É ormai dal 2013 che si parla di un possibile progetto di riapertura di quella via mercantile, che collega l’Europa con la Cina, denominata Via della seta.

Un nome tanto impegnativo quanto ambizioso, di fatto, questa strada ripercorrerebbe quella  che si sviluppa per circa 8000 Km e che fu solcata nei secoli passati , da volti celebri nella storia, come l’esploratore Marco Polo.

Ma a differenza dell’ antica via, dove erano le mire espansionistiche e il desiderio di commercio europeo a sfruttare le risorse cinesi, ora il panorama è completamente ribaltato.

Ai giorni nostri è proprio il gigante asiatico a volersi intromettere con prepotenza nei mercati occidentali, sfruttando le  meno sostanziose   risorse del Vecchio continente e creando un’ apparente coalizione euroasiatica con scopi pochi chiari al momento… che coinvolgerebbe altri 30 stati che a loro volta costituiscono il 65% della popolazione mondiale e il 40% del PIL mondiale.

Se da una parte il progetto cinese potrebbe  rappresentare  per le singole nazioni europee, una possibilità di un rilancio per alcuni settori in crisi , dall’altro è innegabile che l’operazione cinese potrebbe  ostacolare  la formazione di un vero e proprio mercato europeo.

A tal proposito i principali paesi  “anti-cinesi” come Germania e USA, hanno subito indicato il loro dissenso nei confronti del progetto.

Fiutando, di fatto, il pericolo che  questa mossa asiatica, più politica che commerciale, possa portare  verso uno scacco matto a danno dell’economia americana, creando un sistema di mercati modellato su misura per il colosso orientale.

Si va dunque verso un’Europa più socialista dovuta anche all’ ingegnosa e subdola idea del presidente cinese Xi Jinping di trattare la decisione privatamente stato per stato, dribblando secco l’UE, scegliendo accuratamente i paesi più in crisi, lanciandogli una lenza molto appetitosa, e cercando di stare alla larga da quegli  stati che potrebbero mettere il così detto bastone fra le ruote al progetto cinese.

Tra le nazioni  che si dimostrano interessate al colosso asiatico, vi è di fatto l’Italia, la quale ha abboccato ingenuamente alla lenza della Repubblica Popolare che le propone la firma di un “Memorandum”d’intesa molto vincolante  , senza valutare i possibili aspetti negativi di questo patto  che vede la Cina impegnarsi nella realizzazione in Italia, di nuove infrastrutture come porti e reti stradali ,fornendo  ingenti prestiti di denaro, tutti poi ovviamente da restituire alle banche cinesi che “ molto generosamente” portando le loro filiali in Italia , finanzierebbero tali opere ,  tanta bontà da parte del sol levante  , con l’intento  di  aiutare alcuni settori economici in difficoltà in Italia e per favorire l’ import dei  prodotti cinesi nel bel paese  e l’export di quelli  italiani in Cina.

Il progetto sembra invitante tanto quanto pericoloso, si rischierebbe di svendere l’Europa  all’Asia, sarà il tempo ora ad indicare se questa scelta porterà al rilancio della decadente economia europea o ad un Europa ” made in China”, sempre più asservita ad un modello economico e culturale che non appartiene al nostro comune DNA.

 

Mattia Fusi

3 M , Liceo Musicale

 

 

 

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