Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una serie importanti di scoperte di giacimenti di gas metano e di petrolio nell’area del Mediterraneo. A tal proposito l’Italia,  insieme a  ben altri diciannove stati, suddivisi in tre continenti diversi, hanno iniziato a “fregrasi le mani” e a buttarsi a capofitto su queste presunte ricchezze sottomarine. A questa corsa all’oro nero, si sono aggiunte le altre grandi potenze europee e non , Russia e Germania su tutte, che attendono solo il via libera per investire in trivelle nel bel mezzo del mare, volenterose di stravolgere la geografia energetica degli idrocarburi che da troppo tempo è un mercato monopolizzato dai paesi arabi.

Di fronte a  tutto ciò sorge spontaneo un dilemma etico che si è posto sia in  l’Italia che in  tutte le nazioni costiere interessate: trivellare o non trivellare? Che verrebbe poi tradotto in: arricchirsi nell’immediato  distruggendo un patrimonio naturale come quello del Mediterraneo o lasciare il tutto invariato? Risposta tutt’altro che semplice, infatti, la maggior parte dei paesi che trarrebbero un grosso profitto da questi giacimenti, se la trivellazione venisse consentita, subirebbero, specularmente, una sostanziale perdita sotto molti altri aspetti che influenzano la loro economi: il commercio ittico, le attività di ristorazione, ma sopratutto il turismo, infatti, il Mediterraneo smuove da sempre ogni estate, immense di masse di bagnanti, volenterose di farsi un tuffo in uno dei mari più belli del mondo. Il tutto verrebbe, di fatto, compromesso.

I turisti non sceglierebbero più le spiagge mediterranee per trascorrere le loro vacanze e non sarebbero più disposte a pagare migliaia di euro per visitare  paesaggi deturpati e  mari  inquinati e sporchi a causa del  frequente passaggio di navi petroliere sullo  sfondo. Ciò nuocerebbe molto a diversi stati che fanno del turismo la loro principale fonte di sostentamento. A tal proposito si sono mosse in difesa dell’ambiente , anche molte associazioni mondiali come l’UNESCO, WWF E Greenpeace che stanno cercando in tutti i modi di difendere il patrimonio naturalistico del Mediterraneo, condannando sia le trivellazioni  che le prospezioni con  gli air gun, che causando gigantesche bolle d’aria , sono nocivi per i fondali marini e per  la la fauna che abita il bacino euro- africano.

E’ necessario fare un’ultima riflessione: l’Italia ha davvero bisogno di distruggere il suo territorio e le sue bellezze per ricavarne una ricchezza fittizia ? Fino a dove il cinismo italiano e umano si spingerà per assecondare le tentazioni di dio denaro? Non sarebbe meglio valorizzare l’infinito patrimonio culturale e paesaggistico, superiore a qualsiasi altro stato, e “vivere” per gran parte di turismo?

Mattia Fusi

Liceo Musicale

Classe III M

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