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Bullismo, cyberbullismo, violenza fisica e psicologica, quanto realmente siamo sensibilizzati al riguardo?
Le informazioni ci vengono trasmesse su moltissime piattaforme sia in formato cartaceo che digitale, allora perché questi fatti accadono quotidianamente ovunque?

A mio parere i giovani d’oggi sono sempre più immersi in una bolla soporifera chiamata rete, dove rimangono in uno stato di passiva subordinazione nei confronti di notizie, mode o persone, sembrando quasi dormienti e incapaci di esprimere loro stessi. Ciò che rende così apparentemente sicuro questo luogo è il fatto che é tendenzialmente astratto: ognuno può comunicare con chiunque, abbattendo il tempo e la distanza, creandosi il personaggio che ha sempre sognato essere, o nascondendosi sotto le spoglie di qualcun altro.

La rete é indubbiamente una fonte utile per trovare risposte alle domande per cui cerchiamo una soluzione nell’immediato, ma se non si usa in modo consapevole può portare a seri rischi. Molto spesso non si riflette abbastanza su ciò che postiamo o su ciò che scriviamo, pensando magari che la comunicazione o la foto possano giungere solo al destinatario che noi selezioniamo e di cui ci fidiamo, ma ci sbagliamo, l’altra persona potrebbe anche solo per scherzo condividere le nostre informazioni, spesso private. Così accade che i giovani soprattutto si ritrovino in una situazione di vergogna e senso di colpa che, se non chiedono aiuto, non riescono a risolvere da soli e questo li porta in molti casi al punto di preferire di morire piuttosto che vivere con quel dolore. Spesso sono anche interi gruppi che mirano a una sola e indifesa vittima, per gioco o per pura crudeltà.

Mi colpisce l’insensibilità delle persone … Portare un altro essere umano, come noi, a vergognarsi per essersi fidato, per magari aver provato a conoscere nuove persone online, ed essere punito con l’ istigazione all’atto del suicidio, é atroce, ingiustificabile, malato, spaventoso.

Ma come si può prevenire? Penso che debba partire dai giovani, dai primi utilizzatori diretti della rete, magari proponendo nelle scuole di vedere filmati, perché credo personalmente che siano molto coinvolgenti e che facciano calare meglio nelle vicende che la vittima subisce.

Cerchiamo di fare un uso consapevole di ciò che la scoperta tecnologica ci ha donato, anche se le persone sono lontane e non si conosco non vuol dire che non abbiano valore, anzi. Poniamo attenzione a come ci relazioniamo con gli altri, perché tutti, come noi, hanno dei sentimenti, che vanno tutelati, non distrutti fino a condurre la persona al suo eterno spegnimento.

Martina Montanelli, classe IIIUE

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