Nel libro “Noi, soggetti umani” del sociologo francese Alain Touraine, viene analizzata nei dettagli la figura dell’uomo nella società moderna post-industriale. In particolare, è attribuita ad esso  una grande capacità creativa, che lo paragona e di conseguenza lo contrappone a Dio: infatti il sociologo, riallacciandosi a Nietzsche, sostiene che la capacità di creazione dell’uomo non potrebbe esistere se esistesse un Dio creatore. Touraine associa a quest’abilità umana il rifiuto di ogni potere che voglia limitarla , sia  esso Dio, il capitalismo o le tirannie, e dunque attribuisce a questa abilità, la libertà dell’uomo. Ma l’uomo del XXI secolo è veramente così libero come crede di essere?

A mio avviso, no: la società sbandiera  l’idea  di una  presunta libertà personale, conquistata con fatica, e con questo meccanismo riesce ad imbonire perfettamente le persone che  purtroppo , mai come oggi, la tecnologia sta rendendo schiave ,ed invece di migliorare la loro vita , le rende  dipendenti,   dunque non  liberi. A questo proposito potrebbe seguire la domanda: “Allora non è meglio abbandonare la società, diventando degli eremiti? Oppure abbandonare la tecnologia ed unirsi agli Amish?”

Personalmente, credo che anche queste categorie siano, come tutte le altre, incatenate. L’eremita è solo nel suo eremo, si è allontanato volontariamente dalla società e dal pensiero di massa per essere libero: a mio parere, si è dunque piegato alla volontà della sua individualità, assoggettandosi  alla propria necessità di emanciparsi dalle masse. È schiavo di sé stesso, e anche dell’ambiente dal quale voleva originariamente fuggire. Le comunità Amish sono  descritte così da Wikipedia “[…] vivono come contadini e artigiani in campagne che tengono gelosamente libere dalle intrusioni della civilizzazione che possano intaccare i loro princìpi guida”: essi sono senza dubbio liberi dalla tecnologia, che come già detto tende a diminuire la libertà personale degli uomini, ma sono rigidamente incatenati dalle loro stesse convinzioni, che li costringono a vivere da secoli secondo le stesse, identiche modalità. C’è dunque un modo per ottenere un minimo di libertà personale nell’epoca moderna?

La risposta è sì, e secondo il mio parere si trova proprio nella libertà culturale individuale  che ognuno può autenticamente crearsi. Essa è tendenzialmente diversa dal concetto classico di libertà, ed il suo significato diverge anche da quello che può avere la libertà di pensiero. La libertà personale è quella che si conquista con la formazione culturale di sé stessi, giorno dopo giorno, costruendosi un’idea privata e personale rispetto all’ambiente circostante. Si tratta di un processo non semplice, ma che si può ottenere analizzando con occhio critico il mondo e le situazioni che esso  presenta; per me, tale azione trova il suo naturale sfogo nella scrittura, che mi dà la possibilità di riflettere privatamente e con una certa libertà, non dovendo rendere conto a nessuno del mio pensiero o del mio operato : non è un processo compiuto, naturalmente, ma posso affermare che mi dà appagamento, in quanto il fatto di poter continuare liberamente a scrivere , a “creare pensieri “ anche controcorrente…..senza scadenze e senza giudizi altrui , mi da un senso vero di libertà….

Dal mio punto di vista , dovrebbe essere proprio  questa la direzione in cui portare i propri sforzi per sentirsi più liberi: mi trovo dunque in parte d’accordo con Touraine nel sostenere che la creatività sia strettamente connessa alla libertà. Nonostante ciò, sono convinta che siamo ancora lontani dalla realizzazione concreta  di tali sforzi, e che quindi l’uomo del duemila sia ancora , sebbene tristemente,  INCATENATO.

Noemi Conti      IV^M

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