Al Museo di Belle Arti di Budapest è conservata una ricca raccolta di opere d’arte, una delle più belle al mondo, con capolavori di cinque secoli di storia d’arte. In occasione di Expo Milano 2015, 76 opere di Budapest sono state esposte nelle sale di Palazzo Reale a Milano.

La prima sala è dedicata al 1500, epoca in cui a Venezia si sviluppa un nuovo tipo di pittura, autonoma, tonale e atmosferica, che ha come principale novità il ritratto, caratterizzato dall’uso esclusivo di colori ed effetti cromatici.

Qui sono esposti dipinti di autori che hanno preceduto Raffaello, fra cui Tiziano Vecellio, maestro della ritrattistica, che arriva ad utilizzare il colore in modo impressionistico; Paolo Caliari, soprannominato “il Veronese”, che si distingue per l’armonia delle sue tinte limpide, brillanti e gioiose, che ne faranno un punto di riferimento per la pittura veneziana del Settecento. Moroni, pone molta attenzione al particolare e ritrae esponenti della classe dirigente e infine Tintoretto, che si sofferma sulla rappresentazione di scene sacre, sviluppando un linguaggio simbolico elevato, come si può notare dal dipinto “Cena di Emmaus”, nel quale si può osservare un forte dinamismo.

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Poi i visitatori possono ammirare uno dei più importanti artisti italiani del Rinascimesto: Raffaello, che nel 1504 è a Firenze, dove realizza la “Madonna Esterhazy”, una delle opere più prestigiose della mostra.
Il dipinto, raffinatissimo e solare, raffigura la Madonna col Bambino e San Giovannino e segna esattamente la conclusione del fondamentale periodo trascorso da Raffaello a Firenze. La composizione di quest’opera si ispira in modo esplicito a Leonardo, conosciuto e attentamente studiato da Raffaello. L’artista porta con sé la tavola nel trasferimento a Roma, luogo dove aggiunge,sullo sfondo,i ruderi del Foro Romano,dipinti con precisione, a riprova di una conoscenza diretta della città.

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Nella terza sala sono collocate le opere risalenti al Rinascimento Nordico, i cui principali esponenti sono Albrecht Durer e Lucas Cranach. Il primo si focalizza sull’espressione grafica, ponendo importanza al disegno, allo studio dal vero, al paesaggio e al ritratto.

Mentre Lucas Cranach si occupa di ritrattistica e incisioni. La sua opera più famosa è la “Salomè” del 1526, che rappresenta una dama di corte, con ruolo di seduttrice ed espressione trionfale, anche se il suo volto dimostra pacatezza e indifferenza dopo aver fatto decapitare San Giovanni Battista. L’opera è delineata da un’intensa luce cristallina e da una particolare cura per i dettagli, anche se non vengono rispettate le proporzioni anatomiche.

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La quarta sala è invece dedicata al 1600, epoca in cui emerge la figura di Caravaggio, artista a cui si ispirano molti pittori contemporanei e successivi, come Velasquez, Rubens e Van Dyck, che ha dipinto “Ritratto di coniugi”, con effetti cromatici che lo rendono coinvolgente. La pittura si trasforma: viene utilizzato uno sfondo scuro, solitamente nero, da cui emergono i personaggi, illuminati da una luce metafisica, che conferisce alla scena drammaticità e teatralità.

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Anche le donne si ispirano a questa nuova concezione della pittura; maggior rilievo ha Artemisia Gentileschi, donna impegnata a perseguire la propria indipendenza e la propria affermazione artistica contro le molteplici difficoltà e i pregiudizi incontrati nella sua vita travagliata, anche a causa dello stupro subito in giovane età.

Alla mostra è visibile anche la sua tela “Gioele e Sisara”, che riprende un episodio biblico dell’Antico Testamento, da lei realizzata nel 1620 che, seppur con apparente calma, rappresenta un’eroina intenta a colpire Sisara.

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Procedendo nella visita, si giunge alle opere realizzate nel 1700, secolo dei Lumi e della Ragione, dove gli artisti danno spazio alla raffigurazione della città, attraverso una pittura chiara e luminosa. Come dimostrano Canaletto e Bernardo Bellotto, con “Piazza della Signoria”, che mostra la città di Firenze idealizzata e ricca di molti particolari e dettagli nitidi.

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Le ultime sale sono dedicate al 1800 e al 1900, secoli di lunghe guerre, intervallati da brevi periodi di pace.

A fine ‘800 si diffonde il Simbolismo, corrente artistica e letteraria che non delinea fedelmente il mondo esteriore, ma cerca piuttosto di creare un mondo fantastico, sogni e allusioni simboliche; fino ad arrivare nel ‘900 all’Impressionismo, dove l’artista è svincolato dall’obbligo di rappresentare la realtà in quanto tale, potendo esprimere sé stesso e le sue idee.
Maggiori esponenti del simbolismo sono Francisco Goya e Von Stuck, con “Il bacio della Sfinge”; mentre sono pittori Impressionisti Manet, Monet; Gauguin, Van Gogh e Cezanne.

La mostra è coinvolgente e seppur racchiude un ampio periodo di tempo, analizza nei particolari le diverse opere e correnti artistiche, dando la possibilità allo spettatore di immedesimarsi in diversi ambienti ed epoche storiche.

A cura di Colombo Alice e Magni Silvia, 4UC

 

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