La festa delle donne è una ricorrenza che ai giorni nostri appare leggermente fuori luogo. Trovo che avesse un’importanza e un valore differenti nel momento in cui venne istituita. Si trattava di anni in cui la figura della donna ancora faticava ad affermarsi sia socialmente che politicamente e la nascita di una simile ” memoria “, veniva utilizzata come mezzo per ricordare alle donne gli straordinari obbiettivi raggiunti per l’epoca, per ricordare che era possibile sovvertire anche le consuetudini sociali più radicate nel pensiero collettivo, come lo era il maschilismo. Questa sete di cambiamento a lungo andare, ha però portato oltre agli obbiettivi che le nostre rivoluzionarie antenate si erano imposte.
Quando i bambini giocano al “telefono senza fili” il primo a partire deve inventare una parola, dirla all’orecchio del compagno accanto a lui e via dicendo, capita molto spesso che lungo il tragitto la parola cambi, a volte leggermente, altre in modo considerevole.
Lo stesso è accaduto nei secoli di battaglie femministe; quelle donne infatti esigevano la parità dei diritti tra l’uomo e la donna, ma a lungo andare questa richiesta ha subito un velato cambiamento grammaticale, si è infatti tramutata in una richiesta di: parità tra sessi.
Effettivamente l’uomo e la donna fanno parte di due sessi differenti e ciò che si richiede allo Stato e alla società è che ciò che è raggiungibile per l’uomo possa esserlo anche per la donna. Analizzando la frase superficialmente non sembra esserci nulla di particolarmente obiettabile; se non fosse che noi siamo donne e loro sono uomini. Come possono due pianeti differenti divenire il medesimo? Sarebbe come chiedere ai più grandi matematici del mondo di accettare un postulato che veda il 2 uguale al 3. Come può il numero due essere uguale al tre? Il movimento femminista ha nel tempo smarrito la vera domanda.
La confusione tra le richieste e gli ideali del movimento femminista, ha portato le donne a sviluppare comportamenti e atteggiamenti molto più affini alla sfera comportamentale maschile: capita spesso di incontrare donne che vantano una vita sessuale sciolta e priva di legami come se davvero si trattasse di un fatto lodevole. Questo certamente non era l’obiettivo a cui le fondatrici del movimento femminista miravano; e il fatto che per acune donne questa mascolinizzazione del mondo femminile sia una novità, non autorizza certo nessuno ad attribuirle il significato di “Conquista”.
Abbiamo con il tempo creato un mondo di uomini-oggetto, che ci mette sempre più spesso a confronto con il plastificato universo di Barbie e Ken; ognuno di noi è ben classificato all’interno del proprio stereotipo e uscirne è spesso molto difficile. Una bella donna sempre ben vestita, elegante e truccata può, ad esempio, essere comunemente ritenuta una facile conquista; allo stesso modo, un uomo che si mostra fortemente emotivo e fragile, sarà espropriato della possibilità di rappresentare una parte del vastissimo campionario di caratteri maschili, poichè, secondo lo stereotipo comune, il carattere dell’uomo è, e può essere uno soltanto: egli infatti deve impersonare il modello più alto di virilità esistente, è un suo obbligo in quanto maschio.
Facciamo tutti parte di un’umanità profondamente insicura, siamo costantemente chiamati a confrontarci con modelli che quasi sicuramente non raggiungeremo mai.
Io credo che nel 2017 la necessità di una ricorrenza che riporti alla mente le battaglie fatte dal mondo femminista esista ancora solo per ricordarci che stiamo, sotto molti aspetti, vanificando un lungo percorso di sacrifivi semplicemente a causa di un velato cambiamento grammaticale nella domanda.

Alma Di Bello III UE

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