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Il giorno 6 marzo 2019 il professore Magatti, sociologo comprendente e commentatore sul Corriere Della Sera, ha tenuto una conferenza presso il Liceo “Teresa Ciceri”, a proposito della tecnica e della società tecnica.

La tecnica è una capacità originaria dell’uomo che fin dalla preistoria ha prodotto utensili utili alla quotidianità e alla sopravvivenza. La tecnica cambia il nostro modo di essere, vivere e pensare e la storia della tecnica cambia quando costruiamo sistemi tecnici. Ad esempio il Putting Out Sistem, consente un’organizzazione diffusa della produzione così come è stato per il sistema di fabbrica che nacque in Inghilterra nella seconda metà del XVIII secolo e nel corso dell’Ottocento si diffuse negli altri paesi occidentali. Con la rivoluzione industriale si sviluppò la grande impresa che concentra in un unico soggetto economico quantità enormi di denaro e in questo ambito divenne possibile l’applicazione di tecniche di divisione del lavoro come il Taylorismo. Tale sistema consiste nella suddivisione del ciclo produttivo in unità piccolissime, ciascuna affidata ad una macchina manovrata da un operaio che doveva compiere movimenti elementari. Dalla fabbrica poi si cominciò a razionalizzare la società che deve essere un sistema che funziona per rispondere alle nostre aspettative ed esigenze. La razionalizzazione consiste nell’organizzazione delle attività umane collettive nel modo più efficiente possibile, in maniera tale da raggiungere risultati altrimenti irraggiungibili, e comporta un’esigenza di efficacia ed efficienza delle azioni e un carattere impersonale di queste ultime, in quanto indifferenti rispetto all’elemento umano.

Nel mondo è in corso un profondo cambiamento che riguarda l’ambiente, a tal punto che quindici anni fa un gruppo di scienziati coniò il termine “antropocene” volto ad indicare la storia del pianeta in una nuova fase geologica in cui si registrano dei cambiamenti rilevanti nella biosfera a causa dell’attività umana. La trasformazione non riguarda soltanto l’ambiente. Negli ultimi decenni si sta diffondendo un processo che riguarda la capacità di produrre e fare circolare informazioni che ha come protagonista i media. Questi sono mezzi artificiali che potenziano la comunicazione umana, fanno da tramite tra noi e il mondo, infatti producono una realtà mediata, filtrata, selezionata e ciò porta a un allontanamento emotivo dell’uomo dagli aspetti, anche i più drammatici, della realtà. Come afferma McLuhan, non è molto importante il contenuto dei messaggi trasmessi, ma contano piuttosto le tecniche con le quali l’informazione è trattata: il medium è il messaggio, infatti esso cambia la percezione della realtà. Socrate d’altra parte affermava che la parola e il pensiero esistono perché incarnati. Da questa idea Platone inizia a scrivere in forma di dialogo in quanto cerca la forma di scrittura più vicina a ciò che diceva Socrate. Se lo scritto irrigidisce, stabilizza e un libro è un deposito di conoscenza, la tecnica è un processo che consiste nel raccogliere e nel mettere ordine nel caos della realtà.

L’umanità ha imparato a trasformare in una serie numerica la realtà e i nuovi media hanno il potere di manipolarla. Tale processo è definito “digitalizzazione” da digit, numero, cifra, e il professore Magatti considera questo processo come una magia. Secondo la Singularity University della California, la digitalizzazione è un percorso destinato a rendere l’essere umano immortale, in quanto interviene sui meccanismi della vita interrompendo l’invecchiamento. La tecnica modifica quelle che sono le basi fondamentali della vita, ad esempio oggi è possibile fare figli artificialmente. I critici affermano che nel mondo eugenetico si selezioneranno gli standard dell’umanità e la prossima merce che venderà il capitalismo sarà la vita.

La tecnica modifica profondamente la nostra vita e tutto ciò che facciamo è registrato, non basta eliminare una foto o una informazione su di noi per fare in modo che non possa essere più recuperata. Il web è ricco di informazioni sugli utenti, i loro gusti, le loro abitudini, i loro bisogni e questi “big data” sono comprati e rivenduti da società che mirano ad un guadagno economico. Sulla base dei dati ottenuti le imprese controllano e manipolano i consumi degli individui producendo un effetto di massificazione dei comportamenti e, dunque, delle società in cui vige l’omologazione: gli individui sono svincolati da punti di riferimento e non più artefici dei rispettivi destini, tanto che le differenze tra loro si annullano e diventano sempre più simili.

Con il passaggio dal lavoro agricolo a quello di fabbrica grandi masse adottarono uno stile di vita basato sul consumo. La standardizzazione è l’unico modo attraverso cui le istituzioni sono in grado di governare una complessità sociale sempre crescente, cioè di organizzare la vita degli individui. Si dà origine a quella che è la produzione di massa, tipica delle aziende che producono beni di prima necessità, in cui il processo produttivo mira alla realizzazione in grandi quantità dello stesso bene, indirizzato ad una massa indifferenziata di consumatori.

L’uomo pertanto non è libero, ma è dominato in un’organizzazione più grande in cui singolarmente non conta. Esiste una sorta di contraddizione nella società tecnica in quanto, se da una parte il singolo è tutelato dallo Stato liberaldemocratico come cittadino, al contempo gli individui sono parte di una società massificata che li omologa a consumi e comportamenti comuni.

Minniti, Classe VOA

 

 

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