CONFERENZA STAMPA Palazzo della Provincia - Sala Stampa Nella foto: Zygmunt BAUMAN Festival dell' Economia Trento 05 giugno 2011 Romano Magrone
Un passo avanti a tutti

“Non ha bisogno di introduzione” Zygmunt Bauman: frase di rito con la quale viene presentato il sociologo polacco di fama internazionale, sabato 3 ottobre presso l’auditorium dell’associazione “ Cometa” di Como, sito in via Madruzza.

La conferenza è stata organizzata dal sodalizio all’interno dell’evento, alla sua seconda edizione, “La via italiana alla Social Innovation”, innovazione sociale insomma. Erano presenti, in quel momento specifico, oltre a Bauman, il suo intervistatore, il giornalista Juan Carlon Martin e davanti a loro il pubblico, tra i cui schieramenti di sedie assistevamo anche noi del “Ciceri”: le classi 5UC e 5OA, seppure a nessuno sembra essere importato.

Verso le ore 9:30 il protagonista della mattinata libera la sala dal brusio confuso, dando vita a quella che non si può definire un’intervista, quanto la presentazione dell’analisi sociologica di Bauman sulla contemporaneità.

Un uomo sulla novantina che espone in lingua inglese, parafrasato da una traduttrice, una rappresentazione di educazione ed istruzione nella società del ventunesimo secolo, precaria, conseguenza di un nocivo approccio al progresso tecnologico.

Inizia portando alla memoria l’antica saggezza popolare cinese, secondo la quale “ se si fa un piano per un anno, si potrà seminare il grano, se si fa un piano di dieci anni, si potrà piantare un albero invece del mais, ma se facciamo un piano per cento anni, si potranno educare persone, istruire la gente”.

Il messaggio giunge forte e chiaro: è necessario gettare le fondamenta per ottenere un funzionale processo educativo. Poi Bauman sottolinea l’incapacità dell’attore sociale di agire per una prospettiva futura, di “pensare a lungo termine”. Causa di questa inettitudine? Il mondo digitale.

Nella “società liquida” analizzata e definita da Bauman, tutto è a portata di un click, non c’è bisogno di fissare le conoscenze nella memoria del soggetto, tutto lo scibile umano è contenuto nella world wide web, la rete internet mondiale, accessibile in ogni momento attraverso un qualsiasi cellulare di nuova generazione.

Questa rete collega tutti gli individui del cosmo formando una grande società impalpabile, ciò genera l’annientamento di quella che il sociologo, citando il collega Roberto Esposito, chiama “ Communitas “ .

Ovvero il senso di comunità, nella quale un tempo si veniva vincolati certo, ma che garantiva quella sicurezza che con l’abbattimento di ogni barriera fisica da parte del collegamento interattivo viene meno.

Qui subentra il concetto opposto a quello descritto sopra, “Immunitas” è l’esenzione dalle “limitazioni imposte dalla comunità”, ovvero la libertà dell’individuo di scegliere tra ciò che più lo aggrada. In questo senso, “Communitas” è il mondo prima della diffusione di internet, “Immunitas” è la sovrabbondanza di stimoli lanciati da ogni finestra virtuale che causa indecisione, superficialità e conseguente impoverimento culturale.

In questo modo Bauman si collega alla situazione dell’istruzione nel contesto socio-storico-culturale attuale: i giovani studenti abusano del server google , per ogni più lieve incertezza, come può essere una data, fino ad arrivare alla preparazione di un esame, tutto ciò che può trovare è dentro quell’involucro di plastica, nella scheda madre, nella sim.

Verso la fine, il sociologo introduce la letteratura russa, parla di un’opera di novecento pagine, l’autore è Lev Tolstoj, “Guerra e Pace”: chi è più in grado di leggere un mattone del genere? Ci facciamo bastare una trama forse, purché ci dia l’impressione di apparire saggi.

Con professionale maestria Zygmunt Bauman conclude ritornando sull’antica saggezza cinese, sulla via di Confucio: gettate le fondamenta della conoscenza nella memoria, non abbiate paura di appesantirla, è sicuramente la ricetta per un’educazione di successo.

Segue all’intervento di Bauman un dibattito sulla necessità di trasformare conoscenze in competenze attraverso l’istruzione empirica negli istituti di formazione al quale però, non partecipa l’intero pubblico, così coinvolto davanti alle parole del sociologo.

Molti se ne vanno, è quasi ora di pranzo, altri si perdono in chiacchiere, insofferenti, probabilmente impazienti per via del buffet gratuito delle 13:30 offerto dall’associazione ospitante.

Sono speranzosa che il messaggio della celebrità che gli spettatori, durante quelle due ore e mezza, hanno avuto l’opportunità di ascoltare ed osservare in carne ed ossa, e non nel mondo “liquido” e impalpabile dei loro schermi, abbia colpito nelle coscienze dei presenti.

Il nostro liceo non ha avuto molta considerazione all’interno della sala: d’altra parte, sono più che convinta che gli alunni delle due classi che hanno avuto il privilegio di partecipare, studiando come materia di indirizzo la specializzazione del relatore, siano partiti avvantaggiati, un passo avanti a tutti.

Anna Lopane 5UC

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