2012-01-01_00-00-00_245Si dice spesso che la vita è breve e che bisogna prendere al volo tutte le possibilità che ci offre, così quando mi è stato proposto di fare un viaggio nella capitale del Portogallo, anche se con qualche dubbio e dopo una lunga trafila di documenti, deleghe, telefonate e biglietti, martedì 24 novembre sono partita portando con me il trolley e tantissime domande. Appena l’aereo si è staccato da terra ho saputo di aver fatto la cosa giusta.

Arrivata la sera stessa Lisbona, tutte le mie aspettative sono state sconvolte: abituata a città come Milano o Roma dove le parole d’ordine sono traffico e macchine avevo un idea ben diversa di capitale o comunque di città centrale.

Lisbona è una città differente e lo dimostra appena tu, timida, ti affacci per scoprila; con le sue strade che con pietre di basalto bianche e nere formano un grande mosaico appare più come una località di mare che come la capitale del Portogallo. Fin dalla prima occhiata che non era che una visione fugace della città, mi aveva già insegnato due cose importanti: che quando si viaggia i “pregiudizi” vanno lasciati a casa e che lì modernità e antichità si fondevano senza apparire tuttavia mal organizzati anzi…

Ho dovuto ricredermi anche sugli abitanti: mi aspettavo di essere trattata come una turista, di dovermi sforzare per farmi capire. Niente di più falso a cena, al ristorante sotto la casa che avevamo preso in affitto, siamo stati accolti come amici e ci siamo fatti capire senza alcun problema, utilizzando l’inglese e qualche parola in italiano.

Ci è stato poi servito del pesce e della carne a cui era stata aggiunta una quantità notevole di cipolla e aglio, un contorno presente in quasi tutti i piatti e a cui io non ero abituata, ma, quando si viaggia, bisogna dimenticare le proprie abitudini culinarie perché solo così si possono scoprire nuovi sapori come i dolci gustati la mattina dopo a colazione tra cui il conosciuto Pastel de Belém, un pasticcino ripieno di crema pasticcera e spolverato di cannella.

Con il favore di un clima molto mite siamo poi partiti alla scoperta della città: prima fra tutti la piazza vicino alla casa dove abitavamo, la Praça do Comércio che si affaccia sul fiume Tago; qui vicino alla statua del re Giuseppe I abbiamo trovato dei lumini: silenziose preghiere per le vittime degli attentati di Parigi.

La visita è poi proseguita verso la cattedrale di Lisbona, il primo monumento che ho visitato: incastonata tra le case, la chiesa trasmetteva un senso di pace e tranquillità. Continuando il nostro cammino ci siamo imbattuti nei resti di un teatro romano, fonte per me di grande interesse visto l’inizio dello studio della letteratura latina di quest’anno

Proseguendo, siamo poi arrivati al castello di san Jorge: accolti da un magnifico giardino dove pavoni e gatti convivono pacificamente (o almeno si spera), è stato possibile vedere Lisbona dall’alto sia al di fuori del castello sia all’interno, infatti in una stanza dell’edificio è presente un particolare proiettore grazie alla quale si può vedere la città in tempo reale.

Dopo pranzo il pomeriggio è stato dedicato a girovagare per i negozi e le vie della città, una cosa che mi ha particolarmente colpito è la sua “mescolanza”, è questa infatti la città dove un graffito può stare benissimo accanto a un palazzo in stile romano e il tram 28 continua a viaggiare insieme ai suoi “fratelli” un po’ più giovani. Lisbona è una città che ha voglia di parlare ancora e ne ho avuto prova la sera stessa, quando una manifestazione giovanile ha fermato la nostra visita e mi ha fatto riflettere sul fatto che, nonostante tutto ciò che sta capitando nel mondo, non dobbiamo mai dimenticarci che noi giovani siamo la chiave per ripartire e che non dobbiamo MAI stare zitti davanti alla cattiveria.

La mattina dopo, era l’ultimo giorno, è stata dedicata alla visita del museo delle azulejos: ceramiche tipiche di cui Lisbona è ricoperta, a partire dalle case fino ad arrivare alle stazioni dei tram.

Dopo la visita e dopo il pranzo consumato in un parco, ci siamo diretti alla torre di Belem l’abbiamo vista solo da fuori ma porterò sempre nel cuore la sua bellezza. Così come mi ricorderò sempre del monastero di San Jeronimo una costruzione che ha su di sè secoli di storia e che a confronto ti fa sentire piccola, l’edificio è anche il luogo di riposo di uno dei più grandi navigatori al mondo Vasco Da Gama. Il giorno successivo, con un po’ di tristezza nel cuore, abbiamo dovuto lasciare Lisbona portando con noi i ricordi di una città che ci ha arricchito e che non dimenticherò mai.

Miriam Ballerini, classe 3UC

 

 

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