Nelle ultime settimane si  è  tornato a parlare ed a  scrivere su tutti i media, degli abusi sessuali ed in senso generale della violenza  sulle le donne.

La scintilla è scoccata  in seguito al recente scandalo che ha travolto buona parte del patinato mondo del cinema americano, in cui un noto produttore, ormai additato come maniaco sessuale, avrebbe  abusato in tempi remoti e recenti di varie attrici e modelle.

Oggi come mai, la progressione del ruolo delle donna in tutti i campi delle società moderne e democratiche, si scontra  ancora con retaggi preistorici e pregiudizi ignoranti, secondo i  quali il genere femminile è considerato inferiore sul piano  intellettivo e viene trattato come un  vero e proprio oggetto di attenzioni materialiste e sessiste che nelle forme più accentuate, sfociano in vera e propria violenza.

La fenomenologia degli atteggiamenti ,spazia dalle  semplice battute allusive, allo sfruttamento del corpo femminile  fino ad arrivare al femminicidio, insieme a tutto il corredo di violenza fisica e psicologica che lo precede.

E’ sconvolgente lo scorrere numerico degli omicidi femminili in certe trasmissioni televisive a tema. Di fronte a questo, parlare di “responsabilità”  tra il ruolo della vittima e quello del suo carnefice   ,può essere superfluo e ritardare  la risoluzione del problema.

Al di là dei comportamenti presunti provocatori delle donne, delle complicità ed omertà legate alla necessità di affermarsi in campo sociale o professionale, il punto fondamentale è, che tutto ciò che viola la donna, è frutto di una malata  educazione civile e morale che non conosce il rispetto dell’individuo  ed esprime una sostanziale propensione a discriminare, denigrare , procurare dolore,  che si spinge in molti casi fino all’uso della violenza omicida . Esiste un solo comportamento sbagliato che lede la dignità della persona e che, a tutti i livelli, da quelli più banali a quelli più orribili va sanzionato  dalla giustizia con la stessa severità.  Il  solo biasimo verbale, che spesso accompagna la scarsa considerazione da parte delle forze dell’ordine o degli enti preposti alla tutela ed alla protezione delle donne abusate o maltrattate, non aiuta le donne che spesso, dopo aver denunciato una violenza, si ritrovano da sole, prive da  protezione fisica e  di supporto psicologico, o peggio ancora vivono situazioni da incubo perché non credute dai familiari stessi o dagli organi di polizia che  spesso giudicano poco indicativi o solo frutto di un momentaneo “nervosismo” certi atteggiamenti  dei  mariti violenti, che si reiterano con  crescente aggressività, così spesso si  rinuncia o si rimandano i dovuti interventi  che dovrebbero essere immediati e risolutivi da parte degli organi preposti.

E’ sicuramente positivo e giusto che intervenga lo Stato con le sue leggi, volte a  contrastare ed a punire  determinati fenomeni appartenenti alla sfera della violenza sulle donne come la recente legge sullo ‘stalking’.  E’ tuttavia scoraggiante, dover considerare utopia , un intervento educativo a 360° che  parta dalle scuole  e che diventi educazione permanente per i giovani, la strada in tal senso, è ancora lunga.

La vera sfida  per il futuro è insegnare alla società che le differenze di genere esistono e che bisogna esaltarne le differenze ,le  specificità soprattutto intellettive, di sensibilità, di intuito. Non vogliamo uomini, siano essi operai o imprenditori, che si sentano in competizione o che vivano il confronto  con l’altro sesso come una “diminutio”, ma uomini che sappiano sostenere il confronto con forza , con dignità , con consapevolezza e maturità , che non avvertano il bisogno “virile” di ridicolizzare o sminuire l’altro sesso per far valere il loro “potere”

Il fenomeno violenza, è dovuto in primis, ad  una predisposizione genetica che determina il divenire femmina o maschio violento, ma soprattutto ad  un antico condizionamento ambientale, socio-culturale e storico, anzi, preistorico di cui il maschio è spesso  vittima.

Francesca Musolino IV M

 

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