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Ettore Majorana. Cronaca di infinite scomparse è il titolo dell’opera andata in scena in prima assoluta il giorno 27 settembre 2017 al Teatro Sociale di Como. Il 26 settembre si è tenuta l’anteprima per gli Under 30, alla quale hanno partecipato molte classi di istituti superiori. Lo spettacolo è stato composto in occasione del concorso “Opera Oggi”, che chiedeva la realizzazione di un’opera lirica contemporanea.

La storia messa in scena prende forse spunto dal libro La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia e racconta gli ultimi istanti della vita del fisico Ettore Majorana, siciliano, svanito senza lasciare traccia nel 1938, dopo essersi imbarcato su una nave in partenza da Napoli. Su questa nave è ambientato tutto lo spettacolo: ogni volta la storia riparte e ci si ritrova al momento dell’imbarco di Majorana, per mostrare tutte le possibilità riguardanti la sua scomparsa, grazie a un ampio utilizzo delle proiezioni e della tecnologia. La storia non è infatti narrata secondo una struttura lineare, seguendo un corso cronologico degli eventi, bensì con una struttura che potrebbe essere definita ciclica: la stessa scena iniziale viene ripetuta ogni volta con un finale diverso. Ci si muove quindi in avanti nel tempo per poi tornare indietro e si salta nelle diverse realtà parallele rappresentate dalle ipotesi sulla scomparsa di Majorana. La musica accentua questa ciclicità narrativa, poiché i temi e le atmosfere create dai suoni particolari, di gusto contemporaneo, si ripetono continuamente.

Tutti i linguaggi utilizzati per la composizione dell’opera convergono nell’intenzione del regista, Stefano Simone Pintor, di trasmettere il concetto di infinito legato all’equazione scoperta dal protagonista. Questo è ben visibile grazie alla proiezione dell’equazione e di numeri su tutti i lati del teatro, oppure grazie allo sfondo scenico del mare, elemento che comunica un senso di infinitezza.

L’autore vuole far riflettere il pubblico su diversi importanti temi legati al personaggio di Majorana; il primo tra questi è quello delle responsabilità della scienza. Il fisico viene qui rappresentato come un eroe opposto a Prometeo – la figura mitologica collegata all’esaltazione del progresso – poiché egli sceglie di opporsi e contesta il progresso scientifico. Majorana viene anche raffigurato come una sorta di “anti Galilei”: Galileo aveva abiurato le sue scoperte scientifiche in favore della religione, mentre Majorana si vede costretto a portarle avanti e divulgarle, quando il suo desiderio è opposto.

Un secondo tema riscontrabile nell’opera è legato alla visione pirandelliana dell’uomo moderno, che vive una situazione critica perché catapultato in un mondo totalmente frammentato. A un certo punto, dovendo scegliere cosa fare della sua vita, Majorana si trova nel mezzo del dubbio amletico, tra essere e non essere, dove si trova l’infinito. L’opera vuole sottolineare il valore umano del protagonista per il fatto che, nonostante avesse contro di sé forze superiori, Majorana fece una scelta, diventando così un eroe molto simile a quelli del passato.

Trattandosi di un’opera lirica contemporanea, i suoi caratteri sono molto diversi da quelli delle opere ottocentesche che il pubblico è oggi abituato a vedere nei nostri teatri. Gli spettatori si sono trovati di fronte a un’opera nella quale non hanno trovato possibilità di immedesimazione. Questo effetto è proprio del teatro del Novecento, nel quale gli spettatori provano un senso di straniamento di fronte a ciò che accade in scena e sono indotti a riflettere, senza provare particolari emozioni.

A questa mancanza di coinvolgimento emotivo contribuiscono anche le scelte musicali, che appartengono alla sfera della musica contemporanea, priva di melodie cantabili, e caratterizzata, invece, da suoni duri e spesso dissonanti. Il compito dell’orchestra “I Pomeriggi di Milano”, diretta dal maestro Jacopo Rivani, è stato quello di creare un’atmosfera ideale per la scena rappresentata.

L’opera è sicuramente stata apprezzata da coloro nel pubblico che sono stati in grado di guardare oltre alla classica opera lirica, accettando per una sera di utilizzare più l’intelletto che il cuore e mettendo da parte la voglia di provare sentimenti per riflettere sui temi legati alla storia di Majorana.

Giorgia Parravicini, 5^M

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