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La sera del 18 Ottobre 2018, dopo mezz’ora di camminata e con l’ansia di aver sbagliato strada, arriviamo finalmente alla sede della Comunità Arca, nei pressi dell Ex Ospedale Pschiatrico S. Martino di Como.

Al nostro arrivo, la sig.ra Bianchi, volontaria dell’Arca che ci ha invitate a presentare lì il nostro progetto Letti da noi, ci accompagna all’interno della struttura descrivendoci i luoghi e le attività svolte dagli ospiti mentre loro ci salutano in modo simpatico e accogliente.

Arrivate nella sala in cui stiamo per presentare il libro che abbiamo scelto, avvertiamo subito sensazioni di ansia, palpitazioni, imbarazzo che, invece, saranno destinate a sparire per trasformarsi in qualcosa di indimenticabile.

Agli ospiti dell’Arca stasera presentiamo “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia; il libro è stato scelto da noi per affrontare un tema in linea con il percorso culturale che le persone presenti svolgono quest’anno con l’aiuto degli educatori e dei volontari dell’Arca: Da dove nascono le idee.

Come possono reagire 30 uomini di età molto diverse, che stanno compiendo un cammino di disintossicazione dalla droga, davanti a cinque studentesse così emozionate, seppure preparate e convinte nell’affrontare questa esperienza così particolare?

Noi abbiamo paura di non riuscire ad interessarli abbastanza e di trovarci di fronte un pubblico silenzioso e ostile. A pelle ci sembra tale almeno per qualche interminabile istante. Quello che invece succederà non ce lo saremmo mai aspettato, supera le nostre attese. Le persone davanti a noi si mostrano disponibili e attente: intervengono con domande e pensieri, discutendo con noi e tra di loro.

Sapppiamo che i temi trattati sono sensibili e che dobbiamo parlarne con attenzione, per evitare di renderli troppo personali; tutte sentiamo dentro senza dircelo a voce, e senza averlo forse davvero previsto, che il rischio è quello portare il pubblico a chiudersi. Ancora una volta siamo stupite però dalla loro spontaneità. Molti tra i presenti, infatti, parlano facendo riferimento ad esperienze personali e rimaniamo particolarmente colpite dall’intervento di uno di loro: ci racconta del suo rapporto con il figlio e di come il suo problema con la droga non abbia agevolato la loro relazione.

Abbiamo iniziato l’attività questa sera convinte di non essere prese sul serio e, con sorpresa, l’abbiamo conclusa ascoltando toccanti esperienze personali. Non solo noi ci sentiamo entusiaste di come è andata l’esperienza, anche il nostro pubblico è colpito da noi. Uscite dalla sala, siamo state calorosamente salutate ed invitate nuovamente a tornare con un nuovo libro da presentare.

Ma l’ entusiasmo degli ospiti dell’Arca non è finito questa sera. Una di noi è in giro per Como qualche giorno dopo l’attività e inaspettatamente è fermata da alcune persone che sembrano sconosciute. Dopo un momento di confusione, realizza chi sono: i ragazzi dell’Arca. Loro, contenti, hanno nuovamente ringraziato e hanno espresso il desiderio di poter ripetere l’esperienza.

Fuori Como intanto le voci girano veloci e in altre comunità come l’Arca si parla già della bellezza dell’esperienza condivisa.

Arianna Butti, Giorgia Moltrasio, Alessia Ceccato, Giulia Colombo, Lia Migliavada 5UC

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