Poter disegnare una cattedrale

ideale, che più la guardi e meno

è uguale, mai normale e guai ad

urlare che il suo segreto

inafferrabile

 

sta nella proporzione variabile delle

tue forme di forma labile che ho

posto nella base, a renderla

instabile, di riflesso a ciò

che mi fai,  Venere insaziabile

 

mi bruci gli occhi di elettrico blu

notturno nostalgico specchiato

malevolo in un nero un po’ acidulo

di sere da Arpie, in cui sdraiata su

un tavolo, che invece è una panca

 

stanca trapasso lo spazio di un

passo, tra me e le tue vetrate

gotiche isteriche, di rosee feste

sceniche e posate biondine

colleriche, così simili a te

 

che inizio a convincermi che

non esisti, e i marmi si, quasi

forse che realmente io t’ho creata

cretina Atlantide bendata, che

io stessa ho sigillata, città

 

incantata inerme nel turbine

folle di tifoni e sabbia molle

che ci inghiotte e tu impassibile

Dea dell’impossibile umanamente

ridi dei miei deliri timidi per

 

ingannare i tuoi absidi umidi,

che siamo in due a naufragare

io e te in un solo unico unico mare

e questa che doveva essere

la mia ultima poesia d’amore

 

già a metà l’aveva sbiadita

l’umore salato dell’acqua sulle

mie dita, aggrappate ai tuoi

pilastri di storti specchi fragili

d’oro e d’illusioni grigie perfide

 

 

Marina Boselli VM

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