Al giorno d’oggi sfortunatamente si va diffondendo l’idea, purtroppo sempre più veritiera, che i giovani siano superficiali, perseguano scopi vani e non si fermino mai a riflettere su sé stessi e sulle proprie azioni.

Molti ci giudicano negativamente e ci addossano l’intera colpa di ciò, senza considerare l’importante influenza che l’ambiente ha sugli adolescenti.

La nostra società non è amica della riflessione e tanto meno dell’introspezione.
I ritmi sono frenetici, i modelli che ci vengono proposti sbagliati e i valori un po’ sbiaditi. Nel ventunesimo secolo ciò che conta è apparire: nei posti giusti, in compagnia delle persone adatte e indossando determinati abiti.
Siamo continuamente circondati da persone, luci, suoni che ci inducono a sfuggire al nostro dovere che è quello di fermarci a riflettere per poterci trasformare da adolescenti a persone adulte e mature. Il rischio consiste nel fatto che se prima o poi non ci misureremo con la nostra coscienza, non saremo mai pronti a sopportare tutte le responsabilità che inevitabilmente ci piomberanno addosso una volta entrati nel mondo adulto. Inoltre seguendo questa corrente, nessuno si distinguerà e riuscirà a formare una propria personalità. D’altronde i giovani si trovano di fronte alla drammatica scelta tra essere sé stessi con tutto ciò che questo comporta: essere osservati, giudicati o perfino emarginati, oppure scivolare nella massa, unirsi alla corrente della superficialità, essere infelici, ma almeno con l’illusione di non essere soli.
In classe abbiamo letto la pagina di diario di una ragazza di vent’anni che, a mio avviso, ha il grande merito di non lasciarsi sopraffare dal contesto la circonda, di non farsi condizionare dai coetanei, di non adattarsi a quegli stereotipi che la società cerca di incollarci addosso.
Lei non si riconosce in tutto questo e ha il coraggio di tenersi distante, anche se non è facile e come lei stessa ammette è forte la tentazione di lasciarsi andare alla corrente.
Condivido il punto di vista della ragazza, la ammiro per quello che dice e mi rispecchio nelle sue idee. Anche io come lei amo stare da sola, riflettere su ciò che faccio e dico; mi piace il silenzio, la tranquillità.
Alcuni potrebbero dire che la superficialità dei giovani derivi dal fatto che non hanno ancora potuto e dovuto affrontare nessun tipo di difficoltà, perchè si tratta di una generazione che è stata fin troppo viziata, coccolata e abituata alle cose facili, per cui non è ancora in grado di comportarsi in modo serio. Ma la realtà è diversa, anche i nostri genitori hanno avuto delle infanzie serene e spensierate.
Secondo me il problema è a livello sociale e ritengo inoltre che tutta questa superficialità è più ostentata che reale. Come me tanti giovani non hanno teste vuote e sono in grado di stare soli e riflettere. La differenza sta, poi, in chi si distacca da questi modelli di plastica e riesce a sfruttare appieno le proprie virtù per sviluppare conoscenze e abilità utili per il futuro.
Forse gli altri per paura, si lasciano influenzare, pur essendone coscienti.

Mattiroli Anna  classe II OA

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