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Cos’è la violenza sulle donne?

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Questi dati sono sotto gli occhi di tutti e si possono verificare anche solo aprendo le pagine di cronaca dei quotidiani, o ascoltando la tv. La violenza sulle donne è un tema molto discusso negli ultimi anni e necessita di essere approfondito ed affrontato in modo da poter arrivare a non doverne più parlare.

Cos’è dunque la violenza sulle donne? Erroneamente molte persone credono che sia un fattore strettamente legato alla violenza fisica da parte di un uomo su una donna, in realtà anche forme diverse di maltrattamento sono riconosciute come reati legati alla violenza sulle donne. In particolare, oltre alla violenza fisica, provocata dall’intento di far male alla vittima lanciandole oggetti, picchiandola, minacciandola o utilizzando un’arma da fuoco o da taglio, esistono forme di violenza psicologica, sessuale, economica e infine c’è il fenomeno dello stalking.

La violenza sessuale comprende l’imposizione di atti sessuali indesiderati o di rapporti che possano causare lesioni, la violenza psicologica è un fattore molto più complesso e non va confuso con il semplice scatto d’ira momentanea che ci può portare a offendere l’altro. La violenza psicologica si manifesta come un tormento costante e soprattutto intenzionale con l’obiettivo di mantenere il controllo sull’altro e spesso sottometterlo. Essa si manifesta con attacchi verbali verso la donna, in particolare l’utilizzo di insulti e la minimalizzazione del valore della vittima, portandola a pensare che non valga niente; l’isolamento della donna, obbligandola a non avere alcun tipo di rapporto sociale; il controllo eccessivo sulla vittima spesso manifestato con l’indagine sulle sue frequentazioni e l’obbligo di vestirsi o truccarsi nel modo in cui preferisce l’uomo e minacce di ogni tipo rivolte a lei o ai suoi amici o alla famiglia.

Strettamente legato alla violenza psicologica c’è lo stalking, che indica il comportamento di controllo eccessivo e morboso messo in atto dall’uomo nei confronti della vittima. Infine, ma non meno grave, la violenza di tipo economico: essa si manifesta nel momento in cui il persecutore limita o addirittura nega alla vittima l’accesso alle finanze familiari, ostacola il lavoro della donna o la sfrutta facendola lavorare eccessivamente, utilizza lo stipendio della vittima per sé e compie altri atti strettamente legali spesso difficilmente registrabili e concepibili come violenze.

Secondo i dati Istat del 2014 la violenza sulle donne in Italia è un fenomeno ancora ampio e diffuso: il 31% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenze fisiche o sessuali e più del 90% non ha denunciato le violenze subite.

Inutile dire che questi dati agghiaccianti siano frutto di una mentalità ancora fondamentalmente maschilista per cui si crede che l’uomo sia effettivamente più potente della donna e che quindi la sottomissione possa essere accettabile. I dati però parlano chiaro e a fronte di una percentuale così elevata di violenze è necessario che le cose cambino, a partire dall’educazione dei giovani, che va incentrata sul rispetto dell’altro e sull’uguaglianza tra i sessi. “Le ragazze non si toccano nemmeno con un fiore” ci dicevano, eppure c’è chi ancora ha il coraggio di utilizzare contro di esse addirittura armi da fuoco.

Se l’educazione risulta essere un avvio importante per il rispetto reciproco tra le persone, è anche necessario, da parte delle donne, denunciare le violenze subite. Oggi tocca a te, domani potrebbe essere tua sorella o la tua migliore amica. E’ necessario reagire e fare in modo che i bambini vengano formati per diventare uomini rispettosi e umili, ai quali non debba essere attribuito l’aggettivo di “mostri”, ma che si meritino di essere definiti “uomini”.

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