Vox populi, vox Dei
(ma Dio è morto
ed il popolo con Lui).
Also sprach Zarathustra. Also,
Onorevoli Signori:
lasciamo stare le parabole e le saturniane
depravazioni. Andiamocene piuttosto a mangiare pesci radioattivi
al ristorante americano che hanno inaugurato
accanto all’ospedale e vicino al mattatoio;
dicono che ha buona fama e che è molto liberale
S-h-h-h! Ti permettono l’ingresso anche senza pantaloni.

Adesso immaginiamo. Siamo realisti.
Il progresso del regresso è un fatto inevitabile.
Per il bene del prossimo (per il nostro egoismo)
per il progresso dell’Umanità (per il nostro egoismo)
facciamo i seri. Si sa che i pratici trionfano sui preparati.
Al giorno d’oggi la dovuta indignazione
è completamente nella norma: l’uomo
è un essere ipocrita.
Aprite bene le orecchie, fratelli!,
se qualcuno urlerà che siete
marci opportunisti
o che vivete nel pregiudizio della morale.

Nessuno crede ormai in profeti, manicomi
valori o destini; come esige la tradizione
il poeta continua ad essere l’amico triste
del fiore e l’uccellino, colui che parla con le pietre
e osserva fantasmi senza testa.
Siamo passati dalla filosofia dello yo-yo
a quella del no-yo; il nostro
è un paganesimo rinnovato
e c’è chi si fida di più degli oroscopi
che dei neutroni e delle relatività
nell’elitarismo scettiscientifico che ci travolge.
Il clamore affoga le parole.
Queste ecc. ecc.
sono le regole per sopravvivere in società.
Sono cadute dal cielo come piogge acide.
Gli eremiti non sono intriganti saggi;
sono diventati pseudo-criminali
o psicopatici
o forse martiri troppo poveri.
La vita sociale è un mercato.
Ci sono indignati che acchiappano lavori
a costo di dover mangiare mosche a fine mese
quando dei re con un regno per stomaco
vanno a caccia di elefanti.
Ci sono gli infaticabili
che cercano
di fare alpinismo sul monte di Venere
e chi teme la frustra del biasimo
e chi predica la dialettica di Maria in chiesa
o negli angoli poco illuminati delle strade.
Alcune donne isteriche
ma non rivoluzionarie
i cui mariti sono malati di prostata
comprano candele, compulsivamente
dopo aver letto varie delle opere di Freud.
Gli studenti vivono reclusi in aule/non luogo
ignorando che un giorno verranno sfidati
dai lupi della selva di cemento
dove i preti mangiano mele e la moda
(soprattutto fra le signorine
dal collo-giraffa, occhi-mare e peso-Auschwitz)
assume la tendenza di essere ogni giorno più adamitica.

– But what time is it?
– Ho fretta e devo lavorare e devo lavorare e lavorare
– There isn’t any human time
Passa un treno. La gente. Cannibali d’aria.
I giorni si spruzzano il profumo della benzina.
Tic-tac-tic-tac-tac… Memento! Dorme il mondo
noi che tagliamo l’arteria
di un’imprecisa dimenticanza ]le ore ballano
sui tanti bei scheletri fioriti nel fango[
X: nessuno.due.mila.e.(tre).dici
Adieu.
La noia mi sta schiacciando.
Sono stanco e ho vissuto così poco!
6666 giorni.
Finora gli uomini hanno avuto corna e aureole.
Tra mille anni sappiate che cammineranno
col wi-fi incorporato ai loro cervelli
mentre i vecchi
continueranno a maledire la gioventù
e la politica
(titoli + privilegi + ville lussuose = politico
equivalente a: espressione del male, cacciatore
di milioni e competente improvvisato).

Andrea Castaneda (IV PD)

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