Al giorno d’oggi, i cambiamenti delle relazioni interpersonali, dovuti a diversi fattori sociali, come internet, la tecnologia, l’aumento delle persone single, il distacco dalle famiglie, dai figli spesso costretti ad allontanarsi per cercare lavoro all’estero, hanno cambiato anche il modo di rapportarci con gli animali.

Cani, gatti, conigli , prima erano presenti nelle nostre case, facevano compagnia, facevano la guardia, ma sempre nel rispetto delle loro caratteristiche, dei loro istinti. Ora, sempre di più c’è la tendenza ad umanizzarli, trasmettendo loro le nostre angosce, i nostri problemi, il nostro bisogno di affetto e di attenzioni.

Sono state create nuove razze, il più possibile adatte al nostro “uso e consumo”, ad esempio animali di misura contenuta simili ai peluche, perfetti per la vita cittadina da appartamento, sempre teneri e affettuosi, che non vengono rispettati come esseri della loro natura. Cani che vediamo trattati come bambini, portati a spasso in un marsupio o in un passeggino se non, ancora peggio, nella borsetta, agghindati all’ultima moda. Gatti che non sono mai usciti dalle quattro mura di un’abitazione, senza più il proprio istinto felino, il proprio spirito libero e indipendente, semplicemente grassi soprammobili.

Sono state inventate nuove figure professionali specifiche, dal toilettatore allo psicologo, supermercati per animali, dove la gente spende cifre esorbitanti.

Ma il genere umano è schizofrenico, per cui tanto amiamo i nostri piccoli amici, quanto invece è diverso il nostro comportamento nei confronti degli animali selvatici. Considerati per le loro zanne, le loro ossa, le loro pellicce, o visti come attrazioni per weekend avventurosi, accomunati dalla nullità che diamo al valore della loro vita, facilmente sacrificata per il nostro benessere, la nostra vanità o il nostro arricchimento, non ci ferma assolutamente il sapere che stiamo sterminando intere specie di animali portandole all’estinzione. Quando i nostri figli ci chiederanno perché non esistono più le giraffe potremmo rispondere che la ragione di base sta nel grande egoismo umano.

Probabilmente il denominatore comune di tutti questi comportamenti è la convinzione dell’uomo di essere superiore, onnipotente, unico detentore di potere e di diritti sulla Terra. Per cui non importa se per compagnia, per divertimento, per cupidigia: gli animali devono essere al nostro servizio, la loro vita a soddisfare i nostri bisogni.

Poi però, se un piccolissimo animale, unicellulare entra nel nostro corpo, ci riporta con i piedi per terra e ci rende coscienti che anche noi, all’interno dell’universo non siamo molto più di lui e che, probabilmente, quando tra qualche migliaia di anni anche noi ci estingueremo, nessuno sentirà la nostra mancanza e soprattutto nessuno potrà dire “io te l’avevo detto”.

Alessia Tocchetti VM