La Palestina dei confini precedenti alla guerra del 1967 è stata ammessa all’ONU come stato osservatore, non come membro. All’Assemblea Generale, in merito a questo provvedimento, 138 stati hanno votato a favore, 41 hanno votato contro e 9 si sono astenuti.

Israele, con il pretesto di proteggersi, occupa illegalmente le terre dei Palestinesi e non permette a loro di autogovernarsi con efficacia. Questa situazione nasce dalle guerre che si sono susseguite tra gli stati arabi e lo stato di Israele. Solo sotto la minaccia degli alleati americani, gli Israeliani hanno concesso alcuni territori ai Palestinesi: lo stretto di Gaza e il West Bank. Nei sessant’anni di guerre tra Israele, Palestina e Stati arabi, le risoluzioni dell’ONU sono risultate inutili: per esempio, quella che prevedeva la nascita di due stati, uno arabo e uno ebraico, entro l’agosto del 1948, oltre a quella che imponeva il ritiro degli Israeliani dai territori occupati. Tuttavia, lo Stato ebraico non ha paura di rimanere isolato, perché conta sulla supremazia militare e sul sostegno degli USA (i quali hanno votato contro), mentre la Palestina non ha “stati amici” così influenti e il mondo arabo sfrutta la questione palestinese per acquisire popolarità.

Ora, comunque, lo stato palestinese avrà accesso a molti trattati e organizzazioni internazionali che, fino ad ora, le erano preclusi. Potrà, per esempio, denunciare alla Corte penale internazionale, l’occupazione israeliana di alcuni territori. Tuttavia, molti continuano a pensare che il riconoscimento dell’ONU non possa avere grandi effetti sulla risoluzione della questione palestinese, anche perché gli argomenti del diritto internazionale non hanno particolare influenza sulle decisioni dello stato ebraico.

L’ambasciatore israeliano Ron Prosor sostiene: “ Per porre fine al conflitto, una volta per tutte, l’ANP (Autorità Nazionale Palestinese, cioè l’organismo politico di auto-governo palestinese costituitisi nel 1994 per governare la striscia di Gaza e le zone della Cisgiordania) deve essere pronta a riconoscere Israele come stato ebraico, con Gerusalemme come capitale”. Aggiunge: “Perché si possa arrivare ad una pace duratura, bisogna garantire la sicurezza”, ribadendo così che la risoluzione sull’ammissione della Palestina come Stato Osservatore, non membro dell’ONU, allontana il proposito di pace.

Anche Hillary Clinton ha affermato che: “Il voto pone nuovi ostacoli sul cammino di pace”, infatti, gli USA votano no. Susan Rice, ambasciatrice USA dell’ONU, dice che: “la risoluzione approvata oggi, non sancisce la nascita di uno Stato della Palestina” poi aggiunge: “E’ stata approvata una risoluzione controproducente, ai fini del raggiungimento dell’obbiettivo di due stati per due popoli”

Francesca Sara Noor Smart, classe II UB

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