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Sintesi dei dati emersi dal questionario

Aderendo al il progetto ASL “Multiculturalità e inclusione nel contesto scolastico” abbiamo cercato, insieme al Dirigente Scolastico, di conoscere meglio la situazione degli studenti stranieri che frequentano il Liceo Teresa Ciceri.

Dopo una serie di incontri “esplorativi” a cui ha partecipato una decina di ragazze di diversa provenienza, si è deciso di somministrare a tutti gli studenti cittadini non italiani un questionario per raccogliere dei dati sul contesto familiare e culturale degli alunni stranieri del Teresa Ciceri. Nonostante il modesto numero di studenti non cittadini italiani (circa trenta ragazzi), la loro presenza a scuola porta ad una necessaria revisione e modifica della parte del POF relativa all’accoglienza.

Il questionario è stato elaborato da noi insieme al Dirigente Scolastico. Dalla rilevazione sono emersi dati relativi alla famiglia, alla lingua, alla religione, all’integrazione.

La prima domanda chiedeva agli alunni quali fossero le motivazioni del trasferimento della famiglia in Italia. La maggior parte afferma che sia stata la ricerca di una migliore qualità di vita seguita poi da cause economiche.

Il secondo quesito chiedeva da dove provenisse la famiglia. I paesi d’origine più presenti tra gli studenti del Liceo Ciceri sono Romania, Turchia, Filippine, Albania, Ghana, Pakistan, Cina e Sri Lanka.

Inoltre un’ampia percentuale delle famiglie è arrivata in Italia tra i 18 e i 25 anni fa, una inferiore tra gli 11 e i 17 anni fa, i restanti sopra ai 25. 2 sono i neoarrivati.

Emerge inoltre che il 54% degli alunni è nato in Italia, mentre il restante 46% all’estero (nei paesi sopraindicati).

I genitori degli alunni sono per lo più laureati o diplomati, mentre solo una minima percentuale ha interrotto gli studi dopo aver conseguito la licenza media o elementare.

Per la maggior parte dei ragazzi stranieri la lingua principale è l’italiano, mentre per pochissimi è la loro lingua d’origine, parlata in casa o con gli amici della stessa nazionalità.

Per quanto riguarda la religione è emerso che il 68% degli alunni è praticante, ma ciò non ha mai causato loro disagio. Emerge inoltre dal questionario che la religione ha molta importanza nelle famiglie del 50% degli studenti intervistati, ma al contempo ne ha poca per il 39% e nessuna per l’11%.

Tutti gli alunni affermano di sentirsi integrati nella società italiana, poiché conoscono la lingua, hanno pari diritti e apprezzano la cultura del paese ospitante, sentendosene parte. Solo due non si ritengono integrati, poiché arrivati da poco e ancora senza cittadinanza italiana. Nonostante ciò il 39% degli alunni afferma che l’integrazione sia difficile, il 29%  ritiene invece che sia facile, mentre il 28% pensa che dipenda dal soggetto e dalle circostanze.

La metà degli alunni afferma che la scelta della scuola superiore non è stata condizionata dal consiglio orientativo della scuola media, la metà rimanente sostiene invece che la scelta lo è stata in modo positivo; fa eccezione un solo alunno che ritiene che l’influenza sia stata negativa.

Il 68% degli alunni ritiene che l’argomento integrazione debba essere maggiormente affrontato nel nostro liceo sia per favorire l’inclusione degli alunni stranieri stessi sia per informare gli altri sulle questioni di migrazione e inclusione, oltre che per favorire l’interculturalità. Per il 32% degli intervistati, però, non è necessario approfondire questo tema.

Per il 61% dei ragazzi il progetto di integrazione degli alunni e delle famiglie non italiane è già efficiente, il restante 49% sostiene il contrario poiché, a loro parere, gli studenti e i genitori dovrebbero essere aiutati maggiormente a capire come funziona la scuola. Infine gli intervistati ritengono che le informazioni che dovrebbe avere un genitore non italiano prima di iscrivere il proprio figlio a scuola sono (in ordine di importanza): gli indirizzi di studio, gli sbocchi lavorativi, le tipologie di documenti burocratici richiesti nelle varie fasi del percorso scolastico, la sua durata e informazioni relative all’ora di religione. Inoltre hanno suggerito una comunicazione più efficace riguardo agli sportelli di rinforzo linguistico e di supporto allo studio.

Riflessioni degli studenti impegnati nel progetto ASL in merito a quanto emerso dal questionario per gli studenti non cittadini italiani e negli incontri con il Dirigente Scolastico

Abbiamo constatato una certa criticità per quanto riguarda la definizione di ”cittadini non italiani” quando si fanno rilevazioni sull’integrazione.

Un ragazzo cittadino italiano potrebbe non conoscere la lingua e la cultura italiane perché, ad esempio, neo-arrivato per raggiungere un genitore che ha già ottenuto la cittadinanza. Al contrario, i genitori di un ragazzo che ha frequentato l’intero percorso scolastico (elementari, medie, superiori) potrebbero aver deciso di non richiedere la cittadinanza, o essere ancora in attesa di averla. In questo caso il ragazzo non sarebbe cittadino, ma potrebbe avere una padronanza della lingua analoga a quella degli autoctoni.

Quindi il questionario destinato esclusivamente ai “cittadini non italiani” rileva, inevitabilmente, dei dati parziali sulla stato di immigrazione e inclusione.

Sarebbe opportuno allargare la partecipazione anche ai bilingui poiché si potrebbero riscontrare aspetti comuni in quanto essi provengono, totalmente o in parte, da una famiglia di origini straniere. Non è un foglio di carta a stabilire l’appartenenza ad un Paese.

La situazione a scuola è tranquilla, non emergono attriti tra gli alunni e neanche con i docenti; il processo di integrazione risulta positivo, anche se sarebbe interessante capire perché c’è discrepanza nelle risposte sull’integrazione: mentre quasi tutti affermano di essere integrati, risulta poi che il 39% ritenga l’integrazione difficile. Che cosa la rende tale? Saperlo permetterebbe di attivare interventi più efficaci.

Contro l’opinione comune che è convinta dell’ignoranza di ”coloro che invadono il paese”, la gran maggioranza degli alunni ”stranieri” del Liceo Ciceri ha i genitori laureati. Questo denota un forte interesse per quanto riguarda la formazione scolastica da parte delle famiglie.

Considerata la presenza sempre più significativa di studenti bilingui nella scuola, sarebbe opportuno che i docenti avessero una formazione adeguata per quanto riguarda l’inclusione degli studenti non italofoni o bilingui nel contesto scolastico. Alcuni di noi, nel corso degli anni, hanno notato una certa indifferenza degli insegnati per chi non è italiano per lingua, cultura o cittadinanza, indifferenza derivante, forse, da un sentimento di ostilità. Talvolta si rileva malgestione della presenza di ragazzi di culture diverse in classe, forse per mancanza di preparazione.

Abbiamo notato che spesso la padronanza completa della lingua della comunicazione (BICS) di uno studente non madrelingua italiana non necessariamente comporta che siano sviluppate tutte le competenze linguistiche e cognitive indispensabili per lo studio dei testi liceali (CALPS). In questo caso servirebbero attività per il potenziamento della lingua per lo studio e l’acquisizione di strumenti per la facilitazione/semplificazione di testi e materiali.

Parlare di integrazione potrebbe significare, inoltre, abbandonare l’impostazione esclusivamente italocentrica ed eurocentrica nelle spiegazioni. In particolare si potrebbero trovare argomenti più adatti di altri per essere affrontati in una prospettiva interculturale, soprattutto in discipline come la storia (ad esempio le crociate, il terrorismo islamico etc…)

E’ possibile che le spiegazioni alcune volte avvengano in maniera abbastanza soggettiva e, di conseguenza, capita che alcuni docenti assumano posizioni che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni alunni.

Il modo con il quale studiamo potrebbe aver avuto e avere un peso nella crescita di xenofobia e pregiudizi nei confronti di migranti e rifugiati. Abituati a considerare l’Europa come centro geografico e morale della propria identità, tendiamo ad ignorare il mondo circostante.

Dagli incontri con il preside e dalle nostre esperienze personali è emersa la paura di affrontare discorsi complessi e sensibili come possono essere l’immigrazione, la politica italiana, gli attacchi terroristici. Bisognerebbe dunque avere il coraggio di trattare argomenti di attualità, per sviluppare  una maggiore maturità personale e anche culturale.

Solo fronteggiando tematiche importanti, creando dibattiti e discussioni costruttive si può giungere ad una completa consapevolezza di sé e degli altri.

Affinché ciò accada, si devono creare le giuste dinamiche, un ambiente che sia aperto al confronto e allo scambio di idee; questo non si chiederebbe a tutti i docenti, ma a chi si sente più in grado di gestire le relazioni interne alla classe, e sappia mantenere il ruolo di mediatore neutro, o, almeno, non assuma atteggiamenti  radicali ed estremisti.

LICEO TERESA CICERI

Progetto A.S.L

“Multiculturalità e inclusione”

a.s.2017-2018

lavoro a.c.d.

Bonacina Alessandra (4^LA)

Giampietri Giorgia (4^LB)

Kammoun Mariem (4^LB)

Sbaiby Zineb (4^LB)

 

 

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