Al convegno di studi per il Liceo delle Scienze Sociali del 5 marzo 2012 sul “Il trattamento dei disturbi mentali all’interno dei centri di salute mentale” il Dr. Valter Mascetti introduce alla comprensione del lavoro dello psicologo clinico, ricordando le sue prime esperienze nell’ambito lavorativo.

Quando era ancora uno studente di psicologia a Padova, il Dr. Mascetti lesse ”L’istituzione negata” (1968) di Franco Basaglia. Il libro denunciava il silenzio che copriva il ricovero coatto d’individui socialmente indesiderati nei manicomi, al fine del loro controllo sociale. Gli internati nelle istituzioni manicomiali dell’epoca versavano spesso in deplorevoli condizioni di vita. Questo spinse il Dr Mascetti a partire per Trieste per affrontare, all’età di 24 anni, l’esperienza di vivere in un manicomio. Era un’esperienza di vita per lui, il quale entrava per la prima volta in contatto con tale realtà, e per gli internati, al fine di favorire l’adattamento dei malati a persone “normali”. Lo scopo dell’ospedale psichiatrico di Trieste, diretto dai collaboratori di Franco Basaglia, era la liberazione dall’istituzione, far sì che i malati potessero nuovamente vivere presso le loro famiglie.

L’esperienza, fra le prime del Dr. Mascetti con le persone affette di disturbi mentali, non fu semplice. Il medico ricorda che rimase sorpreso della reazione anomala di una paziente borderline, la quale lo aggredì con un coltello quando si sentì delusa della fiducia riposta in lui, a causa della disregolazione degli affetti causata dal aver vissuto relazioni violente in passato, specie l’abuso nella prima infanzia. Infatti, questa reazione non era stata prevedibile, basandosi sulla pratica delle relazioni tra persone “normali”.
Il Dr Mascetti fu inoltre testimone come a Barcola, frazione di Trieste, nacque il primo Centro Diurno (CD).

QUANDO E PERCHE’ SI AFFERMA LA PROFESSIONE DELLO PSICOLOGO CLINICO?

La psicologia clinica si afferma dopo la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti d’America, a causa di un’emergenza sociosanitaria: molti militari americani rimpatriano con diverse problematiche e con un bisogno di assistenza psicologica. Il bilancio della seconda guerra mondiale per gli Stati Uniti d’America fu triste: oltre ai 405000 morti in guerra, 40000 soldati, che erano la miglior gioventù, avevano subito dei traumi. Questi non si poterono spiegare come alterazioni mentali e curare con un intervento psichiatrico. Perciò si assunsero 5000 psicologi negli ospedali.

DA QUANDO IN ITALIA GLI PSICOLOGI NON SONO PREVALENTEMENTE PSICANALISTI?

Negli anni ’70 ci furono grandi cambiamenti nell’ambito sociale e fu richiesto il lavoro degli psicologi anche in ambito pubblico. Si fornirono servizi psicologici pubblici alla cittadinanza, con psicologi di molti orientamenti terapeutici. Nel 1975, con la legge 405 si ebbe l’istituzione dei consultori come centri per la maternità e paternità responsabile; con la legge 685 sui stupefacenti e le sostanze psicotrope, quindi sulle tossicodipendenze, si fornì il servizio al tossicodipendente curato dallo psicologo clinico. Nel 1976, con una riforma scolastica, i cosiddetti “caratteriali” ebbero diritto all’assistenza didattica e psicologica. Nel 1978 si ebbe la legge 180 detta “legge Basaglia” dal suo ispiratore, che introdusse un’importante revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici e promosse notevoli trasformazioni nei trattamenti sul territorio; con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833
si ha l’”Istituzione del servizio sanitario nazionale”, si forniscono servizi su tutto il territorio per la cura delle patologie, con un intervento coordinato da parte di un’équipe

QUAL E’ LA FORMAZIONE DELLO PSICOLOGO CLINICO?

Dopo cinque anni di studi nel corso di Laurea in Psicologia, un anno di tirocinio, l’Esame di Stato di abilitazione alla professione, ulteriori quattro anni di Specializzazione in Psicologia Clinica (riservata agli psicologi), si può esercitare la professione dello psicologo clinico. Costui può affrontare una supplementare Specializzazione in Psicoterapia.

IN CHE COSA CONSISTE LA DIAGNOSI DELLO PSICOLOGO CLINICO E QUAL E’ IL FINE DELLA CURA?

Lo psicologo clinico individua problematiche e attua interventi volti a far emergere le qualità dell’individuo in modo da farle prevalere sui suoi deficit.
È una valutazione funzionale al supporto dello psicologo detta “assestment”, ossia rilievo di conoscenze (sapere), competenze o carenze (saper fare) e risorse (aiuti) della persona con disagio al fine del suo riadattamento.

“LO STRUMENTO DEL MIO INTERVENTO SONO IO”

Il Dott. Mascetti spiega come lui stesso sia lo strumento del suo intervento atto alla cura del consultante. Lo psicologo deve sapere, saper fare, saper essere. Ciò significa che oltre alle conoscenze e competenze professionali, lo psicologo deve conoscersi e sapersi gestire in relazione con gli altri, senza gli psicofarmaci.
E’, infatti, centrale la relazione tra psicologo clinico e consultante.

Denise Butti, Martina Testa, Federica Vasile
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