Fin dall’alba dei tempi gli esseri umani si sono distinti dagli altri animali principalmente per una caratteristica: la voglia di scoprire e conoscere. La nostra specie è comparsa circa 85.000 anni fa e in questo lasso di tempo – geologicamente parlando – brevissimo siamo arrivati a compiere l’impensabile. Pensateci, siamo in grado di curare malattie dalle più comuni – per i nostri antenati  potevano essere letali – a quelle fatali, addirittura ne abbiamo estinta una, il vaiolo, e ciò non dev’esser ritenuto un fatto scontato. Siamo in grado di esplorare virtualmente il mondo da casa nostra, tramite un apparecchio che noi stessi abbiamo spedito nello spazio; possiamo scambiarci messaggi in pochi secondi senza preoccuparci delle distanze; possiamo ricostruire ogni dettaglio di un sito fossilifero o della scena di un crimine; abbiamo le capacità di creare un microclima domestico con i condizionatori o caloriferi, il tutto grazie alla scienza. La capacità della specie umana di fare scienza, con il trascorrere dei secoli, si è sempre perfezionata ed è diventata sempre più indispensabile all’uomo. L’evoluzione e il rinnovamento sono, da sempre, la linfa vitale della scienza: più una cosa è nuova e dimostrata, più valida sarà la teoria. La ricerca scientifica non si è mai fermata, nemmeno durante il periodo della Controriforma, dove chi elaborava teorie scientifiche rischiava di venire bruciato per aver tentato di accedere a conoscenze che spettavano solo Dio. Le minacce e la persecuzione, che per paradosso furono anche il contesto in cui il Cristianesimo sbocciò, non fermarono la scienza. D’altra parte la scienza, che non si è mai fermata di fronte a nulla, non lo ha fatto nemmeno di fronte al rischio di causare seri danni a noi stessi. Questo è documentato ma spesso taciuto: durante la seconda guerra mondiale, secondo le stime degli scienziati che hanno lavorato al progetto Manhattan, il progetto che portò alla realizzazione della bomba atomica, quest’ultima avrebbe potuto incendiare l’atmosfera, probabilmente uccidendo non solo i giapponesi ma tutti gli esseri umani. Eppure due bombe atomiche sono state sganciate sul Giappone, nonostante i rischi, e l’atmosfera non si è incendiata. Fortunatamente – qualcuno potrebbe dire – gli errori del passato non sempre si ripetono. Invece ciò è riaccaduto proprio in questo nuovo millennio, al CERN, un centro di ricerca localizzato al confine tra Francia e Svizzera. Qualche anno fa, degli scienziati in questo laboratorio hanno cercato di produrre dell’antimateria. L’antimateria è l’esatto opposto della materia che noi conosciamo e, se queste due venissero a contatto, si genererebbe un’esplosione potente circa come 100 o 1000 volte l’esplosione di una bomba atomica. Nonostante ciò, gli scienziati hanno provato a produrre l’antimateria con il rischio conseguente di distruggere la materia stessa ovvero l’universo come lo conosciamo. Fortunatamente ciò non accadrà perché per produrre una quantità di pochi grammi di antimateria ci vorrebbero milioni di anni. Probabilmente saremo estinti prima che venga prodotto un solo milligrammo di antimateria.

Generalmente, quando pensiamo alla scienza le attribuiamo un significato positivo dimenticandoci, però dei suoi aspetti negativi. La scienza produce senz’altro scoperte, invenzioni, teorie e meraviglie, ma dev’esser controllata perché certi ricercatori potrebbero abusare del diritto alla ricerca e alla scoperta per condurre esperimenti eticamente discutibili. In un certo senso, questo argomento è il tema centrale di un genere letterario: la fantascienza. Gli scrittori di questo genere si sono dimostrati lungimiranti per quanto riguarda le scoperte scientifiche del futuro, alcune di queste sono accadute realmente o sono in procinto di essere completate. La fantascienza degli anni ’40 e ’50 aveva ipotizzato la nascita di un sistema mobile per comunicare da grandi distanze e, come tutti sappiamo, alla fine degli ‘70 venne inventato il primo cellulare. In Giappone e in altri parti del mondo stanno creando robot che simulino le espressioni degli esseri umani e possano interloquire con essi e, qui, in Europa è stato appena finanziato un progetto “Human Brain Project” che ha come obiettivo creare un supercomputer che simuli un cervello umano. Non  siamo molto distanti dai vari scenari futuristici descritti dallo scrittore Isaac Asimov. Forse dovremmo controllare con maggiore attenzione la situazione che stiamo vivendo … O vogliamo creare un futuro uguale a quello di Matrix dei fratelli Wachowsky, dove l’umanità viene utilizzata come fonte d’alimentazione per le macchine da essa costruita per servirla?

Il quesito conclusivo è: se potessimo ripercorrere le grandi scoperte della scienza, retrocedendo nel tempo, anche quelle più brutali, bombe atomiche comprese, avreste fermato la ricerca scientifica o l’avreste fatta procedere ?

Giorgio Longhi, Classe IIIUD

 

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