Perché l’incontro con lo straniero, il diverso incute paura?

In questi ultimi anni in Italia si è a lungo discusso sulla questione dei migranti, persone che hanno dovuto abbandonare i loro affetti e il loro Paese per scappare dalla guerra, dalla povertà, dagli estremisti. Fuggono con dei barconi per arrivare in Italia, Paese democratico, libero, un Paese europeo.

Le reazioni in Europa sono state molteplici; c’è stato chi ha voluto aiutare queste persone, ma anche chi, come la democratica Austria voleva costruire un muro, come se l’abbattimento del muro di Berlino nel lontano 1989 non fosse mai accaduto. Oppure la civile Svizzera che butta fuori i migranti se entrano nel suo territorio. Poi vi sono anche le domande che si pongono le persone comuni: ci rubano il lavoro? Sono violenti?

Per rispondere a queste domande bisogna andare indietro di alcuni secoli: antica Roma nel periodo repubblicano. Un problema che affliggeva l’Urbe in quegli anni era la cultura greca. Subito in molti presero posizione: c’era chi, come Marco Porcio Catone, nobile patrizio romano, stimato padre di famiglia, vedeva nel mescolamento della cultura romana con quella greca un pericolo. Perché un pericolo? Perché aveva paura che avrebbe distrutto l’identità romana, l’avrebbe rovinata.

Sono stati fatti degli studi in psicologia e l’atteggiamento adottato da Catone oggi è chiamato xenofobia, ovvero il terrore ingiustificato verso lo straniero e tutto ciò che esso porta. Comunque, successivamente, vi fu anche chi, come Marco Tullio Cicerone, homo novus, filosofo, politico, vedeva di buon occhio la cultura greca e pensava che avrebbe arricchito quella romana.

Come tutti noi sappiamo i Romani sono stati tra le popolazioni più forti, più potenti e più temute del Mondo Antico; questo perché? Perché erano una società aperta, che rispettava i culti, le culture e le tradizioni dei popoli sottomessi. Questo è stato il punto di forza e la ragione per cui ancora oggi, nel 2017, studiamo la grandezza dei Romani.

Per concludere la nostra riflessione, dobbiamo, però, andare nell’Alto Medioevo presso la popolazione germanica dei Vandali. I Vandali erano un popolo feroce, temuto da tutti, spietato: dove passavano non rimaneva più nulla. Conquistarono l’Africa, distrussero tutto ciò che i Romani avevano costruito nel corso dei secoli, non si mischiarono con la popolazione locale e abolirono culti e tradizioni. Tranne una: quella vandala. Successivamente arrivarono i Bizantini ed in poco tempo i Vandali furono sconfitti e nei libri di storia non si parlerà quasi più di questa popolazione.

Adesso vorrei porre una domanda: vogliamo essere i Romani o i Vandali? Cicerone o Catone?

Margherita Meroni 2^UA

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