La persona anziana è, per definizione, colei che è di età avanzata e cioè ha più di sessantacinque anni. Nel corso dei secoli la concezione dell’anzianità e della posizione del soggetto anziano in quanto tale è cambiata. Nella società attuale una persona “vecchia” non lavora, né può cercare un impiego. La sua vita è, in questo periodo, dedicata allo svago: si occupa delle proprie attività quotidiane e dei nipoti. Negli ultimi decenni molte di queste persone si sono dedicate al volontariato; queste attività, promosse dai comuni, hanno diversi obiettivi, come ad esempio l’acquisizione di ruoli sociali importanti, nuovi stimoli fisici e mentali, oltre a una grande realizzazione personale. Nell’età antica, fino al secolo scorso, seppure in maniera differente, agli anziani spettavano posti di comando all’interno della società, sia in ambito politico che morale, come ad esempio nell’educazione dei giovani. L’individuo, infatti, si occupava di svolgere il proprio lavoro dalla gioventù fino alla morte, non esistevano ancora le pensioni che consentissero di vivere gli ultimi anni della propria vita liberi dal vincolo lavorativo. Gli anziani appartenenti a ricche famiglie godevano di una posizione importante all’interno della vita politica della città.

Platone, nella “Republica”, opera in cui idealizza uno stato con a capo i filosofi, sostiene che solamente gli uomini più anziani possano governare. Egli infatti non considera la decadenza del corpo, ma ritiene che la saggezza e la virtù siano nell’anima e che il corpo sia pura apparenza. Anche ai nostri giorni possiamo notare come, in alcuni casi, gli anziani possano essere dispensatori di buoni consigli. Alessandro d’Avenia in “Cose che nessuno sa”, descrive la nonna della protagonista, Teresa, come una donna semplice, ma allo stesso tempo capace di dare buoni consigli alla nipote in diverse situazioni, guidandola verso la giusta direzione. A distanza di secoli, per alcuni, la concezione del vecchio saggio è ancora affermata, tanto da diventare, come direbbe Weber, un ideal-tipo.

I racconti sulla guerra, le foto, gli scritti, appartengono spesso a persone che hanno vissuto tutto ciò, e per questo lo raccontano, per non far dimenticare ai posteri ciò che è accaduto in Italia prima della loro nascita. Solamente una persona di età avanzata può conoscere fino in fondo gli usi e costumi della propria città, per poi trasmetterli di generazione in generazione.

Nonostante gli anziani siano i depositari della nostra cultura, ultimamente si sta verificando il fenomeno dell’abbandono. Molte famiglie, infatti, lasciano i propri cari in strutture, visitandoli una o due volte l’anno. Sebbene nelle case di riposo vengano organizzate delle attività in grado di coinvolgere tutti, stabiliti dei contatti anche affettivi, l’anziano ha bisogno di vedere i propri cari, anche solo per avere un contatto con il mondo esterno, per osservare crescere i propri nipoti. In altri casi, ben peggiori, queste persone vengono abbandonate a loro stesse. Queste, senza un reddito fisso, se non una pensione minima, senza una casa propria né di conseguenza alcuna autonomia, si ritrovano a dover chiedere aiuto al comune e, nel caso in cui questi posseggano una pensione, verranno “ospitati” in una sorta di albergo, o in una casa di riposo. Da alcuni anni a questa parte le amministrazioni pubbliche hanno richiesto alla popolazione attiva, costituita dai lavoratori , di pagare una tassa extra, per consentire alle persone oltre i sessantacinque anni di vivere lapropria vita. Come affermato da Don Vinicio Albanesi in “Anziani, la vera epidemia si chiama abbandono”, “chiedere il permesso alla popolazione attiva per rendere vivibile la vita oltre i sessantacinque anni indica il livello di “barbarità” a cui la convivenza civile è giunta”. Questo testimonia il fatto che, nonostante queste persone abbiano lavorato per tutta la vita, per potersi mantenere e per permettere ai figli di poter studiare, nell’età anziana, spesso, devono dipendere da altri soggetti, per di più sconosciuti.

Nonostante l’Italia si stia adoperando nell’apertura di centri, sia di giacenza sia di volontariato per gli anziani, non sono ancora molte le persone che affidano i propri cari alle cure degli esperti, né tanti sono gli anziani a prestare il loro aiuto in attività volontaristiche perché si ritengono inadatti in quanto troppo avanti con l’età. Le organizzazioni si stanno impegnando molto nella promozione di attività in grado di mettere a contatto giovani e vecchi, per garantire un incontro tra generazioni differenti per raggiungere, da entrambe le parti, un grado di consapevolezza sulla società sempre maggiore, affinché l’interazione tra passato e presente possa produrre buoni risultati per un futuro migliore, in grado di tutelare l’individuo dal primo attimo di vita fino all’ultimo. Una tutela quotidiana può portare a ottimi risultati per la società di domani.

Sabrina Anselmo, classe IVUE