Julien e Jacopo, i protagonisti rispettivamente del romanzo di Stendhal Il rosso e il nero e del romanzo di Ugo Foscolo Ultime lettere di Jacopo Ortis, sono giovani romantici alla ricerca della realizzazione personale attraverso il conseguimento di una vita gloriosa. La loro indole forte e impulsiva agevolerà anche la loro rovina.

Il giovane Julien Sorel, figlio di un carpentiere di umili origini, ambisce a una migliore collocazione all’interno della vita comunitaria francese, aiutato da un’intelligenza precoce. Per avere maggiori occasioni e opportunità, entra in seminario. La sua non è, quindi, una vera vocazione, ma un irrefrenabile desiderio di essere conosciuto e apprezzato per le sue lodevoli doti intellettuali. L’intera esistenza di Julien è caratterizzata da una perenne lotta con se stesso, fra la sua passione rivoluzionaria dettata dall’ammirazione per le gesta di Napoleone Bonaparte e la sua volontà di affermarsi in una società dominata dai figli della Restaurazione.

Jacopo Ortis è un giovane passionale e patriottico, portavoce di ideali e valori quali la libertà, l’amore, la giustizia, fondati però su speranze vane, utopiche e su una fiducia malriposta. Inizialmente sostiene Napoleone, il Liberatore, ma, in seguito alla cessione di Venezia all’Austria con il Trattato di Campoformio del 1797, è costretto a fuggire sui Colli Euganei, in quello che diventerà poi un esilio perenne. La delusione politica e, successivamente, quella amorosa lo conducono in uno stato di profonda prostrazione e mestizia, portandolo a fuggire il contatto con gli uomini e con il mondo artificiale e a rifugiarsi nella natura e nella poesia. Il sentimento che prova nei confronti del tradimento perpetuato nei suoi confronti è, però, talmente potente da condurlo al suicidio, considerato come affermazione di libertà e protesta contro la società, più che un gesto estremo per concludere una vita senza più un motivo per cui valga la pena di andare avanti.

L’elemento cardine che sembra legare i due protagonisti è la figura storica di Napoleone Bonaparte: odiato da Ortis proprio perché è la causa del suo esilio e del sentimento di disillusione e tradimento che l’accompagnerà per tutta la vita, appare, invece, un modello di ispirazione e un motivo di riscatto sociale per Julien. A un’analisi più approfondita, però, si può notare come Napoleone giochi in entrambi i casi un ruolo da antagonista. Egli, infatti, nel caso di Jacopo non solo distrugge i sogni di un’Italia unita, che Ortis aveva tanto sperato di vedere realizzati proprio da lui, ma lo priva, anche di una patria, relegandolo a una vita da esule; nel caso di Julien provoca in lui un profondo contrasto interiore che gli impedisce di conformarsi appieno in quella stessa società francese che precedentemente aveva amato il suo imperatore e successivamente lo aveva rinnegato, in seguito alla Restaurazione.

Inoltre, entrambi i personaggi sono accomunati da un incessante tentativo di migliorare la propria condizione sociale, che però si dimostra sempre un ostacolo insormontabile e impossibile da superare. Ortis, infatti, pur essendo di estrazione aristocratica, si vede impossibilitato a sposare la donna che ama, Teresa, perché esule e senza denaro sufficiente per garantire una stabilità economica a se stesso e alla futura moglie. La sua stessa condizione, quindi, lo rende vittima di una società che ha sostituito gli elevati ideali di libertà e patria con quelli di utilità, interesse e convenienza economica. Julien invece, pur essendo alla costante ricerca di una posizione all’interno della scala sociale, si ritrova a dover fare i conti con la sua stessa natura derivante da un’estrazione bassa, plebea, non nobile, nonostante il tentativo di apporci sopra continue maschere e illusioni.

Anche nel campo dell’amore si possono riscontrare varie somiglianze. I due personaggi amano e sono amati da varie donne che inducono in loro un profondo cambiamento psicologico che produce risultati differenti. Ortis subisce una trasformazione in positivo che lo conduce a vedere il mondo con occhi diversi, a produrre pensieri più nobili, a non fuggire più dagli uomini e ad abbandonare il locus amoenus nel quale si era precedentemente rifugiato. La frase migliore che descrive tale situazione interiore è Mi pare che tutto s’abbellisca a’ miei sguardi, in riferimento al bacio ricevuto da Teresa. Al contrario Julien incorre in una metamorfosi dell’animo negativa: amando due donne totalmente diverse, l’una, Mathilde, tenera e materna, l’altra, Mme De Renal, fredda e altera, sperimenta varie sfumature del sentimento dell’amore, che lo disorientano e lo portano a compiere scelte sbagliate.

Un ultimo punto in comune è la morte che coinvolge entrambi i personaggi. Ortis incappa in un suicidio premeditato come inevitabile conclusione di una vita considerata ormai alla stregua dell’inutilità e dell’impotenza, oltre a un malessere interiore poco indifferente. Allo stesso modo il processo e l’esecuzione di Julien sono paragonabili a un suicidio da lui stesso desiderato poiché egli non si oppone minimamente alla morte, ma l’accetta di buon grado e quasi la incoraggia e la invoca.

Entrambi i romanzi illustrano non solo la vita di due giovani, ma la dimensione sociale del tempo con i suoi vincoli e le sue regole. Le idee, le convinzioni, le pulsioni incontrollate, le modalità di pensare e di agire, hanno portato Jacopo Ortis e Julien Sorel a pagare un prezzo terribile per il loro tentativo di ribellarsi ai freddi e cinici valori imposti da una società, fondata sull’apparenza, sulla superficialità, sulla mondanità e sull’utilità economica.

MILENA FERRATI Classe IV UB