… prosegue l’intervista “impossibile” a Marco Tullio Cicerone …

CONDUTTORE: Buonasera amici, oggi per la rubrica “Incontro con la Storia” abbiamo qui con noi un ospite speciale: direttamente dal Foro, è con noi Marco Tullio Cicerone!

CICERONE: Ave omnes! Buonasera a tutti, grazie per l’invito.

CONDUTTORE: Grazie a lei per aver accettato, è un grande onore avere un così nobile oratore in un piccolo studio come il nostro.

CICERONE: Oh, non esistono confini quando si parla di storia! La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi.

CONDUTTORE: Ecco, amici, da una sola frase si comprende la maestosità dell’arte che ha reso celebre quest’uomo: il saper parlare. Dopo questo elogio alla storia, direi di iniziare questo viaggio nella vita di un illustre personaggio, ripercorrendo con lui le tappe fondamentali che gli hanno permesso di passare da uomo comune a personalità ammirata dal popolo, apprezzata dal Senato, odiata dagli avversari e temuta dagli ingiusti. Iniziamo dalla vita privata. Come definirebbe il suo rapporto con la famiglia, in particolare con suo padre, Marco Tullio Cicerone il Vecchio?

CICERONE: Vengo da una famiglia benestante, i rapporti all’interno del nucleo famigliare oserei definirli autoritari ma non privi di affetto. Mia madre è Elvia, donna di integri costumi, proveniente da una nobile casata; mio padre, il cui nome è stato correttamente citato in precedenza, proviene dalla classe degli equites, corpo militare dedito alla protezione della res publica, nonché classe emergente dopo l’espansione di Roma nel Mediterraneo. Approfondendo, come richiesto, il rapporto padre-figlio, è stato proprio grazie a lui, uomo di grande cultura, se oggi sono un homo novus.

CONDUTTORE: Per chiarire questo concetto, come definirebbe l’homo novus?

CICERONE: L’homo novus è un uomo che riveste per la prima volta nella sua famiglia le cariche pubbliche più alte e deve essere avviato a studi di politica, oratoria e filosofia. Cosi mio padre ha fatto con me.

CONDUTTORE: Risposta breve, ma molto esaustiva, avvocato. A proposito della filosofia, ritiene che abbia influenzato la sua carriera politica?

CICERONE: O filosofia, guida della vita! “La filosofia non è un sapere, ma un atteggiamento” direbbe il grande Umberto Galimberti, e in qualità di atteggiamento non si ferma al solo studio ma si applica, a volte anche inconsciamente, nella vita quotidiana, in particolar modo nella politica, dove serve occuparsi delle cose buone e di quelle cattive, e il compito della filosofia è proprio quello di rendere l’animo forte e immune alle tentazioni di queste ultime.

CONDUTTORE: Come abbiamo potuto intuire dalle risposte date in precedenza, tiene alla famiglia tanto quanto al benessere dello stato. La domanda sorge spontanea: come riesce a bilanciare le attenzioni necessarie ad entrambe?

CICERONE: Per mettere il mondo in ordine, dobbiamo mettere la res publica in ordine e per mettere in ordine la res publica, bisogna mettere in ordine la famiglia. La famiglia non è altro che un mattone su cui vengono costruite le leggi che la governano e che fanno in modo di garantire diritti e di far rispettare doveri, ma al contempo è fragile come argilla. Un vaso, se lavorato e cotto bene, è resistente, ma se manca passione e dedizione rimane un semplice pezzo di arredo senza scopo.

CONDUTTORE: Come è iniziata la sua carriera politica?

CICERONE: Il mio sogno fin da quando ero un puer era quello di essere sempre il migliore ed eccellere sugli altri e l’unico modo per farlo era percorrere i gradini del cursus honorum. Data la mia giovane età e l’inesperienza, dovetti intraprendere, nonostante il mio scarso interesse, una breve carriera militare: cosi partecipai con Silla e Pompeo alla guerra sociale nel 91 a.C. Una volta rientrato dal conflitto, salii i primi gradini del cursus honorum, e poi decisi di occuparmi dell’ars oratoria per diventare, non solo retore ma, come dite voi oggi, un avvocato. Infatti, nell’81 a.C. debuttai per la prima volta in questo ruolo in difesa di Roscio Amerino, accusato di parricidio.

CONDUTTORE: Sappiamo per certo che una delle orazioni che l’ha reso celebre è quella contro Verre, propretore accusato di concussione e furto. Com’è cambiata la sua vita dopo aver vinto il processo contro di lui?

CICERONE: Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d’essere superiore alle leggi. Questo è il motivo per cui ho affrontato un personaggio illustre come Verre, trattandolo come un vile criminale, d’altronde ogni politico giusto avrebbe fatto lo stesso. Con questa causa ho voluto colpire la nobiltà corrotta, non nuocendo all’istituzione senatoria, l’unica di cui mi sia mai fidato poiché dotata di grande dignità. Da allora ho acquisito un enorme prestigio perché ho vinto contro uno dei più celebri avvocati delle difesa, come li chiamereste voi, ovvero Quinto Ortensio Ortalo, di cui ho preso il ruolo.

CONDUTTORE: La domanda sorge spontanea: se ha preso il posto di Ortalo nella difesa, perchè nel processo contro Catilina è tornato all’accusa, formulando un’orazione che è costata la vita a diversi uomini? E perché in quel processo ha accusato il senato se prima lo riteneva degno solo di onori?

CICERONE: Per rispondere alla vostra domanda, ve ne pongo una io: se foste a conoscenza di un complotto – e conosceste la mente che lo progetta – finalizzato a far cadere la democrazia italiana e ad instaurare una tirannide, non lo denuncereste davanti ai giudici? Ebbene io l’ho fatto, senza temere le conseguenze poiché so di aver agito per il bene della res publica. E’ vero che provo un grande stima per l’istituzione senatoria, però senatus haec intellegebat, consul videbat ovvero, per il vulgus che non conosce il latino, ‘il senato era al corrente del complotto, il console ne era consapevole’, ma ciò nonostante Catilina, se non fermato, avrebbe raggiunto il suo obiettivo di lì a poco. Ho fatto la cosa che ritenevo più corretta, anche se questo implicava affrontare anche alcune tra le più alte cariche di Roma. Per questo, poi, sono stato punito…

CONDUTTORE: Non viene messa in dubbio la nobile causa, però questa vicenda è costata la vita ai seguaci di Catilina. Si ritiene in parte responsabile della morte di costoro?

CICERONE: Chiunque può sbagliare; ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell’errore. Io, essendo un uomo che rispetta la vita, non avrei mai voluto una condanna da pagare con il sangue, nemmeno a colui che ha commesso il crimine più atroce: avrei destinato Catilina all’esilio o alla prigionia. Ma fu lui a decidere la sua pena, scappando in Etruria. Infatti morì lì, in battaglia. Per ciò che riguarda i suoi seguaci, li avrei destinati alla stessa condanna del loro sobillatore, ma, se avessi dovuto scegliere tra la vita di un uomo vile e il benessere della mia città, non avrei esitato a togliergli la vita io stesso.

CONDUTTORE: Ma lei subì la punizione per aver condannato uomini senza concedere loro la provocatio ad populum: fonti certe ci rivelano che fu esiliato. Ritiene giusta questa punizione se pensa di aver agito esclusivamente per il bene dello Stato?

CICERONE: Il vero amico è come un altro te stesso, io ritenevo cosi il Senato: un amico onesto. La prima legge dell’amicizia è di chiedere agli amici cose oneste, e di fare per gli amici cose oneste. Io ho compiuto il mio atto onesto salvando il mio amicus dalla decadenza e, per farlo, non ho esitato a condannare i colpevoli immediatamente. Ma quando mi aspettavo una ricompensa onesta, sono stato ripagato con l’esilio…

CONDUTTORE: Parlando di honestas e amici, sappiamo che lei è un fedele amico di Marco Celio Rufo. Come è nato questo legame?

CICERONE: L’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore. Cosi è con Celio. È stato un mio bravo allievo e con lui ho condiviso la gioia delle nostre vittorie e il dolore dell’ingiustizia e delle accuse infamanti che gli sono state rivolte e insieme abbiamo combattuto per la giustizia e la libertà: sono questi gli ideali che ci legano da sempre.

CONDUTTORE: Perché ha deciso di difenderlo?

CICERONE: Perché sapevo di difendere un onesto; conoscere la sua purezza ha reso più facile la difesa. Inoltre, Celio è più giovane di me, eppure ha conoscenze che erano accessibili solo ai più anziani. Infine, conoscendo le sue nobili origini, mi veniva difficile pensarlo colpevole.

CONDUTTORE: Quali sono state le accuse più difficili da smontare a suo parere? E quali quelle più infamanti?

CICERONE: A mio umile parere, ogni accusa che gli è stata rivolta era grave, in quanto tutte colpivano diversi aspetti della persona. Si potrebbero dividere infatti le accuse in quattro macrogruppi: familiari, sociali, politiche ed economiche. Tra le più infamanti metterei, in ambito familiare, le accuse di problemi con il padre, con cui invece lui ha un rapporto di rispetto; in ambito sociale, l’accusa di molestatore di donne altrui: a mio parere accusa pesante e dettata dall’ira che offusca la lucidità e falsa in quanto Celio è uomo d’onore. In ambito politico, gli è stata imputata la corruzione elettorale, accusa infondata, per cui non c’erano testimoni. E, infine, in ambito economico, lo si è attaccato per lo sperpero di denaro e l’accumulo dei debiti: anche questa accusa infondata, perché non risultavano debiti a suo carico e lo stile di vita condotto dall’imputato non era inusuale per i giovani rampolli di buona famiglia.

CONDUTTORE: Ritornando – perdonateci per il brusco cambiamento – all’amicizia politica, cosa pensa della figura di Caio Giulio Cesare, dittatore e personalità molto nota nel panorama romano?

CICERONE: Ha ingegno, spirito critico, memoria, cultura, applicazione, previdenza, diligenza. Ha compiuto imprese di guerra, quantunque calamitose per la Res publica, tuttavia grandi. Da anni e anni puntava al regno: alla fine, con uno sforzo immane, e a costo di grandi rischi, ha realizzato il suo proposito. Con donativi, monumenti, distribuzioni di ricchezze e pasti pubblici ha conquistato l’animo della massa, inesperta. Ha legato a sé i suoi con i premi che concedeva loro; ha sedotto gli avversari assumendo la maschera della clemenza. Che dire di più? Un po’ con il terrore, un po’ contando sulla rassegnazione, ha introdotto in un popolo libero l’assuefazione all’asservimento. Purtroppo, quando la guerra con Pompeo terminò, fu proprio a lui che dovetti chiedere perdono…

CONDUTTORE: Un uomo con pregi e difetti quindi… secondo lei, se non suona come domanda troppo azzardata, è una figura che ottiene solo consensi?

CICERONE: Coloro che eliminano dalla vita l’amicizia, eliminano il sole dal mondo; e a Roma c’è chi preferisce le tenebre quindi è disposto a correre questo rischio…

CONDUTTORE: Ok, anche tra le metafore, il suo giudizio è chiaro… Cari ascoltatori, Cicerone come uomo politico lo abbiamo definito bene, ora passiamo ad un argomento per lui scontato ma per il nostro patrimonio culturale fondamentale, ovvero l’arte dell’oratoria. Cosa intende per perfectus orator?

CICERONE: Il perfectus orator è, per me, il modello umano ideale, simile al kalos kai aghatos greco, l’uomo ‘bello e buono’, con una sola differenza: per l’orator la bellezza esteriore è futile, conta solo la bellezza morale. Per spiegarmi meglio, il perfectus orator è colui che sa unire retorica e dialettica, colui che è erudito in diversi ambiti quali la politica, l’etica, la filosofia, il diritto, la storia e le scienze, è il vir bonus dicendi peritus ovvero è un uomo retto, abile nella parola. Qualità indispensabili per un oratore sono moralità solida e virtus sicura.

CONDUTTORE: Lei ha delineato in modo preciso una figura di uomo con animo onesto. E ha presentato la retorica come l’arte del saper convincere, giusto?

CICERONE: Esatto.

CONDUTTORE: Ma secondo lei quest’arte può essere usata anche per secondi fini come la persuasione per scopi non nobili?

CICERONE: Domanda colta e interessante. L’oratoria è un’arte potente e forte. E’ importante distinguere però questi due aggettivi. L’essere potente implica la difesa degli innocenti e l’accusa dei colpevoli, l’essere forte implica invece l’accusa degli innocenti e la difesa dei colpevoli: la forza è il diritto delle bestie. Quindi per utilizzare giustamente quest’arte, serve un animo onesto e potente cosi da non servirsene in maniera animalesca, disonesta e sinistra.

CONDUTTORE : Perché ha deciso di fare l’oratore? E, secondo lei, ci vuole un talento innato da coltivare o la sua carriera da oratore è frutto di studi e dedizione?

CICERONE: Non ho scelto io la carriera di oratore, è la carriera da oratore che ha scelto me. Come ho già detto in precedenza, l’oratore deve possedere una base innata da modellare, o meglio, deve avere un animus honestus, questo poi deve essere mantenuto, approfondito, modellato e arricchito attraverso gli studi, la dedizione, la passione e l’amore per la giustizia e per la patria. I saggi sono istruiti dalla ragione; le menti comuni dall’esperienza; gli stupidi dalla necessità; e i bruti dall’istinto.

CONDUTTORE: Ritiene l’arte del ben parlare finalizzata alla sola politica o anche alla poesia?

CICERONE: L’oratoria è un’arte molto versatile. Questa, infatti, si presta bene ad entrambe le discipline, ovviamente con scopi differenti. Per ciò che concerne la politica, serve per provare la colpevolezza o l’innocenza di una persona e per rendere accusa o difesa inconfutabili. Per quanto riguarda invece la poesia, arte in cui mi diletto fin da quando ero un fanciullo, l’oratoria serve per ammaliare le menti con un dolce suono, per riempire i momenti di otium e creare immagini illusorie delle realtà.

CONDUTTORE : Come struttura le sue orazioni? Cosa si prova a esporle a memoria, non ha paura anche solo di dimenticare qualche passaggio?

CICERONE: All’inizio di un discorso mi tremano le gambe, le braccia e la mente, però anche se questa trema non dimentico mai una parola perché le mie orazioni sono costruite secondo una procedura infallibile, articolata in diverse fasi: l’inventio, dove trovo gli agomenti da usare, la dispositio, dove riordino i concetti da dire, l’elocutio, dove trovo e curo il lessico adatto, l’actio, dove regolo le azioni, le mimiche e i tratti sovrasegmentali, infine la memoria, dove imparo il testo che esporrò seguendo un ordine strutturale formato da exordium, narratio, argomentatio, confutatio e peroratio.

CONDUTTORE: Caspita, è sicuramente un impegno arduo che non tutti sono disposti a fare e che non tutti sono in grado di fare! L’ultima domanda prima di salutarci, più concreta, cosa consiglia ad un giovane oratore?

CICERONE: Consiglio sicuramente di non perdere la speranza e la passione per questa arte alla prima sconfitta, consiglio esercizio costante e voglia di miglioramento, inoltre consiglio molta lettura di opere classiche per arricchire il proprio lessico e per creare una coscienza del giusto; mi spiego, la parte più difficile del lavoro di un avvocato è quella di decidere quale parte è la più giusta, ma questo è un arduo compito che spesso fa sorgere dei dubbi riguardo al vero significato di “giusto”. Beh non esiste un significato universale per questo termine, poiché non è unico e oggettivo, ma privato e soggettivo, ed è bene che ognuno trovi il suo, di significato. Il mio l’ho trovato grazie ai pensatori antichi. Quindi il problema non è fare la cosa giusta è sapere qual è la cosa giusta. Infine consiglio di prendere l’impegno con serietà, ma tenendo conto che dove ci sono troppi poliziotti non c’è libertà, dove ci sono troppi soldati non c’è pace e dove ci sono troppi avvocati non c’è giustizia.

CONDUTTORE: Grazie per quest’ultima grande risposta!

Bene amici, per oggi è tutto. Ringraziamo l’avvocato Cicerone per aver accettato di venire fin qui per condividere qualche segreto sulla sua vita e carriera.

CICERONE: Grazie a voi che mi avete invitato a questo importante evento, è magnificus che delle giovani ragazze come voi abbiano a cuore la storia e gli eventi accaduti molto tempo fa!

Primerano Noemi

Frigerio Valentina

Geroli Laura

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