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Viviamo in un’epoca in cui la lettura sta perdendo sempre più valore e importanza, sostituita dai milioni di apparecchi tecnologici di cui ormai tutti sono in possesso. Ma è davvero un cambiamento positivo quello che sta avvenendo? Le posizioni in merito sono diverse e contrarie; accanto a chi sostiene gli effetti negativi del fenomeno, troviamo anche chi, talvolta non rendendosi conto della gravità della situazione, sostiene i vantaggi che la tecnologia offre, anche a livello scolastico.

È vero che la tecnologia permette una maggiore fluidità e velocità, ma pensare di sostituire i libri cartacei con le letture digitali è un’ipotesi esagerata. Tutti sono a conoscenza di quanto sia vantaggioso e comodo l’utilizzo dei mezzi tecnologici, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione e l’informazione ma, proprio per l’alta velocità richiesta, è molto facile cadere in errore e la conseguenza è il perdere la padronanza della lingua e della grammatica. Molte volte, infatti, nel leggere un articolo online, cadiamo in errori grammaticali o lessicali, ma non poniamo molta attenzione a riguardo perché lo scopo della lettura digitale non è quello di approfondire, bensì di ricevere maggiori informazioni possibili in un arco di tempo breve. La lettura superficiale è una delle conseguenze negative che ormai interessa diverse fasce d’età; con l’utilizzo del libro cartaceo era possibile, sfogliando le pagine tornare indietro per rileggere parti poco chiare e riuscire ad approfondire seriamente la psicologia dei personaggi delle storie, questa attività ora non è più possibile o comunque, se lo è, comporta maggiori difficoltà.

Esistono già scuole in cui i libri sono stati sostituiti da apparecchi elettronici, ma basta solo pensare a quante ore ogni giorno una persona mediamente trascorre davanti a uno schermo per capire lo sbaglio di questa scelta. Non esiste più differenza tra bambini, ragazzi e adulti: ogni fascia d’età è schiava di questo mondo e, se anche a scuola si iniziasse ad utilizzare queste attrezzature, l’intera esistenza di una persona ruoterebbe attorno alla perenne connessione.

Il problema però sorge quando, per determinati motivi, la persona in questione è obbligata a separarsi dal suo nuovo “arto”; numerose ricerche hanno riconosciuto che l’ansia da separazione è un fenomeno in continuo sviluppo e così, nell’elenco delle varie droghe che creano dipendenza, va aggiunta una nuova “sostanza”: l’apparecchio digitale.

Anche la concentrazione ha subìto questo “attacco” in quanto, soprattutto nei più piccoli, viene persa in brevissimo tempo. Alcuni dati mostrano che un bambino mediamente trascorre sette ore al giorno davanti a un apparecchio elettronico; nella visione di cartoni o video i colori e le numerose immagini che si susseguono velocemente mantengono sempre attiva la mente e la concentrazione, proiettando la persona quasi in un’altra dimensione. Quando però si ritorna alla vita reale, il netto distacco causa un senso di disorientamento e, come si può osservare in classe, il bambino, perdendo la concentrazione, si annoia in brevissimo tempo.

Viviamo in un paese in cui la disoccupazione e la conseguenza insufficienza di denaro fanno parte della quotidianità di buona parte delle famiglie italiane. Allo stesso tempo sembriamo praticare come sport lo shopping compulsivo e per la maggior parte delle volte non necessario, soprattutto in crescita nel mondo tecnologico. Quante volte vediamo persone in fila, addirittura per ore, fuori da un negozio di elettronica per acquistare il nuovo modello di uno smartphone (in cui in media il costo è superiore agli 800€). In ogni città si sta dunque assistendo alla chiusura di numerose biblioteche e librerie per fare spazio proprio a questi negozi.

Sarebbe ora di rimboccarsi le maniche e cercare di non perdere il vasto mondo culturale di cui i libri sono protagonisti per sconfiggere il rischio che le nuove generazioni non abbiano la fortuna di tenere tra le mani e leggere un libro vero!

Manuela di Gilio, classe IVUE

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