“La pace è stabilità, è colore bianco, è la colomba, è assenza di guerra”.

Questa è la pace per noi, perché prima o poi tutti arriviamo a domandarci cosa essa sia. Ma perché è così facile definirla ma così difficile raggiungerla? La pace non è solo la mancanza di scontri violenti, è anche l’assenza di violenza culturale e strutturale, cioè causata dal modo in cui è organizzato il Paese.

Ma è anche rispetto di tutti i diritti. Mentre in Europa, infatti, i diritti dell persona sono dati quasi per scontati, in molti altri Paesi anche non molto lontani, non sono osservati, come succede per esempio in Eritrea, dove viene negata la libertà di movimento.

Una questione così importante come le libertà di ogni uomo è nelle mani di poche altre persone che agiscono solo per il loro interesse e non per il bene degli altri. Intere popolazioni sono lese nella loro dignità di esseri umani attraverso un regime repressivo che si basa principalmente sulla violenza sia a livello fisico che a livello psicologico.

Le vittime di violenza fisica sono in media un milione e mezzo l’anno, mentre le vittime di una violenza non diretta sono 30-60 milioni in media l’anno solo per quanto riguarda la violenza strutturale. Nei Paesi extraeuropei, come per esempio in Africa, viene negata alle persone la possibilità a ribellarsi a questo e pretendere i loro diritti, anche quando arrivano nei nostri Paesi dove vengono esclusi e non vengono considerati al nostro pari. Ma la pace è quindi raggiungibile o è solo un’utopia?

Questa è l’interrogativo posto durante l’incontro fatto in Aula Magna il 29 ottobre, organizzato per noi ragazzi da tre collaboratori del Coordinamento Comasco per la pace. È una domanda complicata a cui probabilmente non si può rispondere, ma per poter cambiare le cose dobbiamo partire da noi stessi.

È per questo che tale associazione ha organizzato la Scuola dei diritti: un corso che ha l’obiettivo di rendere i ragazzi coscienti dei propri diritti, di cambiare il loro modo di pensare e sviluppare una capacità critica. Questo corso dà infatti la possibilità di conoscere diritti a molti sconosciuti, come potrebbe essere il diritto al nome, ma spiega anche la situazione dei diversi Paesi.

Perché la pace nel mondo dipende dalle scelte di ogni persona, dalla coscienza che ognuno ha e dalla conoscenza che ha la persona ha dei propri diritti.

Miriam Ballerini, Michela Merlo 4UC

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