“Essendo l’uomo parte della società, tutto ciò che ciascuno possiede appartiene alla società, così come una parte in quanto tale appartiene al tutto”. Secondo San Tommaso D’Aquino, l’uomo fa parte di una comunità e, dunque, ha bisogno dei suoi compagni. Tuttavia la vita comune deve essere guidata in maniera adeguata da persone competenti. Si pensa che chi governa uno stato sia il suo rappresentante, il miglior cittadino tra i cittadini. Ma è sempre così? Al giorno d’oggi la politica è gestita principalmente da attori che sanno recitare una parte perfettamente, uomini capaci di “parlar bene”.

Il filosofo Jean Jacques Rousseau nel suo testo più importante “Del contratto sociale o principi del diritto politico” del 1762 ribadisce proprio questo concetto. Egli scrive: “Non si corrompe mai un popolo, ma spesso lo si inganna”. E così il candidato più votato non è chi porta avanti idee positive, giuste e capaci di migliorare la qualità della vita, ma chi sa esporre i propri pensieri in maniera persuasiva. Certo, perché il processo persuasivo è fondamentale in campagna elettorale, e anche accorgimenti che possono sembrare banali e scontati in realtà hanno un certo peso.

Durante la campagne elettorale americana che ha contrapposto il presidente Obama a Romney, per esempio, è stata studiata l’influenza che hanno esercitato sull’elettorato l’abbigliamento, le mimiche facciali, i gesti con le mani, il tono di voce dei due sfidanti. E’ emerso così come perfino i dettagli riescano a condizionare il risultato di un’elezione politica.

Ma quindi, cosa conta davvero? Le strategie di marketing elettorale o la serietà dell’agire politico? L’obiettivo principale della politica è quello di garantire il bene comune e una vita dignitosa a tutti, ma forse negli ultimi tempi non è più così. Il bene comune viene lasciato in secondo piano e il bene individuale così come l’arricchimento del singolo diventano la priorità. Rousseau sottolineava anche la differenza tra “volontà generale” e “volontà di tutti”. La prima riguarda l’interesse comune, la seconda quello privato. Nel momento in cui si creano fazioni o associazioni all’interno di uno stato, la volontà di ciascuna di queste diventa generale rispetto ai suoi membri, ma particolare rispetto alla nazione.

Luigi Einaudi, primo presidente della nostra Repubblica, ipotizza l’esistenza di due categorie di uomini: coloro che pensano solo a sé stessi e coloro che hanno “l’istinto della costruzione” e che quindi pensano agli altri, per esempio alle generazioni future. Tuttavia anche chi fa un gesto forte per il bene comune può essere male interpretato e subire pesanti critiche.

È il caso del Papa dimissionario Benedetto XVI. La sua abdicazione ha lasciato tutti sconvolti, le dicerie popolari sostengono che sia dovuta solo ad esigenze personali e che quindi la sua scelta non sia stata orientata alla piena realizzazione del bene comune. Tuttavia, con il suo gesto si è rivelato un uomo di grande umiltà che, dopo aver riconosciuto i suoi limiti, anche fisici, ha deciso di perseguire il bene comune optando per l’elezione di un nuovo pontefice. La sua decisione è stata guidata dalla volontà di poter dare alla comunità cristiana una Chiesa migliore con un pontefice che sia più all’altezza del suo ruolo.

In conclusione, spesso la gente rimane influenzata da belle parole senza esser capace di riconoscere le persone che sono alla ricerca dei propri interessi. Il bene comune dev’essere la priorità, perché l’intera società, e non solo qualche singolo, deve poter vivere dignitosamente.

Martina Maspero IV PA

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