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Questo articolo è stato scritto in seguito all’incontro previsto nell’ambito delle “botteghe del lavoro” intitolato: IL LAVORO PSICOLOGICO ED EDUCATIVO IN COMUNITA’.

Che cos’è realmente una dipendenza? Probabilmente vi verrà in mente una persona che non può fare a meno dell’alcool ad esempio, ma la vera domanda é: cosa ci porta a diventarne dipendenti? E come si fa ad uscirne?
Innanzitutto analizziamo le sostanze di cui la gente fa un uso frequente, vi aspetterete tutti che si tratti di droghe leggere, e invece non è cosí, si tratta di psicofarmaci e di alcool, facilmente reperibili e legali, da qui si può poi proseguire a provare droghe sempre piú pesanti e distruttive. All’inizio la persona quasi “gioca” con queste sostanze, ignara del pericolo, è curiosa e vuole provare; alcuni non proseguono questo cammino di esperienze nuove, altri continuano, perché? Ciò che assumono crea in loro benessere, si sentiranno leggeri e senza pensieri, e da lì per molti inizia una vera e propria “corsa verso l’illusione”, dove ciò che provano diventerà sempre piú fatuo e, col passare del tempo, ciò che li faceva “volare” li porterà ad un atterraggio lento e catastrofico; i loro passi nella società saranno sempre piú attutiti, finiranno con l’essere etichettati da parte delle altre persone. Ciò graverà sull’individuo, spesso facendolo cadere in una profonda depressione, che porta a un abbandono degli studi o del lavoro, per scarsa costanza e presenza concreta. Non è la sostanza a creare dipendenza, ma il meccanismo di piacere che è collegato ad essa, l’ individuo soffrirà di una forma di accidia, “so che dovrei smettere, ma non riesco”, che lo terrà incatenato a una dimensione per così dire ciclica di visioni. Come si può uscire da questo vortice vizioso?

Bisognerà rivolgersi a strutture per tossicodipendenti, o dove trattano i vari gradi di dipendenza che, chiariamo, non si limitano solo all’uso di droghe e alcool, ma ad esempio anche al gioco d’azzardo. Spesso sono le famiglie delle vittime a chiedere aiuto e portare lì la persona cara, a volte sono le forze dell’ ordine che, cercando di fermarne i comportamenti devianti, pensano di indirizzarla a queste strutture di recupero; in casi rarissimi è il diretto interessato che vi si reca in cerca di aiuto, perché consapevole di aver perso il controllo della sua vita.
Entrando in questi centri, saranno subito sommersi da emozioni contrastanti, paura del cambiamento in primis, accompagnata però dalla voglia di riscattarsi, dalla tristezza, per aver compreso di aver toccato il fondo e soprattutto dalla nostalgia della sostanza d’uso. Un altro motivo che inizialmente li frena è la mancanza di fiducia nell’altro e in loro stessi, sono consapevoli di ciò che li fa stare male, ma non sanno come reagire a un futuro senza. Saranno seguiti da un’équipe di educatori, che avranno il compito di conquistare la fiducia di queste persone; verranno proposte loro molte attività per tenere la mente occupata su altro, come ad esempio il teatro, lo sport, le attività di gruppo per confrontarsi e relazionarsi positivamente; bisogna riadattarli, far comprendere loro che esistono molteplici modi per divertirsi senza ricorrere a sostanze.
Dura circa due anni il percorso nelle comunità riabilitative, non si assicura però che la persona sia “guarita” del tutto, anzi, avrà sempre in testa quel tassello oscuro della sua vita, potrebbe avere ricadute anche a distanza di anni.
Cosa ne pensa lo stato a riguardo?
Qualcuno pensa di risolvere il problema legalizzando le droghe leggere come la marijuana, ma questa è davvero una soluzione? A mio parere no, non si otterrà certo cosí il controllo sui traffici illegali di droga, anzi, si incrementeranno. La droga sarà reperibile nelle farmacie, alla portata di tutti quindi, ma con un basso livello di THC. Una persona potrebbe quindi decidere di provare, fermandosi lì, oppure continuando a farne uso, ma con una quantità bassa di THC o andrà a comprare sempre piú quantitativo della sostanza legale, oppure … ricorrerà a chiedere dosi piú consistenti alla rete della mafia, che si stropiccerà le mani sapendo di raddoppiare i suoi guadagni.

Le droghe sono sempre un piacere illusorio, bisogna avere la consapevolezza del loro breve incantesimo, e sapere quando fermarsi o, meglio ancora, evitare di farne uso.

Martina Montanelli, Classe IIIUE

 

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