Sono tanti i ragazzi in questo periodo chiamati a compiere una scelta che andrà a determinare, in parte, il loro futuro. Già a quattordici anni si è costretti a fare i conti con le proprie capacità, le proprie attitudini, talvolta i propri desideri, dando un’occhiata ai propri piccoli sogni. Poi si valuta quello che soddisfa questa attenta analisi. Parliamo di scuola, di scuola che soddisfa.
In queste settimane gli istituti secondari di II grado accolgono tra le proprie mura, durante gli open day, giovanotti intenzionati a conoscere le singole realtà scolastiche del territorio.
“Perché?” è la domanda più frequente che i genitori, per timidezza dei figli, pongono agli studenti che raccontano la propria esperienza. “Perché il Ciceri? Perché non qualcos’altro?”.
Vi racconto così la mia esperienza, il mio ‘perché’ del Liceo “Ciceri” di Como, da studente di una quarta del corso di scienze umane. Sarà un resoconto un po’ parziale, incentrato soprattutto sul mio curricolo.

Il ‘perché’ del Ciceri sta nel suono dei violini degli studenti del liceo musicale che durante i pomeriggi ti accolgono nei corridoi della sede centrale, la cui interpretazione del Canone di Pachelbel accompagna e allieta il tuo studio o i tuoi corsi di certificazione linguistica.
Il ‘perché’ del Ciceri sta nel ritrovarsi nel centro della città, tra le quattro mura del castrum romano, tra la folla che al mattino si crea nella via Carducci, nella vivacità del mercato, in quel microcosmo cittadino al quale molti di noi non sono abituati.
Ma soprattutto, il perché del Ciceri sta nei libri che – e lo dico con orgoglio – tengono compagnia alle nostre giornate. Libri di ogni genere, libri scolastici molto variegati, a seconda dei corsi di studio: volumi di letteratura e grammatica italiana, latina, inglese, tedesca, francese, manuali di storia dell’arte, filosofia, pedagogia, sociologia, antropologia, sociologia, diritto ed economia, testi di chimica, biologia, fisica, algebra, scienze motorie, storia della musica…
Ecco le materie che caratterizzano i nostri corsi di studio, alcune delle quali proprie del liceo delle scienze umane.

Si studia molto? Quante ore? Fai fatica? Leggi molto? Com’è il latino? E la matematica? Sono queste le domande più frequenti che un genitore o un futuro studente pongono circa questa scuola. Tenterò di rispondere, a grandi linee, nel modo più esaustivo possibile.
Innanzitutto il liceo delle scienze umane – è di questo che posso scrivere – offre una preparazione piuttosto ampia che spazia dagli insegnamenti umanistici a quelli scientifici. Già, lo suggerisce il nome della stessa materia d’indirizzo: scienze umane. Si tratta di un insieme di discipline che con la loro evoluzione nella storia hanno acquisito dignità scientifica fondandosi sul metodo sperimentale elaborato da Galileo Galilei, ma che non hanno a che fare con la natura di cui si occupano la fisica o la biologia, ma con l’essere umano.
“Sono solo chiacchiere” potrebbe pensare qualcuno, “nulla di concreto”. Se così fosse rientrerebbe nella categoria ‘chiacchiere’ anche la letteratura, un vuoto insieme di belle parole buttate giù da qualche folle con lo scopo di illudere, manipolare o semplicemente distrarre la gente. Sarebbe ‘chiacchiera’ anche tutto ciò che ha espresso la filosofia nel corso della storia, che ha lanciato il sasso per la conoscenza del mondo, senza però arrivare a un dunque.
Ma cosa c’è di più concreto della realtà? Niente, arriviamo a dire noi. E anche le scienze umane, così come la letteratura e la filosofia, fanno parte della realtà. Di tutto quello che studio e ho studiato sinora, nulla posso dire che non mi sia servito, nulla è stato per me una banale chiacchiera.

Il Ciceri offre la possibilità di intendere il mondo, di comprendere come l’uomo è arrivato alla situazione odierna. Le scienze umane consentono di capire alcune particolarità della storia per le quali altre discipline non sono in grado di aiutare: lo sviluppo di una società, le dinamiche che la riguardano, i processi formativi di una data civiltà. Insieme alla filosofia, al diritto e alla storia, aiutano ad acquisire un’adeguata capacità critica in grado di analizzare e prendere posizione circa i problemi del mondo consentono di pensare, formare una coscienza. Non manca la lettura autonoma del quotidiano in classe con frequenza settimanale, che senz’altro aiuta l’occhio e la mente a scrutare la realtà.
Anche la lettura di libri e di grandi classici della letteratura fa la sua parte a scuola, rappresentando una grande forma di arricchimento. Qui impariamo a farlo volentieri, leggiamo perché vogliamo pensare e lo facciamo in modo attento e accurato. Tentiamo di andare oltre le righe, di non appiccicarci alla pagina, perché ci rimanga un segno. In questo modo proviamo a crescere e concatenare le parole dei grandi autori con ciò che studiamo e il più delle volte ci riusciamo.
In quattro anni ho potuto fare i conti con scrittori di vario genere e di varie epoche: da drammaturghi come Sofocle, Euripide, Plauto, Goldoni, Ibsen, Brecht a poeti antichi come Saffo, Catullo, Ovidio, a moderni come Stevenson, Kafka, Calvino, Tolstoj…
Ogni libro letto porta con sé sempre qualcosa di nuovo e anche la lettura rappresenta un caposaldo del nostro corso di studi.
Tra le tante cose, inoltre, azzarderei a dire che il ‘perché’ del Ciceri sta anche nella fatica.
“La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile” ha detto Domenico Starnone a ‘Vieni via con me’.
Il Ciceri soddisfa questo criterio. E’ necessario qualche sacrificio, è essenziale imparare a gestire il proprio tempo e trascorrere parecchie ore con la testa sui libri. Ma questo non deve spaventare. Se fatto con grande volontà, con consapevolezza di crescita, riconoscendone l’indispensabilità per se stessi, allora tutto risulta più facile.
A qualcuno bastano tre ore di studio al giorno, a qualcuno cinque, altri non se le fanno bastare. E’ però qualcosa di soggettivo, che deriva dalle capacità del singolo, dal metodo di studio, dalle inclinazioni.
Non ci si deve lasciare intimorire né del latino né della matematica né dalle scienze umane. Non sono mostri, solo compagni con i quali imparare a collaborare che fanno parte della cultura generale che il liceo si impone di infondere nelle teste dei suoi studenti.

A voi qualche spunto di riflessione sul ‘perché’ di questo liceo, della cui scelta per ora non mi pento. Per il resto, è tutto da scoprire. Ai futuri novelli studenti l’onore.
Chissà che non sia l’errore più grande della vostra vita, forse me ne renderò conto anch’io!

Tommaso Pellizzari, classe IVUC

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