Il tatto è l’ultimo dei sensi al quale sto attento. Eppure è il più diffuso, non sta in un solo organo come gli altri quattro ma in tutto il corpo.” (Erri De Luca, Un corpo ingombrante).

Il tatto per l’appunto, è un senso che spesso si reputa superficiale e talvolta banale; se solo ci si sofferma a riflettere si capisce quanto invece sia importante, essenziale. L’epidermide difatti è la parte che ci permette di percepire le sensazioni: si trova nella pelle che ricopre la completa totalità del nostro corpo e non si limita ad una sola parte come il gusto o l’olfatto e nemmeno si concentra in due organi come la vista e l’udito; è, diversamente dagli altri sensi, come una sottile pellicola che ci permette di captare le sensazioni come: caldo, freddo, morbido, ruvido, soffice, duro, liscio…

Tutto questo ci rimanda ai ricordi di ciò che abbiamo vissuto attorno ad un oggetto, che può essere a noi familiare, tramite, appunto, le percezioni o i gesti che dobbiamo compiere. I nostri ricordi sono infatti racchiusi negli oggetti che abbiamo usato o ci ricordano qualcosa del nostro passato, e le sensazioni ci permettono di tornare indietro nel tempo e abbandonarci ai nostri ricordi.

Infatti se prendo in mano la lettera che mi ha lasciato come ultimo saluto una mia cara amica sento che la carta sotto le mie dita è ruvida, che il foglio arrotolato su se stesso si incastra fra le mie dita mentre cerco di svolgerlo liberandolo dal nastrino rosso che lo avvolge, e che le lettere in rilievo spiccano sui miei polpastrelli mentre alle prime parole mi si inumidiscono gli occhi ancora inteneriti al ricordo. La carta è spessa, quella del suo quaderno degli appunti per le riflessioni, ma i bordi li ha rifiniti con le forbici lasciandoli però ancora un po’ spigolosi. Il nastro rosso è sottile e molto lungo, fa molti giri prima di chiudersi con un nodo attorno al cilindro d carta a quadretti. La forza di questa lettera è la capacità di riportarmi indietro nel tempo durante la settimana migliore che ho vissuto durante le mie vacanze estive, dove ho conosciuto a fondo questa persona per me molto speciale, ho scoperto in lei una forte somiglianza con il mio carattere e una personalità molto affine alla mia: timida simpatica e un po’ insicura.

Si hanno diverse sensazioni quando invece si tocca un oggetto completamente nuovo e a noi sconosciuto.

Quando si visitano nuovi posti come la penisola di Gibilterra e ci si ritrova sotto le dita un grande cannone degli anni Venti usato per la difesa da parte della città non si possono mascherare le emozioni e i pensieri che si riscontrano. Il metallo freddo e un po’ scrostato dimostra quanto tempo sia passato dalla fabbricazione. Le diverse ammaccature sulla superficie liscia mostrano quanto sia stato difficile, lungo e doloroso l’attacco. Sembra di sentire ancora le urla dei soldati feriti e il dolore che devono aver provato nell’aver visto con i loro occhi l’orrore della guerra. Penso sia stato terribile provare sulla pelle quanto sia straziante la battaglia e difficile la vittoria. Penso ai generali che protetti dal portentoso cannone osservavano le navi affondare sotto le enormi bombe che il grosso ordigno lanciava. Ma rifletto anche sulla gioia che il popolo ha provato al grido della fine della guerra e dell’imminente vittoria.

Sofia Bossi, 2UC