Photo Martina 037La voglia di entrare a far parte di questa nuova grande famiglia è tanta, così come quella di collaborare e conoscere persone nuove. Purtroppo noi siamo arrivati nel nostro piccolo villaggio senegalese nel weekend perciò oggi, domenica 21 luglio, il nostro centro è chiuso e i bambini non ci sono. Le nostre accompagnatrici decidono così di portarci a fare una gita per poter scoprire altri segreti della nuova realtà. Decidiamo di andare a Popenguine e Somone. Inizialmente andiamo a visitare una chiesa cattolica per la messa rituale della domenica e restiamo molto affascinate dall’abbigliamento delle persone, specialmente quello delle donne. Qui la religione prevalente è l’Islam, ma le due fedi, quella cattolica e quella musulmana, riescono a convivere splendidamente. Tutte le donne sono vestite con un abito blu e bianco e indossano un copricapo della stessa stoffa, si sentono una comunità, sono solidali tra loro e l’aria che si respira è molto piacevole. Visitiamo il santuario della Madonna Nera per il suo 125esimo anniversario e poi ci avviamo verso Popenguine, una riserva naturale gestita da sole donne in cui ci vivono anche. Decidiamo così di prendere una guida e di fare il percorso anche se il tempo sembra incerto. Ci avviamo verso la spiaggia e facciamo una bella camminata di due ore circa con i piedi nell’acqua. Gli spazi sono infiniti, si estendono per miglia senza incontrare mai barriere; se si osserva la terra non si vedono rilievi ma solo immense distese color oro, se invece si volge lo sguardo verso la grande distesa d’acqua si capisce subito che non è come il nostro “piccolo” Mediterraneo ma la grandezza dell’Oceano fa sentire la sua pesantezza. Anche l’ambiente in Africa vuole ricordare all’uomo la sua natura, egli ha il grande pregio di non essere schiavo di nessuno ed ha una qualità che nessuno è degno di toglierli, la libertà; tuttavia, forse per assurdo, siamo in una terra che molto spesso è stata “produttrice di schiavi”.

Dopo la camminata proseguiamo il nostro tragitto su un carretto, noi siamo in dieci ma il nostro nuovo mezzo di trasporto non sembra il più indicato per trasportarci tutti. Un piccolo carro trainato da un solo asino. Dura circa una ventina di minuti e l’animale è costretto a fermarsi più volte per l’enorme fatica impiegata. Finalmente arriviamo a destinazione e, dopo aver dato all’asinello una carota fresca, andiamo anche noi a mangiare. Un posto sulla riva, con conchiglie e bandiere tricolore (rosso giallo verde) ovunque. Siamo accolti al “paradise” a suon di musica, c’è infatti una band che si diletta con tamburi vari creando un’aria di festa. Ordiniamo da mangiare e, sapendo che al centro si mangerà solo pesce perché il villaggio vive di pesca, decidiamo di mangiare il pollo. Tra una chiacchiera e una canzone passano tre ore, ma del pranzo niente. Qui impariamo una cosa nuova: la filosofia del DANKAN DANKAN. I ritmi senegalesi sono lenti, nessuno mette fretta e così tutto è rallentato. Riusciamo finalmente a pranzare con un ottimo piatto a base di pollo, riso e cipolle e poi a riprendere il viaggio. Dopo aver contrattato troviamo una persona disposta a farci fare un giro in piroga tra le mangrovie. Restiamo affascinate da tutto ciò, sarà che si sente molto la differenza con la nostra cultura, ma tutto ciò sembra strano e, allo stesso tempo interessante. Finito il nostro giro torniamo al punto di partenza e poi, con un semplice taxi, verso casa. Facendo il resoconto di questa giornata, ci accorgiamo di aver affrontato viaggi diversi. Siamo partiti a piedi, poi su di un carretto, successivamente in piroga e abbiamo concluso con un “semplice” taxi. Come sosteneva Lucrezio, ci accorgiamo che i mondi ancora da scoprire sono innumerevoli.

Martina Maspero Classe VPA