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Posso rubarti 10 minuti?

Questa è la frase che ripetiamo almeno un centinaio di volte ai passanti della città di Como. Nonostante le finte scuse e gli sguardi seccati ricevuti, ormai abbiamo deciso di metterci in gioco per il progetto #Ioleggoperchè: il concorso, lanciato delle case editrici italiane, vuole avvicinare noi giovani alla lettura e aumentare il numero di libri all’interno delle biblioteche scolastiche.

Inventati in classe giochi letterari e attività varie, come ci era stato richiesto nel regolamento dell’iniziativa, nel pomeriggio di Domenica 21 ottobre ci ritroviamo in piazza S. Fedele: in un primo momento cerchiamo di attirare l’attenzione di tutte quelle persone che girovagano tra le vie del del centro di Como.

Le iniziative proposte non sortiscono subito l’effetto desiderato, ma non ci lasciamo scoraggiare e pensiamo così di modificare la nostra tattica, facendo leva su ciò che ci riesce meglio: comunicare in modo spontaneo.

All’interno della libreria Ubik, quella indicata per il gemellaggio con la la nostra scuola, troviamo un pubblico più disponibile: forse questo luogo di silenzio e riflessione ci aiuta a creare occasioni di incontro e dialogo con le persone che entrano. Molti infatti non si fermano solo ad ascoltare ciò che abbiamo da dire, ma ci raccontano esperienze personali che in molti casi hanno influenzato la scelta del libro da donare, aumentandone il valore.

Così è successo ad una coppia che ha vissuto il dolore della perdita di un amico caro, Vittorio Arrigoni, recatosi a Gaza come pacifista. In questo libro, Restiamo umani, sono raccolte le vicende di persone che vivono quotidianamente la tragica esperienza della guerra, compresa quella dell’autore che ha donato la vita per la pace. Consigliare questo libro, hanno detto, è un modo per ricordare l’amico e il contributo che Arrigoni ha dato per migliorare la vita di coloro che vivono a stretto contatto con il dolore, la miseria, la morte.

Un altro incontro molto significativo per noi è quello con un medico che lavora con malati terminali che, nonostante quel pomeriggio abbia mille impegni, si ferma ad ascoltare la nostra proposta; ci dimostra che, se anche sentiamo la nostra vita dominata dalla frenesia, a volte è necessario rallentare, per riflettere o anche solo per ascoltare l’altro.

Per via della sua professione, questo signore sembra all’inizio in difficoltà nella scelta del libro, perché teme che forse il suo genere preferito (storie che riguardano i pazienti con cui lavora) sia ancora troppo lontano dai bisogni di noi giovani. E allora ascoltandoci, si lascia consigliare da noi ragazzi per donarci un libro che ci possa coinvolgere a tal punto da costringerci a prendere del tempo per rifletterci su.

Queste ed altre testimonianze di estranei hanno contribuiranno ad arricchire la nostra Biblioteca scolastica, ma anche e soprattutto noi stessi, dimostrandoci che ancora c’è chi crede nel potere della lettura.

Classe 5^UC

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