Donna uccisa dal marito. Un altro femminicidio. Ormai se ne leggono tanti sui giornali, niente di nuovo. Ma quali sono le cause di questi continui abusi sul gentil sesso? Specifichiamo che la violenza che subiscono spesso è fisica, ma può anche essere psicologica.
Da una parte c’è quindi una violenza abbastanza comune … fare a pugni con qualcuno non è qualcosa di impensabile, magari dopo aver bevuto qualche birra di troppo, e aver flirtato con la ragazza di qualcun altro, forse un pugno in faccia te lo becchi, ma di solito in una scazzottata si ricevono e si ridanno indietro. Ma come in una discussione può succedere che il dialogo sia unilaterale, così in un combattimento può capitare l’unilateralità.
Sappiamo tutti che il maschio è fisicamente più forte della femmina, quindi è fattibile per un uomo violentare una donna, non impossibile che succeda il contrario però.
Ovviamente una persona mentalmente sana non potrebbe mai usare la violenza, dato che non è mai giustificata.
Ok, dato che però l’uomo a volte non riesce a trattenere la sua natura selvaggia, le donna dovrebbero comunque sapersi difendere, e che nessuno mi venga a dire che è impossibile, si vede che non avete mai visto Uma Thurman in Kill Bill, lei sì che si sapeva difendere. Ma anche nel caso in cui non possano fisicamente fare nulla almeno che denuncino il fatto, dato che spesso è il coniuge a farle violenza e per un motivo o per un altro non denunciano mai alle autorità, come se fosse normale prendere a pugni una persona a cui si vuole bene.
Questa è la violenza di cui si sente più parlare, che crea indignazione da parte del lettore medio, e lo fa sentire una persona migliore, e dall’altra i soliti che la colpa la devono abbattere come una sentenza su qualcuno, quindi è colpa delle donne, degli ignoranti, del vicino che non sente bene, dei Cinesi e così via.
Ma esiste un altro tipo di violenza, forse più grave, ma più accettata perchè più silente del primo, quella psicologica, di cui spesso non si possono avere delle prove tangibili, in quanto non servono oggetti, ma bastano le parole o le immagini. Le critiche avvilenti volte a togliere valore ad una persona, la denigrazione, la critica per il proprio aspetto fisico tanto da far vergognare del proprio essere.
Queste sono forme di violenza nel momento in cui si ripetono nel tempo assiduamente, causate anche da relazioni asimmetriche in cui una delle due parti soccombe inesorabilmente.
Questo problema però non vale solo per un unico sesso ma per entrambi, ma a calcare su alcuni punti precedenti ci pensa la società, con la pubblicità, la oggettivazione del corpo della donna, mercificato e sessualizzato, in cui il suo valore dipende soltanto dall’abilità di attrarre sessualmente, e ciò rischia di creare uno stereotipo che deve popolare anche il mondo lavorativo fatto di mogli/madri/lavoratrici perfette, sempre belle e sexy,che fomentano la tolleranza di modelli femminili facilmente “oggettivabili ed appetibili” molestabili, oltraggiabili e violentabili….
tutto davanti all’incapacità della società, forse perché disinteressata , di abbattere le aberranti credenze sulla femminile diversità /fragilità.
La soluzione dove sta quindi ?
Federico Carlomè VM