Più moderno di così si muore, è in questo modo che il regista-attore premio Oscar Roberto Benigni descrive la Divina Commedia; paragonando, inolte, le tre fiere della selva oscura, lonza, leone e lupa, a tre grandi emblemi della vita moderna: sesso, soldi e successo.
Ci sono dei motivi ben precisi per cui tuttora la Divina Commedia investe un ruolo di così fondamentale importanza nella memoria collettiva, è molto semplice: innanzi tutto il 15% del lessico italiano ora esistente è stato messo in uso per la prima volta proprio da Dante, ma, soprattutto, ciò che ha scritto e descritto nella sua opera, le dinamiche sociali tra le persone, i vizi, gli amori, la crisi spirituale, le paure, è stato in grado di renderle con una tale minuziosa generalizzazione da rappresentare tuttora un modello, perfettamente moderno, di rappresentazione sociale.
Ogni uomo nel corso della sua vita si ritrova schiacciato da queste fiere, che incutono effettivamente timore, ma egli al tempo stesso le brama.
Come dice Benigni, è in questo modo che abbiamo costantemente nutrito da molti anni a questa parte la nostra anima con una quantità eccessiva di spazzatura.
La selva oscura in Dante rappresenta lo smarrimento dentro se stessi, la crisi interiore caratteristica di ogni uomo e che ci porta sempre a compiere delle scelte. Alcune di queste sono semplici, altre per niente.
Dante, nel suo poema, non sceglie la strada semplice.
Era un uomo infelice, perso, smarrito negli estenuanti interrogativi umani; non sarebbe stato più semplice lasciarsi divorare dalle tre belve? Sicuramente si.
Ma quello che lui aveva , al contrario di molte persone al giorno d’oggi erano una determinazione e un profondo e doveroso senso dell’onore che lo portarono a scegliere la strada più complicata, quella del viaggio alla ricerca di sè stesso.
Nel mondo odierno ci si lascia trasportare da queste tre bestie perchè è facile, avere è più semplice che essere, entrambi sono percorsi che richiedono impegno, perchè la vita lo richiede, ma essere, non è mai semplice, essere un individuo a sè stante, guardasi allo specchio e sapere pienamente chi si ha di fronte, non è come fare carriera nelle tre grandi “S” (Sesso, Soldi, Successo).
Ormai i sogni soprattutto di noi giovani , sono tutti inquinati da queste brame, ognuno di noi nel suo piccolo vuole diventare un grande, credo anche perchè la paura della morte abbia dilagato portando con se l’idea:”Chi si ricorderà di me quando sarò morto se nella vita non sarò stato nessuno?”
È per questi motivi che in Dante si ha la genialità di un uomo che è stato in grado di “universalizzare” i vizi della società umana, individuando in essa le dinamiche che rimangono tuttora invariate .
Perchè l’uomo non è cambiato nei secoli, è rimasto ancorato alle stesse sciocche paure, gli stessi errori e gli stessi sogni, è la nostra eredità primordiale e sarà sempre così.

Alma Di Bello III UE