Una traccia rimasta dall’incontro con Don Mussie Zerai

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Ore 9.00 Cinema Astra, nel cuore di Como, un brusio di voci che si accavallano. Sono voci giovani, che appartengono ai ragazzi del Liceo “Teresa Ciceri” e che ancora non sanno cosa li attende in quella mattinata.
Fuori, gli occasionali passanti non fanno caso ai gruppi di studenti che si accalcano all’entrata del cinema e nulla fa intuire che quel sabato non sarà come tutti gli altri.
Una volta che tutti i ragazzi hanno trovato posto in sala, la conferenza inizia.
Dapprima nella sala del cinema si respira una sensazione di rispetto reciproco, quel riguardo che aleggia nell’aria quando si assiste a un evento pubblico e ognuno ascolta in silenzio. Poi, Don Mussie Zerai, il fondatore e presidente dell’ong Habeshia per l’integrazione degli immigrati provenienti dal Corno d’Africa e il sostegno a progetti di rientro nel Paese di origine, prende la parola.

E’ allora che il clima nella sala del piccolo cinema cambia.Ognuno dei presenti si accorge che, davanti a sé, non ha un uomo come tutti gli altri, ma un vero e proprio pioniere nel suo campo, come lo ha anche definito la nota rivista americana Time.
Profugo lui in prima persona, ossessionato dalla sofferenza in ogni sua forma, da modesto migrante dedica la propria vita alla lotta contro uno dei più spaventosi flagelli che attanaglia il nostro mondo.

E’ stato infatti il primo a segnalare la tratta degli schiavi che parte dal Sinai e ha concretamente salvato migliaia di migranti che viaggiano sui barconi verso l’Europa.
Davanti a episodi che toglierebbero la fame e il sonno a chiunque, Don Zerai ha saputo non solo reagire, ma dare il proprio aiuto tangibilmente, per questo nel 2015 venne anche candidato al Premio Nobel per la Pace.

Portando avanti giorno dopo giorno, sacrificio dopo sacrificio, il suo motto “nessuno è clandestino”, padre Moses, come viene chiamato da tutti, è un esempio concreto di realizzazione della morale cristiana e di messa a disposizione del prossimo.

Per questo motivo, all’uscita dal cinema era possibile leggere negli occhi di ognuno dei partecipanti una profonda ammirazione per un uomo di così grande integrità morale.
Negli stessi passi degli studenti, che con fare incerto si avviavano verso la scuola per le ultime ore di lezione, si notava come nella loro mente e nel loro cuore qualcosa era stato mosso.

Viviana Gatti, 5UC