile.

Molti, beh, tutti, dicono che ci sento di più. Non credo che questo sia legato alla mia condizione ma sto iniziando a crederci, perché anche il più piccolo dei sussurri io lo percepisco benissimo. In alcune lezioni, per esempio, il brusio di sottofondo che a volte c’è e che non dovrebbe dare così tanto fastidio, a me, ne dà e come!

Sempre riguardo all’orecchio, riesco a percepire anche le più piccole stonature. il più delle volte, non è il massimo, soprattutto se sento performance live di cantanti o cose del genere.

Alcuni dicono, perché riesco a riconoscere le note, che ho l’orecchio assoluto, ma il mio trucco è tenere il do in testa, e cercare le altre note grazie agli intervalli, non quelli scolastici, mi raccomando! Solo che, signore e signori questa cosa non dovrei dirla ma è così punto, non riesco a riconoscere i diesis e i bemolli.

 

Francesco Tissera classe IIM