Lo studio sull’uomo è un’attività che ha sempre aperto battaglie o discussioni dure su come la natura umana possa  cambiare, si evolva, migliori o peggiori. L’uomo è un tema portante della riflessione filosofica, scientifica e psicologia. Ciò che la scienza ha confermato, ma che anche la natura stessa palesa, è la distinzione dei due generi umani secondo il sesso: maschile e femminile. Distinzione che secondo natura concretizza la diversità, la complementarietà e la sopravvivenza stessa della specie sula terra.

Una cosa talmente banale che nessuno potrebbe mai mettere in discussione. Eppure gli ultimi studi e le ultime ricerche a riguardo hanno acceso i riflettori sulla cosiddetta “ideologia gender”: il termine viene spesso usato in politica, ma molte volte male, perché con due parole si tende ad unire una serie di opinioni e scelte politico-sociali considerate provocatorie e pericolose. La teoria del gender unisce ai due sessi naturali altri “ibridi”, come Herm (ermafrodita), Merm e Ferm (rispettivamente pseudoermafroditi maschio e femmina).

In generale secondo queste teorie il genere non sarebbe determinato solo dal sesso, ma da una serie di comportamenti personali e dai rapporti con la società, che rendono in realtà ogni persona diversa. Sono quindi gli atteggiamenti di una persona a definirne l’identità.

Questa teoria desta tutt’oggi molte perplessità, sul fondamento scientifico-sociale, sul fronte etico- morale e sull’impatto che potrebbe avere sulla popolazione mondiale. Da una parte, questa teoria potrebbe essere una via per giustificare o legittimare comportamenti reali dell’uomo, come l’omosessualità o il sentirsi diversi da quello che si è, comportamenti che la civiltà tende a guardare ancora con occhi straniti, pur essendoci sempre stati nella storia dell’umanità. Negli ultimi decenni, con il legittimo riconoscimento della libertà e dei diritti, la società ha fatto dei passi da gigante su tematiche importanti  che riguardano l’uomo. La questione più difficile sta nel trovare il giusto equilibrio tra la capacità di scelta razionale, legata al pensiero individuale, e la natura umana, cioè come siamo organismi, “macchine” umane create in un certo modo.

Un avvenimento che ha destato pareri divergenti è stata la diffusione della notizia sulla proposta dell’insegnamento nelle scuole italiane della “ideologia gender”, poiché insegnandola ai bambini si potrebbero evitare casi di intolleranza e favorire un’apertura mentale maggiore, partendo dal riconoscimento di  ciò che ognuno  vuole essere. Ci sarebbero però  alcuni interrogativi da risolvere: quanti generi abbiamo? Quanti “tipi di persone” possiamo essere? Un ipotetico processo identificativo di un bambino o di una persona potrebbe durare anni, prima che questi  acquisisca la  certezza della propria identità.

Possiamo però fare una riflessione: magari è il processo evolutivo dell’uomo a portarci ad identificarci in più generi, un processo evolutivo naturale. Oppure può essere solo il frutto di tante conquiste sociali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni.

Potrebbe essere la natura stessa dell’uomo a cambiare. E se non fosse così, stiamo cercando noi di cambiarla, di manipolarla? Tutte questioni che solo con gli anni potranno giungere ad una risposta.

Riccardo Quadri – 5^M