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In una pagina famosa di Émile Zola nel romanzo “Il ventre di Parigi” viene descritto il più importante mercato di Parigi (Les Halles) al mattino, quando inizia il tumulto delle contrattazioni tra chi cerca di vendere la propria merce e chi, invece, deve cercare di far fronte alle proprie necessità con le risorse a disposizione.

Una prima analisi può essere relativa al periodo storico: ci si trova nel 1873, quindi in un periodo di piena Seconda Rivoluzione industriale caratterizzata da una scuola economica di tipo capitalista. Ciò rende sicuramente più chiara la condizione di grande disuguaglianza economica descritta chiaramente nel testo. Essa emerge dall’introduzione del personaggio di Florent: dalla frase “aveva paura di morire di fame in una Parigi abbuffata” si può comprendere come egli non sia in grado di acquistare neanche un paniere di beni di pura sussistenza in quanto si tratta semplicemente di “pesce, burro, pollame, carne”.

In questo periodo storico due erano le classi sociali di maggiore importanza: la prima quella dei capitalisti, ovvero i proprietari delle fabbriche all’interno delle quali si trovavano gli operai, la classe sociale subalterna. Dalla contrapposizione tra capitalisti e operai si é determinata la cosiddetta “questione sociale”, ovvero un’aperta discussione su come si debba ripartire il reddito tra questi due soggetti. Rispetto al periodo storico in questione veniva fortemente applicata la teoria della distribuzione sociale, ovvero il reddito veniva ripartito in relazione a come era strutturata la società e al ruolo che assumevano, all’interno di essa, le diverse classi.

Come si può facilmente notare soprattutto nel dialogo finale, le persone del mercato comunicano frequentemente utilizzando un linguaggio popolare; esiste infatti anche una teoria di distribuzione che si affida ad un criterio del tutto territoriale ed é proprio la teoria della distribuzione territoriale, ovvero il reddito viene distribuito diversamente in base alle aree geografiche del paese. Per fare un parallelismo con l’oggi, in Italia l’economia é più forte nelle regioni del Nord, cui compete maggior parte del reddito nazionale, rispetto alle regioni meridionali.

Riallacciandomi al testo, Florent si trova in una condizione di povertà assoluta, in quanto non é in grado di procurarsi neanche un paniere di beni di pura sussistenza, ma questo è un problema di carattere sociale in quanto all’interno della società civile la povertà si traduce, di fatto, in una realtà di disuguaglianza ed é pertanto in contrasto con il principio costituzionale per cui tutti i cittadini sono uguali e lo Stato si impegna a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono tale uguaglianza (art. 3 Cost.).

Intervengono dunque le previdenze sociali, in quanto lo Stato é tenuto a sostenere delle spese di trasferimento, che consistono nel pagamento di determinati sussidi ai cittadini che si trovano involontariamente in situazioni di debolezza economica, quali la malattia, la disoccupazione e la vecchiaia, utilizzando quote di reddito prelevate agli altri cittadini: i cosiddetti contributi obbligatori.

Il testo ci trasmette diversi insegnamenti e riesce, nella sua semplicità, a trattare vastissimi argomenti di carattere economico e sociale, ma propone anche una storia di dolore perché racconta, comunque, di un uomo che attraversando il mercato della propria città, camminando tra le persone, si ritrova a piangere davanti ad un padiglione perché non in grado di acquistare del semplice cibo per poter mangiare e allo stesso tempo é costretto a guardare gli altri in grado di farlo con un forte senso di smarrimento e di angoscia, in una condizione da considerarsi quasi di esclusione, o per meglio dire, di emarginazione sociale.

Jacopo Rocca, classe 2OA

 

 

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