PADRI E FIGLI TRA ARTE E LETTERATURA

Il rapporto-conflitto padre-figlio nelle arti e nella letteratura del Novecento richiama il problema cruciale di tutte le società, vale a dire il difficile processo di diventare  genitori quanto di diventare adulti. La ricerca da parte della nuova generazione di equilibrare i  dei due ruoli è evidente in ogni epoca.

L’incapacità da parte del padre di essere all’altezza del ruolo, emerge in modo prorompente nell’opera “Con gli occhi chiusi” di Federigo Tozzi in cui Pietro, adolescente debole ed indifeso, subisce violenza fisica e psicologica da parte del padre Domenico, trasformandola in profonda insicurezza. Anche nella “Lettera al padre” Franz Kafka descrive un episodio simbolo di quelle che furono le stigmate inflitte  dall’educazione austera del padre. L’autore racconta un fatto accaduto una notte  in cui il bambino piagnucola per avere dell’acqua e il padre, dopo averlo sollevato dal letto, lo porta sul ballatoio e lo lascia da solo davanti alla porta chiusa. La punizione, che caratterizzerà anche negli anni a venire il suo metodo educativo, gli reca un danno interiore irreparabile.

Il poeta triestino Umberto Saba, vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nella poesia “Mio padre è stato per me l’assassino”, sottolinea l’assenza del padre nei primi anni della sua vita. La madre del poeta fu abbondonata dal marito prima che il figlio nascesse e la donna descrisse sempre ad Umberto il proprio padre in termini durissimi, definendolo spesso “assassino”, dato che non solo aveva distrutto la famiglia ma anche le speranze e i sogni della sua giovinezza. Saba era dunque cresciuto portandosi dietro quell’immagine negativa del genitore fino a quando, all’età di venti anni, lo conobbe e lo scoprì simile a sé stesso, non soltanto nei tratti fisici ma anche nella volubilità dell’animo, da cui aveva ereditato il dono della poesia.

Il dipinto “Il figliol prodigo” di Giorgio De Chirico, conservato a Milano al Museo del Novecento, ritrae un abbraccio tra il figlio, rappresentato da un manichino senza volto, vivacemente colorato, e il proprio padre, dipinto come una rigida statua di gesso. La parabola del figliol prodigo permette all’autore di tradurre in immagini  metaforiche alcuni passaggi cruciali della sua esistenza artistica e privata.

Il conflitto padre-figlio è presente tutt’oggi nella famiglia moderna. Essendo però migliorate le condizioni di vita ed innalzato il grado d’istruzione, c’è più attenzione allo sviluppo dell’individuo. Mentre nel passato il rapporto padre-figlio era freddo e distaccato, al giorno d’oggi questo legame è fondato sull’affetto e sulla confidenza. In alcune situazioni tuttavia l’eccessiva libertà lasciata dai genitori consente ai figli di accantonare il rispetto nei loro confronti.

La vicenda di Riccardo e Manuel, complici del parricidio e matricidio di Pontelangorino, è emblematica per quanto riguarda il rapporto conflittuale e aspro presente tra genitori e figli. Questi due adolescenti “millenials”, espressione anglofona che indica i ragazzi della società di oggi, hanno assunto un comportamento deviante, materia per giudici e psichiatri. La causa è da ricercare nel vuoto di tradizione che ha come conseguenza l’interruzione della trasmissione di valori come la conoscenza storica, i credi religiosi, di lingua i  veri valori morali… Oggi infatti le cose che contano per i ragazzi sono diverse da quelle che contano per i genitori. Al centro del mondo giovanile c’è una cultura del narcisismo, fondata sul culto di sé, sul successo facile e sul corpo come via per ottenere la fama.

Il conflitto più aspro con i figli, nasce generalmente intorno ai problemi di rendimento scolastico, visto che i ragazzi fanno di tutto pur di sottrarsi al sacrificio dell’impegno nello studio. I genitori dunque si trovano di fronte ad una scelta: fidarsi del senso di responsabilità dei figli rischiando di essere traditi o trasformarsi in sorveglianti rischiando di essere odiati?

Il difficile gioco di mantenimento  degli equilibri è affidato si ai genitori ,ma è altresì legato alle contorsioni della mente ed alle aberrazioni talvolta “patologiche” di molti giovani totalmente  incapaci di sostenere il complicato cammino dell’esistenza…

Greta Pesenti  IIIUE

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