Il pezzo:

“Tra l’altro la scienza suprema è quella delle parole. Studiamo questa e conosceremo tutto perché, soltanto per merito del Verbo, conosceremo il tutto dello scibile umano”.

 

Il  tizio sadico:

“Se fosse vero, che bella scienza! Sai quanti politici la studierebbero! Di destra, di Sinistra, di Centro e, ad ogni parola darebbero il significato che a loro più conviene. Non solo i politici ma anche gli scrittori e, in particolare, i giornalisti ne farebbero un vocabolario personale, figuriamoci gli avvocati! Stragi di Verbi uno in contraddizione dell’altro”.

 

Il pezzo:

“Se vogliamo intendere la filologia come amore delle parole, allora gli scrittori possono essere considerati sempre filologi”.

 

Il tizio  sadico:

“Beh…tutto il loro lavoro è fatto di parole e di questo loro vivono. A volte ci rimettono anche il pranzo e la cena e quindi li vediamo costretti a faticare al supermercato a spostare cassette. Tutti ingobbiti come il povero Leopardi che, a furia di cercar parole, ci ha rimesso la salute e non solo. Chissà con quali parole i politici hanno scritto il loro vocabolario, il loro “politichese” non ci fa certo conoscere tutto quello che vorremmo sapere in modo chiaro. Niente è più utile della parola, è vero, ma, a volte, è molto più usata per imbrogliare piuttosto che per spiegare e far conoscere”.

 

È vero che le parole non muoiono mai, attraverso di loro conosciamo la storia passata del nostro mondo e dei popoli ma è anche vero che, le stesse parole, spesso e volentieri, sono usate in modo contradditorio e non è sempre facile dare la giusta interpretazione ad ognuna. Aldilà degli eventi che passano, le carte e le loro parole durano e vivono nella memoria e forse anche il sadico dovrà rifarsi alle prime parole del pezzo dovendo riconoscere che, con più parole imparerà, conoscerà e userà, con più parole apprenderà non proprio tutto ma moltissimo. Gli uomini sono proprio strani, se il telegiornale e i quotidiani non riportano con grossi paroloni notizie drammatiche o scandali politici, religiosi e sociali non ascoltano o non leggono e allora ecco che le parole che dovrebbero colpire l’animo e l’intelligenza non vengono analizzate e non portano a ulteriori conoscenze che arricchirebbero la loro intelligenza e il loro vocabolario a dimostrazione di una società cinica e drammatica che utilizza Verbi sempre più volgari e con significati impropri. Sarebbe bello leggere un articolo tragico traducendo in “ridicolo” il significato delle parole drammatiche. Un giorno lo farò.

 

Martino Benzoni

III Liceo Musicale

Annunci