Don Pablo, posso farvi una domanda?

Certo, dimmi.

– Ma il mondo, il mare, il cielo, le stelle, ecc ecc.. è tutto una metafora di qualcosa?

Così nel film Il Postino di Neruda, Mario – l’indimenticabile Massimo Troisi – interroga il famoso Pablo Neruda sull’uso della metafora. All’Ode alla cipolla del poeta cileno e alla straordinaria varietà delle sue metafore sono ispirati i due tesi che seguono.

Oggi avevo un attacco di fame spasmodica ed ho deciso di controllare nel frigorifero cosa potessi cucinare per placare il brontolio del mio stomaco. Aprendo l’anta di quell’enorme involucro refrigerato, mi sono resa conto che nessuno ha pensato che, per rendere utile la sua presenza, bisognava fare la spesa per riempirlo e non lasciarlo vuoto e desolato. Ho avuto però un’illuminazione alla visione di un’anfora luminosa che ha suscitato in me una curiosità irresistibile. È tondeggiante, sferoidale, schiacciata alla base e raccolta alla sommità in un prolungamento cilindroide, è di un colore rosso marrone della stessa intensità più o meno ovunque, non è molto grande ed io la posso tenere in una mano chiusa. La tocco con più attenzione, è dura e compatta, ricoperta da involucro sottile ed avvolgente, incompleto a tratti e sfrangiato alla sua sommità. Sento il desiderio di accarezzarla e provo una sensazione di freddo, mentre la guardo, noto delle striature che appaiono di colore più scuro. L’appoggio su un piano e mi accorgo di quanto sia instabile poiché assume una posizione in base o come la posiziono. È tranquilla, ma io decido spogliarla e, togliendo uno strato dopo l’altro di dell’involucro rosso, fino ad arrivare ad un bianco smagliante, le mie orecchie odono un rumore di carta velina, niente di più. All’improvviso quell’incredibile coppa di platino mi cade delle mani e, toccando il pavimento, emette un rumore secco, un tonfo che mi fa capire quanto pesi. Caspita, comincio a sentire un odor un po’ aspro. Prendo il coltello la taglio a metà, il suo odore diventa davvero pungente, talmente aspro che impregna persino le mie mani. La taglio in tanti piccoli pezzi e da lei esce un liquido che, evaporando, mi irrita le narici e gli occhi che cominciano a bruciare e subito a lacrimare. La voglio assaggiare così, senza cuocerla e le mie papille gustative mi dicono che è agrodolce, piccante, forte nel gusto, insomma sgradevole, ma poi la soffriggo e aggiungo della salsa di pomodoro e allora capisco quanto sia importante per dare sapore ad un sugo insignificante.

Nicole Spampinato Classe IIOA

Mi trovo davanti ad una cipolla dorata dalla forma perfetta come fosse fatta da uno stampino. Questo vegetale ha sembianze di un prezioso metallo che luccica a contatto con il sole. Ha dei fantastici bordi tondeggianti che le conferiscono un senso di compostezza ed eleganza. Se la osservo da lontano, mi appare come un’ anfora luminosa che sprizza felicità e gioia dal sottile velo candido che la ricopre fedelmente, come se fosse un involucro che non permette ad alcuno di rovinare l’interno tenero. Da lei promana un sapore sopraffino e ricercato. La cipolla è capace di trasformare dei cibi umili ed insipidi in prelibatezze squisite e dal profumo irresistibile. Strumento di sopravvivenza, seppur precaria, di milioni di poveri, è stata denominata “Stella dei poveri”. Insomma, un umile globo terrestre che fa riflettere su come l’uomo possa vivere anche in maniera semplice e dignitosa, con frutti naturali che la nostra terra ci regala.

Moscatelli Diego Classe IIOA

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