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Il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella si apre con l’immagine di Samia, una bambina di otto anni che vive in una delle zone più povere di Mogadiscio. Samia rappresenta secondo me un modello che tutti oggi dovrebbero seguire.
Ora non si è più abituati alla fatica o al sacrificio, ma alla comodità e alla pigrizia delle persone, che non sono più stimolate come un tempo al raggiungimento dei propri obiettivi. Oggi la vita è relativamente più semplice, grazie ai servizi sempre disponibili, grazie alle innovazioni tecnologiche o al fatto di avere sempre tutto a portata di mano.

Samia invece era una ragazzina che non si fermava davanti a nulla, lei correva attraverso la speranza o, per meglio dire, volava per raggiungere i suoi sogni.
Era sicuramente molto determinata e trovo che questo sia necessario per avere motivazione ad andare avanti, nonostante tutto.

Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente nel libro è stato il rapporto che Samia ha con suo padre.
Gli insegnamenti che lui le dona sono preziosi e necessari per stimolarla ad andare avanti, a non mollare e a impiegare sempre più forza di volontà in quello che fa.

Per Samia non importa tanto chi vince o chi perde, l’importante è correre e diventare simbolo di un paese, la Somalia, che ha voglia di riscattarsi e non di essere sottomesso.
 Samia fa questo, corre per tutti, nessuno escluso, per ribellarsi e per sentirsi viva e motivata. Inoltre l’autore, secondo me, è riuscito a descrivere il viaggio che Samia intraprende per giungere a Londra, con la giusta attenzione, con una sensibilità che lascia il lettore commosso, ma allo stesso tempo arrabbiato.

Una delle affermazioni di Samia che più mi ha colpito è stata: “Ma il destino poteva scegliere di fare quello che voleva. Io sapevo benissimo dove volevo arrivare”.
Questa frase trasmette a tutti i lettori quello che è lo spirito di una ragazzina disposta ad andare contro tutto, anche contro il destino pur di raggiungere i propri obiettivi.

Un altro aspetto molto interessante del libro, oltre ai rapporti che Samia instaura con i suoi familiari e amici, è il legame che la protagonista crea con lo stadio Cons, che è un luogo a cui attribuisce un grande valore affettivo.
Il leggero venticello, il contatto con l’erba fresca, le stelle e il silenzio, sono tutti elementi che creano un’atmosfera in grado di tranquillizzare Samia e di farla sentire al sicuro, pur essendo questo un luogo pubblico ed esposto facilmente agli attacchi dei miliziani. Ma questo stesso è un luogo di sogni ed è dove si sogna che ci si sente a casa.

Inizialmente, la prima parte del racconto è stata, per me, poco scorrevole, ma poi è stato sempre più un crescendo di avvenimenti e di nuove emozioni che la protagonista vive, ma che alla fine vivi un po’ anche tu, tramite il modo semplice che ha lo scrittore di narrare una storia tra sogni e realtà. Il fatto che quella di Samia sia una storia vera coinvolge ancora di più il lettore e lo spinge ad informarsi su avvenimenti che possono essere ritenuti da noi inaccettabili, ma che in alcune parti del mondo ancora oggi sono drammaticamente presenti.

Federica Porta, Classe IUE

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