Tag

, ,

Quarto secolo, ad Alessandria, tra pagani e cristiani si accentuano sempre più le tensioni e i conflitti che si fanno mano a mano più intensi. Tutto ciò porterà a una serie di scontri molto violenti che causeranno la morte di migliaia di persone, uccise in nome della propria religione. In questo film viene raccontata l’incredibile storia di Ipazia, pagana, filosofa e astronoma di grande livello e unica donna a cui fu concesso l’onore di poter dirigere la scuola d’Alessandria. Mentre cerca di comprendere il mistero dei movimenti degli astri, la tensione sfocia in un attacco da parte dei pagani, i quali fanno strage dei cristiani, ma ben presto si ritroveranno in netta inferiorità numerica e saranno costretti a doversi proteggere all’interno del Serapeo. I cristiani, a questo punto, irrompono nella biblioteca d’Alessandria distruggendo e bruciando ogni sua costruzione e ogni suo libro. Ipazia tenta invano di salvare alcuni dei suoi lavori, ma è costretta ad uscire dal tempio per mettersi in salvo. Anni dopo, gli scontri non sono più tra pagani e cristiani, ma tra questi ultimi e gli ebrei. Nel frattempo Oreste, un ex-allievo di Ipazia, diventa prefetto, ma viene subito accusato da Cirillo di essersi convertito al cristianesimo solo per convenzione politica, Cirillo è convinto che Oreste prenda ordini da Ipazia, la quale continua i suoi studi e finalmente, dopo tanto impegno e fatica, rivaluta ogni sua teoria e riesce a capire i reali movimenti del Sole e della Terra. La sua fama era così grande che finì con l’assumere una vera e propria autorevolezza politica, cosa non gradita alla Chiesa e al suo vescovo, che ne decreteranno la morte. Sul punto di morire, tuttavia, Ipazia è soccorsa da un uomo che l’ama, fin dai tempi in cui era un suo semplice schiavo: non riesce a salvarla, ma ottiene di farla meno soffrire.

Dal mio punto di vista, Ipazia non meritava quest’odio, è stata massacrata in quanto non volle abbandonare i suoi studi di filosofia e astronomia, non volle sottomettersi alla fede cristiana e in quanto fu una donna fermamente convinta dei suoi ideali e indipendente. Perché si volle ricorrere a tutta questa violenza? E’ forse un crimine avere delle proprie idee e credere in quello che si sta facendo? Sono queste le domande che mi sono posta alla fine della visione del film. Bisogna, però, sempre considerare che Ipazia è vissuta in un’altra epoca, in un altro mondo, dove gli ideali, le consuetudini, i principi e la cultura erano totalmente diversi e dove le donne non venivano minimamente considerate. Ipazia era incredibilmente affascinante, intelligente, fuori dagli schemi. Infatti molti uomini erano innamorati di lei, ma non è mai stata interessata ad avere una vita di coppia. Il suo amore per la filosofia e per l’astronomia, i suoi continui dubbi, le sue supposizioni e teorie, l’hanno portata a vivere una vita piena di manoscritti, invenzioni e domande, a cui non sapeva trovare risposte. Penso sia stata questa la sua motivazione a non mollare tutto, a non stancarsi mai: il fatto di continuare a cercare, il fatto di sapere che quello che stava facendo un giorno sarebbe servito, il fatto di non dare nulla per scontato, continuare a rivalutare tutto senza, in un certo senso, darsi pace e il fatto di continuare a cercare risposte. Nella sua vita non c’era spazio per un uomo, e anche se lo avesse voluto, secondo me non gli avrebbe dato le attenzioni che meritava, perché il suo vero amore era rivolto alla sapienza.

Amenàbar, il regista, è stato capace di attirare la mia attenzione e curiosità, ma non solo la mia, anche quella di migliaia di persone che hanno avuto l’opportunità di vedere questo film. Mi è piaciuto molto e lo consiglio.

“Non avere un centro mi spezza il cuore, Aspasio” -Ipazia.

Sara Medas, Classe IIUE

Agora è un film diretto da Alejandro Amenàbar, tratta della vita di Ipazia, una filosofa, matematica e astronoma di Alessandria d’Egitto. È ambientato nella seconda metà del IV secolo d.C. durante l’impero di Teodosio, il quale vieta la professione di ogni religione che non sia il cristianesimo. Il film racconta in modo dettagliato sia le vicende più importanti del periodo, come la distruzione della biblioteca di Alessandria e gli scontri tra cristiani e pagani, sia della vita e degli studi di Ipazia, i quali purtroppo sono andati perduti durante la distruzione della biblioteca. Ipazia viene rappresentata come una grande pensatrice e una donna forte, che durante un periodo nel quale le donne non erano considerate, faceva valere la sua opinione e il suo pensiero. Nel film è ben illustrato il fatto che Ipazia preferisse l’amore della sapienza e delle materie da lei studiate rispetto a quello di un uomo. Proprio per le sue idee, i suoi pensieri e per la religione pagana da lei professata fu uccisa brutalmente da un gruppo di fanatici cristiani per le vie della città. Il regista del film è stato in grado di attirare la mia attenzione e proprio per questo consiglio di guardarlo.

Camilla Sabato, Classe IIUE

Il film è ambientato nel IV secolo nella città di Alessandria d’Egitto, nel periodo in cui le comunità di pagani e di cristiani cominciarono a mostrarsi in conflitto fra loro. Le tensioni fra religioni a lungo andare provocarono violenza, fino ad arrivare a creare sanguinose guerre.

Proprio ad Alessandria viveva Ipazia, giovane filosofa pagana, che si occupava di diffondere le proprie conoscenze fisiche, filosofiche e astronomiche ai suoi studenti. Oltre alla cultura, insegnava a mantenere un comportamento distaccato rispetto alle vicende che accadevano in quel periodo: ai suoi seguaci infatti venne proibito di prendere parte alla prima guerra tra cristiani e pagani. Su ordine dell’imperatore cristiano Teodosio, i pagani furono costretti ad abbandonare la loro terra per consentire ai cristiani di entrarvi.

Anni dopo, quando i pagani erano ormai scomparsi da Alessandria e cristiani si erano impossessati della città, anche l’arrivo degli ebrei causò molti conflitti che portarono alla loro persecuzione. Ipazia intanto proseguiva con i suoi studi astronomici, ponendosi domande sull’orbita dei pianeti e prendendo in considerazione teorie antiche come quella di Aristarco. L’importanza di una figura femminile come quella di Ipazia, in grado di insegnare e di farsi rispettare dagli uomini, suscitò nella gente un sentimento di rabbia, tale da portare i cristiani a pensare di imprigionare in una chiesa la donna e di scorticarla viva, dopo averla accusata di empietà e stregonerie.

Maddalena Sala, Classe IIUE

 

 

Annunci