Sono passati ormai quasi settant’anni dall’ultima grande strage che ha coinvolto ben sei milioni di ebrei: l’Olocausto.
Oggi che le idee e le concezioni che l’uomo ha sugli altri uomini dovrebbero essersi evolute, non ci si aspetterebbe di certo che un giovane di 23 anni uccida tre bambini ebrei e un maestro della loro scuola, nonché padre di due di loro.
Eppure è successo, dieci giorni fa, a Tolosa, nella civilissima Francia, dove un fanatico, Mohammed Merah, ha preso di mira una scuola primaria. Stava per essere arrestato qualche giorno dopo dalla polizia quando, braccato e senza via di scampo, si è suicidato buttandosi dal balcone.

Questo drammatico episodio, che riguarda Mohammed e il suo gruppo di appartenenza, l’organizzazione terroristica di Al Quaeda, non è isolato: non serve infatti andare molto lontano per rendersi conto che anche a Como, dove tutto è apparentemente tranquillo, spesso, purtroppo, si creano i presupposti per tragedie di questo genere.

Esistono, infatti, gruppi neofascisti che tengono conferenze, si riuniscono fra loro e negano l’esistenza di una tragedia che ha determinato, dal 1942 al 1945, lo sterminio di un popolo intero. Essi sono composti da persone che circolano liberamente per le vie del centro, imbrattando muri con scritte offensive nei confronti degli ebrei, con disegni come la svastica nazista e parolacce.

Agiscono provocatoriamente partecipando a convegni, come è successo lo scorso 27 gennaio quando, durante la Giornata della Memoria, il gruppo negazionista di Como è piombato in una sede del movimento di estrema destra Forza Nuova, affermando le sue sciocche idee e sollevando il caos tra le persone.

I loro sono pensieri e affermazioni che hanno un notevole peso, sia storico che morale, e non capisco, a dire il vero, su quale insulsa base si fondino queste teorie. Certo è che bisogna fare molta attenzione: è evidente che l’antisemitismo non è soltanto un’ideologia che si studia sui libri di storia ma un pericolo radicato anche nella nostra città.

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